In nome di don Diana contro la camorra che uccide il Sud

In nome di don Diana contro la camorra che uccide il Sud
di Ernesto Scelza
Ernesto Scelza
Ernesto Scelza

L’ultima infamia contro don Peppino Diana la camorra di Casal di Principe l’ha consumata dopo il suo assassinio. Cercando di infangarne la memoria con l’ingiuria. E anni dopo Gaetano Pecorella, allora presidente della Commissione Giustizia, mentre da avvocato difendeva il boss casalese Nunzio De Falco, tra i mandanti dell’omicidio, avanzava dubbi sulla figura del prete anticamorra. Ora, a distanza di venti anni dall’assassinio, Casal di Principe viene invasa da migliaia di giovani Scout. Come aveva chiesto la madre di don Peppino, ’mamma Iolanda’. La Rai gli dedica una toccante ‘fiction’ e per le strade scendono gli studenti a gridare la voglia di riprendersi libertà e futuro nelle terre di camorra. Perché le mafie prosperano nelle aree più povere del Paese. Hanno bisogno della povertà di tutti per fare affari. Non è l’arretramento del Sud che favorisce il radicamento delle mafie, ma sono queste a mantenerlo in uno stato perenne di povertà. Di miseria. La camorra, come tutte le mafie, ha bisogno della disperazione dei giovani. Ha bisogno che siano feroci e ignoranti. Che abbandonino le scuole, che siano privi di cultura. Perché possa far vivere ancora il mito – falso, falso – del camorrista che rende giustizia, che impone una sua ‘legge’. Mentre la cronaca di ogni giorno ci dice che i camorristi sono ricchi e volgari. Rozzi ignoranti che uccidono donne e bambini, che investono i profitti avvelenando la terra, che si apprestano a prendersi il mercato alimentare con prodotti inquinati. Un cancro. Se i giovani lo capiscono, questa guerra si può vincere.

redazioneIconfronti

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