Incontro al Signore con le opere buone

Incontro al Signore con le opere buone
di Michele Santangelo

Avvento-1Con la profonda trasformazione della liturgia seguita alla celebrazione del Concilio Vaticano II nella seconda metà del secolo scorso, nel rito latino, almeno per quanto riguarda la celebrazione eucaristica, l’anno liturgico assunse un andamento ciclico. Infatti, a livello di brani biblici proposti nella Messa della domenica essi non si ripetono di anno in anno, ma seguono un ciclo triennale (Anno A, B, C), mentre in quella dei giorni feriali è previsto un ciclo biennale (Anno I e II), cioè dispari e pari. La ratio di tale strutturazione fu quella di consentire ai fedeli di entrare in contatto più abbondantemente con il patrimonio biblico, cosicché nell’insieme degli anni liturgici, vengono letti tutti i più importanti passi della Scrittura, sia del Vecchio Testamento che del Nuovo. Ma la scansione dei periodi all’interno di ciascun anno è sempre la stessa. Si ha, così, il periodo di Avvento con il quale si apre l’anno liturgico, il periodo di Natale, la Quaresima, il tempo di Pasqua; le domeniche non comprese in questi tempi, cosiddetti forti, sono raggruppate nel tempo denominato ordinario. Quindi all’anno A appena terminato, segue l’anno B, che inizia con questa prima domenica di Avvento, mentre l’anno civile, come tutti sappiamo, inizia il primo di gennaio e termina il 31 dicembre. Qualcuno potrebbe chiedere perché questa diversa suddivisione dell’anno nella liturgia. In realtà, l’anno civile è fondato sul movimento della terra intorno al sole e intorno a se stessa. Al centro, invece, dell’anno liturgico c’è la storia di una venuta, quella del Figlio di Dio, resasi necessaria per riportare nel grembo di Dio l’uomo che, con il peccato se ne era allontanato. Una storia che era iniziata quando il Signore, all’uomo che aveva preso coscienza della gravità della pretesa di diventare come Lui, aveva promesso il Salvatore che con la sua venuta, nel salvare l’uomo avrebbe definitivamente sconfitto il male. L’anno liturgico è una rivisitazione nella preghiera, nella meditazione della parola di Dio e nella testimonianza con la vita delle varie tappe di questa salvezza, fino al definitivo incontro dell’umanità con Cristo nella sua seconda venuta, evento che abbiamo ricordato domenica scorsa con la celebrazione della festa di Gesù Cristo Re dell’universo. La prima domenica di Avvento è come il capodanno di questo anno in cui il cristiano è chiamato a regolare l’orologio della sua esistenza tra la certezza nella fede della prima venuta del Cristo celebrata con il Natale e quella finale quando il tempo dell’uomo  sfocerà nell’eternità di Dio. Una continua tensione allora, tra il “già”  della prima venuta e il “non ancora” della seconda. La condizione di animo che deve supportare questa tensione è quella espressa dal profeta Isaia nella prima lettura della celebrazione eucaristica: “Tu, Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro Redentore”. Considerazione che apre il cuore alla speranza; in essa, infatti, è contenuto il motivo della prima venuta ed anche quello della seconda. Né si tratta di un’attesa che si consuma nel rimanere fermi, a braccia conserte, ad aspettare che il Signore arrivi. L’attesa deve essere operosa, dinamica, vigile. In altri termini bisogna andare incontro con le buone opere a Cristo che viene” perché solo così si adempiono i desideri del Signore… Dobbiamo andare incontro al Signore con la nostra vita, le nostre responsabilità quotidiane, le nostre fatiche professionali, ma non portate come un peso insopportabile, ma con la gioia di aver realizzato la nostra missione e di aver reso più accogliente la dimora al Signore che è già venuto nella storia, ma quotidianamente bussa alle porte del nostro spirito per realizzarvi le meraviglie della sua salvezza. Per questo ci ha lasciato strumenti idonei ed efficaci al raggiungimento del fine ultimo: la Sua Parola, i Sacramenti, la Chiesa e ci ha affidato il compito di annunciarlo e testimoniarlo fino ai confini della terra, chiedendoci di continuare a riconoscerlo e ad accoglierlo in ogni prossimo che ci passa accanto, in ogni circostanza lieta o triste permessa dalla sua volontà di amore.

 

redazioneIconfronti

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