Dom. Set 15th, 2019

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Incendi rifiuti, don Patriciello: qui è un dramma umanitario

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Si è trasformata in una richiesta di aiuto con toni disperati la riunione sui roghi tossici prodotti dai rifiuti industriali nel Napoletano convocata con una ventina di sindaci dell’entroterra dal prefetto, Andrea De Martino. I Comuni della “terra dei fuochi”, si dicono impotenti a fronteggiare gli incendi di scarti di produzione, copertoni, materiali tessili, parti di binari ferroviari dai quali si estrae il rame, ed altro ancora. La presenza di forze dell’ordine è insufficiente a controllare il territorio, la polizia municipale conta su poche unità, le telecamere della videosorveglianza non ci sono o non funzionano. A questo si aggiunge la presenza incontrollata dei rom che bruciano rifiuti anche nei propri campi, come hanno denunciato tra gli altri i sindaci di Qualiano Marigliano e Caivano, e danno fuoco a carcasse di auto rubate, come ha denunciato il sindaco di Giugliano Giovanni Pianese, che ha parlato di «presenza massiccia non più sopportabile in termini di integrazione». Il procuratore aggiunto della Dda Rosario Cantelmo ha annunciato la probabile apertura di «un'inchiesta di sistema», cioè ad ampio raggio, sul fenomeno dei roghi tossici. Per il “Coordinamento dei Comitati fuochi”, quello dei roghi tossici in Campania ha le dimensioni di un “dramma umanitario” ed è causato “esclusivamente dallo smaltimento occulto di rifiuti industriali”. Secondo i Comitati gran parte dei circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti industriali che ogni anno scomparirebbero nel nulla sarebbe smaltita in Campania. Di qui la richiesta al governo di istituire immediatamente il Sistema satellitare di tracciabilità dei rifiuti, di equiparare il reato ambientale a quelli di camorra e di vietare il trasporto su gomma di rifiuti industriali in tutta la Campania. Oltre alla richiesta di risorse, i sindaci e i rappresentanti di associazioni e del Coordinamento comitato fuochi presenti all'incontro, hanno chiesto più attenzione e maggiori controlli; l'istituzione di un sistema nazionale satellitare di tracciabilità sui flussi di rifiuti industriali, un inasprimento delle pene per i reati di trasporto e smaltimento illegale di rifiuti industriali, videosorveglianza, più vigilanza e controlli anche nei campi rom che circondano, spesso, le periferie cittadine. I sindaci hanno ribadito di fare, fino in fondo, il proprio dovere per tutelare la salute dei propri concittadini, ma che diventa sempre più difficile gestire una situazione di tale gravità con le ristrettezze economiche. Al fianco della protesta c’è la Chiesa. Per sabato sera a Caivano il parroco del Parco Verde Don Maurizio Patriciello ha organizzato una veglia di preghiera alla quale parteciperanno i Vescovi di Caserta, Capua ed Acerra. Un grido d'allarme è giunto anche da padre Patriciello: «Ormai respiriamo pneumatici. Non è più un problema ecologico, ma un dramma umanitario. Quelle che sono bruciate ad Acerra non sono ecoballe, ma bombe ecologiche. Le periferie oggi sono allo stremo - ha continuato il sacerdote - sostanze di ogni tipo vengono incendiate e sversate sui nostri territori. Le comunità stanno continuando a pagare un prezzo altissimo. Alle forze dell'ordine rivolgiamo i nostri ringraziamenti, ma c’è un problema di personale ed è un dato di fatto che, da ottobre 2010 a luglio 2012, c'è stato un solo arresto per incendio di rifiuti. Il territorio non è controllato a sufficienza. Questo è un problema di ordine nazionale che non si può risolvere solo a livello locale». Il prefetto Andrea De Martino non ha fatto altro che invitare i sindaci e gli amministratori locali a porre all'ordine del giorno delle prossime riunioni di Giunta, come tema prioritario, un piano per la tutela dell'ambiente e la rimozione dei rifiuti, valutando la possibilità di impegnare le risorse disponibili per potenziare le politiche ambientali. A questo proposito sarà utile installare telecamere in zone a rischio e svolgere capillari campagne di sensibilizzazione per far crescere il livello di consapevolezza sui gravi danni causati da smaltimenti abusivi e roghi di rifiuti. Sempre per aggredire il fenomeno dell'abbandono di immondizia lungo le strade e impedire lo smaltimento illegale, saranno coinvolte anche le associazioni di volontariato e le guardie ambientali, chiamandole a sottoscrivere il protocollo d'intesa già stipulato il 23 marzo scorso. Per contrastare i roghi occorre, oltre a un’azione ordinaria e costante di raccolta e rimozione dei rifiuti, anche incisivi interventi di bonifica nelle aree dove, nel tempo, si sono stratificati notevoli quantitativi di sversamenti abusivi. E proprio su questo punto i sindaci hanno fatto sentire la propria voce, ribadendo, come la carenza di risorse economiche metta alle strette ogni azione repressiva e di risanamento. A questo proposito, e soprattutto per le operazioni straordinarie, i primi cittadino hanno chiesto risorse a Regione Campania e Governo, auspicando che il prefetto si faccia carico della vicenda. «Scriverò una lettera al presidente Caldoro - ha assicurato De Martino - e al ministro Clini per far sì che i sindaci abbiano più risorse da destinare alle bonifiche, ma più di questo non posso fare. Non è un passo indietro della Prefettura, ma il sindaco che attende l’erogazione di fondi per irrobustire la propria politica sbaglia». Il