In fondo ad ogni quaresima c’è sempre un monte Tabor

In fondo ad ogni quaresima c’è sempre un monte Tabor
di Michele Santangelo
Il monte Tabor
Il monte Tabor

Si potrebbe dire, anche se appare un po’ troppo esemplificativo, che Domenica scorsa, la prima della quaresima di quest’anno, e questa domenica, la seconda, ci presentano, soprattutto per via dei due brani di vangelo, due facce della stessa medaglia; e che medaglia, trattandosi di Gesù! Vi sono rappresentate le verità tra le quali è racchiusa la storia, le ragioni, la sintesi, il motivo cha hanno dato luogo e sostanza alla salvezza dell’uomo. Con il segno delle tentazioni raccontatoci dall’evangelista Luca una settimana fa ci è stato fornito un attestato molto significativo che Gesù era un vero uomo, anche con i segni tipici della natura umana, le suggestioni ingannevoli del male che cercano di attrarre, come una forza di gravità in negativo, l’uomo verso la terra. Il brano odierno, invece, attesta che la sua umanità, per quanto vera, completa e sperimentabile, non è esauriente di tutta la sua persona. Infatti, l’evangelista Luca racconta che “Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria…”. Si tratta dell’episodio della sua trasfigurazione. Quel che avvenne su quel particolare monte della Galilea che la tradizione ha voluto individuare nel monte Tabor, per noi rimane pur sempre misterioso e forse neppure i tre apostoli, diretti osservatori del fatto, dovettero capirci gran che, al di là del particolare fascino esercitato su di loro dallo spettacolo, se S. Pietro, con l’entusiasmo che lo animava, sentì di poter affermare: “«Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Lo stesso evangelista dovette affermare: “Egli non sapeva quello che diceva”. Come abbiamo già avuto modo di riflettere, il cammino quaresimale è un cammino di purificazione per prepararci nel miglior modo alla celebrazione della Pasqua che ne rappresenta il culmine. La liturgia, molto opportunamente, ma in modo anche un poco provocatorio, dopo averci indicato il cammino da fare e insieme a chi, col presentarci un Gesù, uomo fino in fondo, con la sua trasfigurazione ci viene mostrato anche il luogo da raggiungere. E non certamente per invitarci a goderci lo spettacolo al riparo di una bella tenda, come pensava l’apostolo Pietro, ma per avvisarci che se durante questo cammino poniamo dei gesti di conversione, di solidarietà, di rinuncia, di preghiera e anche di ritorno all’essenzialità, non è tutto fine a se stesso, ma è per poter acquistare la libertà sufficiente per essere capaci di vedere la gloria del Maestro. Sicuramente il tempo della quaresima viene quasi sempre percepito come il tempo della penitenza, cosa che, tutto sommato, anche al di fuori di un contesto religioso, non sarebbe un male se ognuno ne praticasse in una qualche misura; in un’ottica di fede, la quaresima va vista anche come il tempo dell’opportunità per affinare lo spirito ed aumentare la capacità di percepire intorno a noi e dentro di noi la bellezza della presenza di Dio, della sua paternità sempre misericordiosa che non smette mai di amarci, avendolo dimostrato, una volta in modo tangibile e per sempre, con il sacrificio del suo Figlio. Per il cristiano, in fondo ad ogni quaresima, come in fondo alla vita ed oltre essa c’è sempre anche un monte Tabor, dove contemplare la Sua gloria, trasfigurato a sua volta anche il cristiano, sia pure dopo esser passato attraverso il Calvario come Lui e insieme a Lui.

 

redazioneIconfronti

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