In Italia appalti gonfiati del 40%, corruzione ai livelli di guardia

In Italia appalti gonfiati del 40%, corruzione ai livelli di guardia

Nella classifica internazionale relativa al grado di corruzione (Corruption Perception Index di Trasparency International) l’Italia è al 69esimo posto con Ghana e Macedonia. E nell’indice di percezione della corruzione che va da 1 a 5, come scrive il libro bianco del Governo, “le rilevazioni attribuiscono 4,4 ai partiti, 4 al Parlamento, 3,7 al settore privato e della pubblica amministrazione”. Nel volume prodotto dall’esecutivo si ammette che il 64% degli intervistati “ritiene inefficace la risposta del governo ai problema della corruzione”. Il rapporto sulla corruzione in Italia – di cui Repubblica anticipa i contenuti – sarà presentato lunedì 22 ottobre, a palazzo Chigi, e poi ancora il 6 novembre alla Treccani. Le oltre 400 pagine sono il frutto del lavoro della commissione costituita presso il ministero della Funzione pubblica dal titolare Filippo Patroni Griffi, coordinata dal capo di gabinetto Garofoli, con i magistrati Granelli e Cantone, i professori di diritto amministrativo Mattarella e Merloni, di procedura penale Spangher. I dati che ne emergono sono sconvolgenti: la corruzione condanna le imprese grandi e medie del nostro Paese a perdere il 25% del loro tasso di crescita, che sale al 40% per quelle più piccole. Denunciato poi “il dato della scarsa propensione a denunciare i fatti di corruzione propria delle vittime che pure ne siano a conoscenza”. Ma ai 60 miliardi di euro all’anno valutati dalla Corte dei conti vanno aggiunti quelli “indiretti”. Scrive il rapporto: “Si pensi a quelli connessi ai ritardi nel definire le pratiche amministrative, al cattivo funzionamento degli apparati pubblici, all’inadeguatezza, se non inutilità, delle opere pubbliche, dei servizi pubblici, delle forniture pubbliche”. Eccoci ai “costi striscianti”, al “rialzo straordinario che colpisce le grandi opere, valutabile intorno al 40 per cento”. Sta qui quella che Monti chiama “la perdita di competitività del Paese”. Si legge nel rapporto che “la corruzione, se non combattuta adeguatamente, produce costi enormi, destabilizzando le regole dello Stato di diritto e del libero mercato”. Il presidente Monti nella prefazione spiega: “Il diffondersi delle pratiche corruttive mina la fiducia dei mercati e delle imprese, scoraggia gli investimenti dall’estero, determina quindi, tra i suoi molteplici effetti, una perdita di competitività del Paese”. Per questo, dice ancora Monti, “la lotta alla corruzione è stata assunta come una priorità del governo”. E la guardasigilli Paola Severino, su tema del decreto anticorruzione, ha incontrato questa mattina i rappresentanti dei gruppi parlamentari di maggioranza (Pdl-Pd-Udc) in commissione Giustizia alla Camera. Obiettivo del confronto, “anticipare”, come lei stessa aveva detto qualche tempo fa, le eventuali richieste di ulteriori correzioni sul ddl anticorruzione mentre il provvedimento è ancora al Senato, in modo da ‘blindare’ il testo prima che arrivi a Montecitorio per la quarta lettura. A quel punto, negli auspici del ministro, il ddl dovrebbe passare senza ulteriori modifiche. La trattativa è ancora in corso, “non c’è nulla di definitivo”, dice uno dei partecipanti all’incontro. Il ministro avrebbe offerto, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, la disponibilità a qualche ulteriore ritocco al testo in discussione al Senato (da oggi pomeriggio in aula) e sul quale il ministro potrebbe giocare in questi giorni la carta della fiducia, in cambio della garanzia di un passaggio ‘liscio’ nella successiva lettura della Camera. Quanto al merito delle modifiche in discussione, sempre molto ‘caldo’ il tema dell’articolo 18 del ddl, quello che limita gli incarichi dei magistrati fuori ruolo, del quale il Pdl non vuole lo stralcio ipotizzato in questi giorni. altro tema toccato nel corso del vertice, gli emendamenti sul tema del voto di scambio, venuto alla ribalta dopo l’arresto dell’assessore della giunta lombarda Domenico Zambetti. Il Pdl chiede una definizione chiara della fattispecie di reato: oltre allo scambio per denaro, va precisata quale “altra utilità” può essere perseguita dai magistrati, per evitare, sostengono gli azzurri, “l’arbitrio” dei pm.

m.amelia

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