In Gesù il perdono è eterna speranza di rinnovamento

In Gesù il perdono è eterna speranza di rinnovamento
di Luigi Rossi

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Il filo conduttore delle tre letture della quinta domenica di Quaresima è fra i più affascinanti e stimolanti per gli uomini di tutti i tempi e il motivo di ciò risiede nel perenne conflitto tra il vecchio che resiste e il nuovo che vuole affermarsi. La meditazione su questo tema è arricchita ulteriormente dalla gioia per il nuovo papa: Francesco, nella sua semplicità, ha riacceso la speranza. E così, lo Spirito Santo, ancora una volta, ha offerto alla Chiesa di Gesù una nuova possibilità e il racconto nel Vangelo ne esalta la portata illuminando la strada da percorrere.
Oggi, come allora, è possibile individuare all’opera i protagonisti di quell’episodio. Anche oggi sono tanti gli accusatori che, senza andare alla ricerca della verità, in modo tendenzioso, pongono domande per tendere un laccio al Maestro. Allora, Gesù scrive per terra e proclama: “chi è senza peccato…”, sollevando il coperchio dalla coscienza di ognuno. Allora, come oggi, si fa pesante e insopportabile il silenzio e ancora molti vanno via. Gesù rimane solo con l’adultera; a fronteggiarsi sono la miseria e la misericordia, come sintetizza mirabilmente Agostino. È il quadro nel quale, in qualche modo, può essere adombrato anche il rapporto tra la chiesa e il suo Fondatore. Ed è questo il quadro che ieri potrebbe aver suggerito a papa Francesco ciò che, stando a quanto hanno riportato i giornali, ha detto incontrando i penitenzieri di Santa Maria Maggiore: “a quelli che si presentano a voi, date misericordia, perché di questo hanno bisogno gli uomini”.
Così, Gesù non risponde subito ai quesiti ed alle accuse, scrive per terra perché ognuno misuri sé stesso e il suo cuore poi, con poche parole fa in modo che, a mettersi in discussione, siano proprio quelli che hanno fatto la domanda. Due le novità nella sua risposta: egli non considera la donna isolata nel suo peccato, ma coinvolge nel ruolo di giudice gli stessi accusatori: “chi è senza peccato…”. Gesù ricorda che il giudizio di Dio non è mai spietato, ma è sempre un invito alla conversione, uno stimolo alla redenzione. Il suo sguardo penetra nell’animo della donna mentre, senza cedimenti al permissivismo, la invita ad andare, le concede fiducia illuminando la sua speranza di un nuovo e diverso amore.
Il “va’ e non peccare più” del Vangelo esalta le parole di Isaia: “non pensate più alle cose antiche, ecco, faccio una cosa nuova”, esclamazione enfatizzata da Paolo nella lettera ai Filippesi: “dimentico del passato sono proteso verso il futuro”. Nel regno di Dio sono fuori posto le nostalgie. La parola di Dio ci esorta ad essere nuovi, capaci di guardare sempre avanti, di non paralizzarci, ma di convertirci senza lasciarci scoraggiare dalle difficoltà, capaci di accogliere il nuovo.
E qual è, dunque, la novità di Dio? Ecco: Egli si presenta come colui che accoglie e che perdona! Lo si sperimenta nella celebrazione penitenziale: celebrazione di una misericordia che non è accondiscendenza, ma momento di novità, di vita nuova.
Papa Francesco si è formato a questa scuola; lo ha dimostrato quando nella sua diocesi argentina ha deplorato il fariseismo di alcuni preti, i quali rifiutavano il battesimo a bambini nati da madri non sposate. Egli ha fatto intravedere già nella Cappella Sistina il suo programma di lavoro per tutta la Chiesa, quando ha ricordato che Gesù non ha fatto proseliti, ma ha sempre accompagnato gli uomini nel loro pellegrinaggio di conversione. E’ la sollecitudine della Chiesa attiva nella dinamiche del post-moderno per non apparire una multinazionale mondana del buonismo. Infatti, essa si distingue perché con la sua fede illumina sulla terra il cammino di tutti gli uomini.
Rimettiamoci allora in viaggio fiduciosi. Con l’esempio di mite fermezza, Francesco ci conferma nella fede facendoci riscoprire la bellezza di uno stile di vita improntato al vangelo.

redazioneIconfronti

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