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In Italia e in Europa costruiamo l’alternativa allo sfruttamento

In Italia e in Europa costruiamo l’alternativa allo sfruttamento
di Gennaro Avallone

La situazione politica italiana appare a molti sintetizzabile in questa immagine: il Presidente della Repubblica sarebbe un potere asservito alla finanza internazionale e all’Unione Europea e con la sua decisione avrebbe bloccato il governo Lega-Movimento 5 Stelle, un governo che avrebbe fatto di tutto per salvare gli italiani dall’impoverimento e ridare loro speranza.

È questo il racconto prevalente, almeno in rete, e messa così, non può accadere altro che la Lega aumenterà i suoi voti, con gli slogan contro l’Europa che blocca la democrazia e ci riempie di migranti.

Io non so cosa sarebbe accaduto con Paolo Savona ministro dell’economia. Sono convinto, però, di due cose.

Da una parte, Matteo Salvini ha imposto il nome di Savona sapendo che non sarebbe stato accettato, far saltare il nuovo possibile governo e così incassare la rabbia contro l’Europa e i suoi rappresentanti in Italia, che sono percepiti soprattutto come il Partito Democratico, la sinistra e tutta la classe politica degli ultimi 25 anni, ad eccezione di Silvio Berlusconi, per una parte degli italiani un perseguitato dalla Magistratura.

Gennaro Avallone

Gennaro Avallone

Dall’altra parte, la decisione del Presidente della Repubblica segna uno degli atti finali di una classe politica che, insieme alla grande borghesia industriale, ha lasciato il paese privo del governo pubblico di risorse strategiche, come le telecomunicazioni e le energie, attraverso privatizzazioni scellerate e privo di politiche industriali, arrivando, al fine corsa, con le politiche, le leggi e gli atteggiamenti del Ministro dell’Interno Marco Minniti, a fare il verso al razzismo leghista.

A questa classe politica si è associato anche un mondo di giornalisti e analisti, i quali, anche nel pieno della crisi politica, continuano a ripetere, acriticamente, che il Sud vuole l’assistenza, come se nelle regioni meridionali non facesse niente nessuno, mentre, invece, purtroppo, si lavora troppo e malpagati. In questo modo, l’odio verso la cosiddetta casta (politica, giornalistica, finanziaria) cresce, andando a vantaggio di Lega e M5 stelle.

Questi ultimi, è bene ricordarlo, si sono accordati su un programma che presenta molte contraddizioni e, verso una serie di aree impoverite della popolazione, una faccia dura, quella degli sgomberi senza alternative, degli aiuti per gli asili nido solo per gli italiani, delle annunciate espulsioni di migliaia e migliaia di migranti. E questo dovrebbe fare riflettere, in quanto se si comprende che in tanti sperano di cambiare la situazione con un governo con il 5 Stelle e/o con la Lega, è anche chiaro che questo dovrebbe accadere in cambio di un programma di repressione sociale, scambiando la speranza nella liberazione di alcuni con l’oppressione di una parte della popolazione sfruttata o povera.

Certo, i tempi sono questi. Credo che bisognerà passare per questa strada, ma, cercando, nel frattempo, di costruire un’alternativa a livello europeo che metta al centro la lotta allo sfruttamento, l’antirazzismo, il femminismo e la giustizia sociale, sapendo che è almeno dal governo cileno di Allende e dal successivo golpe del 1973 che sono evidenti i limiti dell’azione politica critica degli assetti di potere dati a livello statale (anche se alcuni scoprono solo ora quanto il capitalismo finanziario abbia un volto così cattivo indifferente alla democrazia nazionale e quanto della legalità formale agli investitori in borsa interessi davvero poco). Proprio per questo motivo, anche per chi vuole in Italia ricostruire una sinistra politica, cioè un insieme di forze guidate dalle 4 opzioni che ho elencato, è necessario rafforzare le alleanze in costruzione in Europa, combinandole con le mobilitazioni plurali sui bisogni sociali negati a livello territoriale.

 

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