prefetto Andrea De Martino, incontrando la stampa, ha anche sottolineato come i cosiddetti incendi estivi siano, quest'anno, più che raddoppiati rispetto al 2011. Dato, però, che non riguarda il numero di ettari di bosco andati in fumo che non si raddoppia rispetto allo scorso anno. Differente la situazione delle fiamme dolose appiccate ai cumuli di spazzatura: soltanto nei primi mesi del 2012 c'è stata una media di 2,26 interventi al giorno dei vigili del fuoco, facendo registrare il picco maggiore a marzo. Numeri allarmanti anche se in flessione rispetto al 2011 quando si sono effettuati, mediamente ogni mese, circa 480 incendi. Caso a parte la vicenda di Acerra dove, già il 20 maggio scorso, si registrò un rogo simile a quello di domenica 19 quando, gran parte del territorio acerrano-nolano è stato invaso da una fitta coltre nera di fumo tossico sprigionato dall'incendio di ecoballe. Su questo punto il prefetto De Martino ha chiesto una maggiore vigilanza a tutti quei sindaci che vedono, sul proprio territorio, la presenza di siti di stoccaggio potenzialmente pericolosi per la salute: più controlli e maggiore prevenzione magari facendo ricorso a convenzioni per la gestione associata dei servizi di polizia municipale per definire modelli di intervento sulle zone di confine tra i vari territori comunali dove spesso si formano aree incontrollate di sversamenti abusivi. L'azione repressiva, ha assicurato il prefetto, sarà sempre più "rigorosa e capillare" ed estesa alle lavorazione agricole, alla produzione di tessuti e pellami e all'edilizia privata. A questo scopo è stato affidato alla Questura di Napoli il compito di predisporre un piano di controlli coordinato, organizzato per aree a rischio, con interventi delle forze dell'ordine e delle polizie municipali, utili per verificare eventuali casi sospetti di imprese che, per abbattere i costi o per non far emergere quote di produzione sommersa con conseguente evasione fiscale, ricorrono a smaltimenti illeciti dei residui di lavorazione.

Si è trasformata in una richiesta di aiuto con toni disperati la riunione sui roghi tossici prodotti dai rifiuti industriali nel Napoletano convocata con una ventina di sindaci dell’entroterra dal prefetto, Andrea De Martino. I Comuni della “terra dei fuochi”, si dicono impotenti a fronteggiare gli incendi di scarti di produzione, copertoni, materiali tessili, parti di binari ferroviari dai quali si estrae il rame, ed altro ancora. La presenza di forze dell’ordine è insufficiente a controllare il territorio, la polizia municipale conta su poche unità, le telecamere della videosorveglianza non ci sono o non funzionano. A questo si aggiunge la presenza incontrollata dei rom che bruciano rifiuti anche nei propri campi, come hanno denunciato tra gli altri i sindaci di Qualiano Marigliano e Caivano, e danno fuoco a carcasse di auto rubate, come ha denunciato il sindaco di Giugliano Giovanni Pianese, che ha parlato di «presenza massiccia non più sopportabile in termini di integrazione». Il procuratore aggiunto della Dda Rosario Cantelmo ha annunciato la probabile apertura di «un’inchiesta di sistema», cioè ad ampio raggio, sul fenomeno dei roghi tossici. Per il “Coordinamento dei Comitati fuochi”, quello dei roghi tossici in Campania ha le dimensioni di un “dramma umanitario” ed è causato “esclusivamente dallo smaltimento occulto di rifiuti industriali”. Secondo i Comitati gran parte dei circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti industriali che ogni anno scomparirebbero nel nulla sarebbe smaltita in Campania. Di qui la richiesta al governo di istituire immediatamente il Sistema satellitare di tracciabilità dei rifiuti, di equiparare il reato ambientale a quelli di camorra e di vietare il trasporto su gomma di rifiuti industriali in tutta la Campania. Oltre alla richiesta di risorse, i sindaci e i rappresentanti di associazioni e del Coordinamento comitato fuochi presenti all’incontro, hanno chiesto più attenzione e maggiori controlli; l’istituzione di un sistema nazionale satellitare di tracciabilità sui flussi di rifiuti industriali, un inasprimento delle pene per i reati di trasporto e smaltimento illegale di rifiuti industriali, videosorveglianza, più vigilanza e controlli anche nei campi rom che circondano, spesso, le periferie cittadine. I sindaci hanno ribadito di fare, fino in fondo, il proprio dovere per tutelare la salute dei propri concittadini, ma che diventa sempre più difficile gestire una situazione di tale gravità con le ristrettezze economiche. Al fianco della protesta c’è la Chiesa. Per sabato sera a Caivano il parroco del Parco Verde Don Maurizio Patriciello ha organizzato una veglia di preghiera alla quale parteciperanno i Vescovi di Caserta, Capua ed Acerra. Un grido d’allarme è giunto anche da padre Patriciello: «Ormai respiriamo pneumatici. Non è più un problema ecologico, ma un dramma umanitario. Quelle che sono bruciate ad Acerra non sono ecoballe, ma bombe ecologiche. Le periferie oggi sono allo stremo – ha continuato il sacerdote – sostanze di ogni tipo vengono incendiate e sversate sui nostri territori. Le comunità stanno continuando a pagare un prezzo altissimo. Alle forze dell’ordine rivolgiamo i nostri ringraziamenti, ma c’è un problema di personale ed è un dato di fatto che, da ottobre 2010 a luglio 2012, c’è stato un solo arresto per incendio di rifiuti. Il territorio non è controllato a sufficienza. Questo è un problema di ordine nazionale che non si può risolvere solo a livello locale».
