In tempo di crisi anche l’ovvio per Mara diventa volgare

In tempo di crisi anche l’ovvio per Mara diventa volgare
di Roberto Lombardi
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Mara Carfagna a Ballarò

Qualche sera fa, ospite di Ballarò, la signora Mara Carfagna ha preteso le scuse per un’offesa che le avrebbe rivolto, in trasmissione, Neri Marcoré. Il Marcoré, che di professione fa l’attore con una notevole propensione anche per il genere comico, aveva rivolto questa frase alla signora: «La Carfagna elettorale, che qualcosa pure tira su». Confesso che immediatamente la battuta non l’avevo colta, mi ero fermato alla Carfagna elettorale, che mi era sembrato un felice gioco di parole, ma riascoltando il monologo sul web ho potuto cogliere anche la seconda parte. Devo premettere che per me non esistono contenuti se non perché espressi da una forma, e cioè che si può dire, ad esempio, “Buongiorno” in tanti modi, e che se il tono con cui lo dico è scocciato, allora quel Buongiorno non è un augurio rivolto più o meno formalmente a qualcuno, ma significa “Ma tu guarda se questa giornata la dovevo cominciare incontrando proprio te!”. Dunque possiamo tutti usare le stesse frasi, le stesse parole, e intendere cose molto, molto diverse. Ciò che in bocca a uno suona soave, in bocca a un altro fa rabbrividire. Insomma, per dirla con il linguaggio nudo (sic) dei miei personaggi (risic), i Penuti: volgarità non significa dire “cazzo” e “fica”. Benigni può urlare: fregna, passera, patana, pucchiacca senza suscitare alcun moto di raccapriccio, perché è un bambino irriverente che gioca, mentre Emilio Fede riusciva, con un Buongiorno pronunciato dal suo telegiornale, a muovermi a disgusto, e Bruno Vespa, con un Buonasera, a suscitarmi diffidenza. Torniamo a bomba. Neri Marcoré cos’ha detto alla Carfagna? Le ha detto che lei è capace di “tirare su”; le ha fatto cioè un complimento, le ha detto che la sua bellezza tira su gli elettori, ma anche chi non vota. Non ci sfugge, è ovvio, che ciò che la Carfagna farebbe alzare è molto più simile a qualcuno dei personaggi delle mie vignette. Dunque Marcoré ha fatto un complimento alla Carfagna ma, lo ammettiamo, un complimento che potrebbe anche suonare grasso, e perfino a qualcuno (alla signora Mara Carfagna) volgare. Ma perché Marcoré tira in ballo l’argomento, diciamo così, scabroso? Perché, che faccia piacere o no alla signora, la critica rivolta sovente al centrodestra, e a Berlusconi, è di scegliersi collaboratrici e candidate che rispondano a certi requisiti “fisici”: devono cioè essere anche, e in alcuni casi, solo, “piacenti”, per usare un’espressione cara all’ex premier. Dunque Neri Marcoré tira in ballo la signora Carfagna non in maniera pretestuosa, ma basandosi su solidi argomenti e ironizza, con una volgarità, se di volgarità si tratta, che coinvolge anche un altro personaggio, quello che intanto lui sta imitando: Gasparri, al quale, spesso, lo stesso comico ha rivolto i suoi strali, insistendo su una certa mancanza di finezza del Nostro. Dunque passerebbe per lo stile grezzo di Gasparri l’insulto, o il rimprovero, alla Carfagna. E qui il doppio salto può aver messo in crisi la signora. E, per avvalorare la nostra tesi, se ripercorriamo la carriera televisiva della signora Carfagna, notiamo che la sua presenza in tivù aveva spesso lo scopo di “abbellire”, ingentilire il salotto Rai, e nulla di più.
Passiamo ora ad analizzare una delle tante performance televisive dell’ex premier, un signore che di professione, o per hobby, come sostiene lui, faceva il premier, e riproposta nella stessa puntata di Ballarò e messa a confronto con l’offesa ricevuta dalla signora Carfagna. Nel video vediamo il signor Silvio Berlusconi rivolgersi in pubblico a una signora alla quale chiede se lei “viene”. Confesso che non ho visto bene il filmato, perché dopo pochi momenti mi è sembrato che fosse peggio di ogni cosa potessi immaginare, così la mia ricostruzione è imprecisa. La signora, una promoter, si propone per un lavoro e si offre di andare, anzi di venire, e il raffinato cavaliere che l’ha accolta sul palco ribadisce:«Lei viene?». E poi via così di seguito su richieste di chiarimento su quante volte e a che distanza una dall’altra. Ora, se ci atteniamo al contenuto del dialogo, vediamo che vi si parla di un impegno professionale reiterato e impegnativo, perché richiede più prestazioni alle quali i soggetti coinvolti, mostrando abnegazione, non si sottraggono. Dunque la volgarità se c’è, è nella forma. Ma c’è qualcosa di più. Volgarità, secondo una fulminante definizione, mi pare di Adorno, consiste “nell’essere dalla parte del proprio degrado”. E se, completamente coinvolto nel suo degrado umano, è il nostro ex premier, non si capisce perché lo debba essere il suo uditorio e la persona coinvolta, la promoter. Sarebbe bastato che la signora dicesse al signor B:”Mi sta mettendo in difficoltà; come uomo potrebbe mostrare più cortesia e cambiare argomento”. Invece no; tutt’intorno uomini felicemente a far da sponda alle spiritosaggini del cumenda e la signora in elegante tailleur blu gioiosamente calata nel ruolo di pupa del boss; tutti, e ognuno, ampiamente dalla parte del proprio, e – ahimè – nostro, degrado.

errelombardi

2 pensieri su “In tempo di crisi anche l’ovvio per Mara diventa volgare

  1. gli episodi sono trattati con grande tatto…io avrei detto di più e peggio…banalmente la verità, ovvero che la signora carfagna è stata intercettata (anche se poi le intercettazioni sono state distrutte) e dunque ci sono (o c’erano) prove sul fatto che la sua improvvisa scalata al potere politico ha basi (…). Dunque questa sua pretesa di innocenza è volgare e offensiva nei confronti dei poveri cittadini. Stiamo parlando di una donna che in un’intervista recente ha confessato di non ricordare l’oggetto della sua tesi di laurea (sic!), pur non essendo una ottuagenaria (sicuramente un precario di un call center qualunque la tesi la ricorda…) e che non aveva nessun problema a mostrare i glutei in tv. spesso ci sono facce di gluteo in politica e non sempre è un bel vedere, questo sì. ma la signora in questione avrebbe fatto figura migliore se avesse ironizzato su di sè o avesse parlato di libertà sessuale in epoca postmoderna. forse questo passaggio concettuale, però, è troppo difficile.

    1. Gentile lettore, pubblichiamo integralmente, come è nostro dovere fare, il suo commento, fatta eccezione per una parola da lei utilizzata (sostituita da puntini sospensivi tra parentesi) che avrebbe potuto esporre il blog al rischio di una querela per diffamazione da parte della signora Mara Carfagna, nei cui riguardi un organo di informazione è opportuno che si astenga, in casi come questo, da valutazioni che fondano sulla sfera personale. Comunque la ringraziamo molto per aver preso parte alla nostra libera discussione.

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