In Gesù l’attesa è finita, cerchiamo di essere Bibbia

In Gesù l’attesa è finita, cerchiamo di essere Bibbia
di Luigi Rossi

Michelangelo,_giudizio_universale,_dettagli_35Nel passo del vangelo di domenica, che coincide con la giornata della memoria, Luca dimostra di essere uno scrittore che, nel nostro tempo, potrebbe sceneggiare dei film. Infatti, nel presentarci Gesù nella sinagoga, descrive una serie di suoi gesti volti tutti ad indirizzare verso di sé lo sguardo e l’attenzione dei presenti: il Maestro, dopo aver letto il passo del Profeta, riavvolge il rotolo, lo consegna e si siede. In tal modo, avendo rafforzato l’attesa e richiamato l’attenzione, inizia a parlare ed annunzia: “ Oggi la parola del profeta si è fatta carne”. Si colloca così, con la sua parola, nel solco dei profeti, dando anche una risposta alla sua ricerca di senso per la missione che deve svolgere. Egli è stato mandato ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi, a chi è calpestato, sgombrando, nel contempo, il campo da interrogativi e dubbi spiega subito cosa sia il suo Regno: pienezza di vita, che libera l’uomo da ogni catena e conferisce un futuro di luce all’umanità perché Dio si schiera, predilige e difende gli ultimi, gli oppressi.
Che tempismo nella liturgia per rispondere agli interrogativi che pone a tutti noi la giornata della memoria! Nonostante l’olocausto, la speranza ha vinto perché un ebreo, Gesù, è venuto a portare Dio ai lontani ed il suo primo sguardo non è sul peccato da perdonare, ma sulla condizione di povertà degli uomini: il Vangelo non intende inculcare una nuova e migliore morale, ma una buona notizia: Dio mette al centro l’uomo per liberarlo da tutte le oppressioni perché Egli è sempre a favore dell’umanità. Chiave di questa liturgia domenicale è la liberazione malgrado la tragica esperienza della shoah, che ha accumunato milioni di innocenti. Il loro tragico destino aveva dato la sensazione che la banalità del male dovesse prevalere per sempre; invece, l’esplosione di potenzialità, che superuomini, autoproclamatisi tali, avevano tentato di conculcare, si è trasformata in energia che ha conferito concretezza alla speranza in un possibile futuro di gioia piena e libertà operosa.
La Parola di Dio, in questa terza domenica dell’anno, parla di se stessa; si presenta in azione per farsi conoscere e sollecita un ascolto attento, una presa di posizione, un’assunzione di responsabilità, sia a livello di singola persona, sia a livello di comunità, per la costruzione di una società in cui regni la giustizia e la concordia. Non si può più essere ascoltatori distratti: chi piange nel ritenersi miserabile a confronto con la parola è invitato a decidere di mutare se stesso, di convertirsi ogni giorno. Anche a questi è data la possibilità di esultare perché la parola, una volta accolta, trasforma.
Nel brano di Luca si proclama che il nostro Dio è un Dio che parla agli uomini nei modi più diversi, ma soprattutto in Cristo, il Verbo, parola che diventa persona. L’incisività del brano è tutta racchiusa in una breve parola: a quando tutto questo? OGGI. In Gesù l’attesa è finita, Egli è il liberatore, la promessa divenuta realtà. La parola “oggi” ci mette in crisi perché non possiamo più leggere la Bibbia con la mentalità dell’archeologo o del semplice storico; dobbiamo, invece, meditarla con mentalità di fede nel metterci in rapporto con Dio che parla nel contesto della nostra vita quotidiana. Egli ci interpella, ci chiama, ci salva. Grazie a Cristo ognuno diventa parola di Dio incarnata per la salvezza del fratello in una comunità operante, in cui si condividono gioie e dolori, in cui ad ognuno è assegnato un ruolo insostituibile al servizio degli altri. Il mondo sarebbe profondamente diverso se i cristiani pronunciassero sinceramente il loro amen perché il Regno di Dio è il programma di vita che salva dal fiume di parole che in questi giorni arrivano da ogni parte e rischiano di sommergerci con promesse illusorie rendendoci schiavi delle mode di turno, anziché liberarci. Rigettiamo gli inviti d’imbonitori interessati col nostro amen, impegno di vita aperta alla bontà, alla fraternità, alla donazione di sé perché vogliamo essere Bibbia per l’uomo del nostro tempo.

redazioneIconfronti

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