Il prefetto Andrea De Martino non ha fatto altro che invitare i sindaci e gli amministratori locali a porre all’ordine del giorno delle prossime riunioni di Giunta, come tema prioritario, un piano per la tutela dell’ambiente e la rimozione dei rifiuti, valutando la possibilità di impegnare le risorse disponibili per potenziare le politiche ambientali. A questo proposito sarà utile installare telecamere in zone a rischio e svolgere capillari campagne di sensibilizzazione per far crescere il livello di consapevolezza sui gravi danni causati da smaltimenti abusivi e roghi di rifiuti. Sempre per aggredire il fenomeno dell’abbandono di immondizia lungo le strade e impedire lo smaltimento illegale, saranno coinvolte anche le associazioni di volontariato e le guardie ambientali, chiamandole a sottoscrivere il protocollo d’intesa già stipulato il 23 marzo scorso. Per contrastare i roghi occorre, oltre a un’azione ordinaria e costante di raccolta e rimozione dei rifiuti, anche incisivi interventi di bonifica nelle aree dove, nel tempo, si sono stratificati notevoli quantitativi di sversamenti abusivi. E proprio su questo punto i sindaci hanno fatto sentire la propria voce, ribadendo, come la carenza di risorse economiche metta alle strette ogni azione repressiva e di risanamento. A questo proposito, e soprattutto per le operazioni straordinarie, i primi cittadino hanno chiesto risorse a Regione Campania e Governo, auspicando che il prefetto si faccia carico della vicenda. «Scriverò una lettera al presidente Caldoro – ha assicurato De Martino – e al ministro Clini per far sì che i sindaci abbiano più risorse da destinare alle bonifiche, ma più di questo non posso fare. Non è un passo indietro della Prefettura, ma il sindaco che attende l’erogazione di fondi per irrobustire la propria politica sbaglia».
Il prefetto Andrea De Martino, incontrando la stampa, ha anche sottolineato come i cosiddetti incendi estivi siano, quest’anno, più che raddoppiati rispetto al 2011. Dato, però, che non riguarda il numero di ettari di bosco andati in fumo che non si raddoppia rispetto allo scorso anno. Differente la situazione delle fiamme dolose appiccate ai cumuli di spazzatura: soltanto nei primi mesi del 2012 c’è stata una media di 2,26 interventi al giorno dei vigili del fuoco, facendo registrare il picco maggiore a marzo. Numeri allarmanti anche se in flessione rispetto al 2011 quando si sono effettuati, mediamente ogni mese, circa 480 incendi. Caso a parte la vicenda di Acerra dove, già il 20 maggio scorso, si registrò un rogo simile a quello di domenica 19 quando, gran parte del territorio acerrano-nolano è stato invaso da una fitta coltre nera di fumo tossico sprigionato dall’incendio di ecoballe. Su questo punto il prefetto De Martino ha chiesto una maggiore vigilanza a tutti quei sindaci che vedono, sul proprio territorio, la presenza di siti di stoccaggio potenzialmente pericolosi per la salute: più controlli e maggiore prevenzione magari facendo ricorso a convenzioni per la gestione associata dei servizi di polizia municipale per definire modelli di intervento sulle zone di confine tra i vari territori comunali dove spesso si formano aree incontrollate di sversamenti abusivi. L’azione repressiva, ha assicurato il prefetto, sarà sempre più “rigorosa e capillare” ed estesa alle lavorazione agricole, alla produzione di tessuti e pellami e all’edilizia privata. A questo scopo è stato affidato alla Questura di Napoli il compito di predisporre un piano di controlli coordinato, organizzato per aree a rischio, con interventi delle forze dell’ordine e delle polizie municipali, utili per verificare eventuali casi sospetti di imprese che, per abbattere i costi o per non far emergere quote di produzione sommersa con conseguente evasione fiscale, ricorrono a smaltimenti illeciti dei residui di lavorazione.

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