Indigna l’Europa dei muri, l’establishment rilegga Eschilo

Indigna l’Europa dei muri, l’establishment rilegga Eschilo
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Provo molto disagio a vivere in una Europa che alza muri credendo di potersi difendere dalle migliaia e migliaia d’arrivi di nuovi disperati che scappano da guerre, carestie e fame dai Paesi in guerra dell’Africa e del Medio Oriente. Inoltre, una Unione Europea così impegnata a tenere in regola i conti e i bilanci delle nazioni che ne fanno parte, incurante delle grida d’affanno e di dolore di ampie fette di popolazione che non regge queste cure così draconiane, rischia grosso anche per le sue democrazie. Il risentimento crescente di queste popolazioni escluse dal benessere e dallo stato sociale che aveva imposto il vecchio continente come un’area geografica tra le più appetibili per qualità della vita del pianeta, potrà in un futuro non tanto lontano gettare questi marginali nelle braccia di populismi senza scrupoli che rappresentano, è bene saperlo, l’anticamera sicura per nuovi e pericolosissimi fascismi. Non è un caso, infatti, che in molte nazioni dove si va al voto le destre prendono la maggioranza. Questo fenomeno allarmante, insieme alla diserzione sempre più massiccia dalle urne, dovrebbe essere un campanello d’allarme per le coscienze che ancora credono nella democrazia e nella sinistra. Sinistra che ha ancora un significato forte, per me. Non credo, come invece la narrazione sui media vuol dare ad intendere, che questo termine ormai abbia poco senso. Credo, invece, che abbiamo ancora bisogno di differenziare le nostre sensibilità affinché ci sia un chiaro quadro tra chi vuole un senso di maggiore giustizia sociale e chi, in nome delle tecno- scienze e delle economie finanziarie, ha da tempo accettato che la forbice tra chi ha tanto e chi ha sempre meno s’allarghi in modo esponenziale. È una questione culturale senza ombra di dubbio, uno scontro al quale, chi ha ancora una coscienza critica e può esercitarla, non si deve esimere dal farlo. Non possiamo abdicare a quelli che sono i principi sui quali abbiamo faticosamente costruito la nostra idea d’umanità. Nel caso dei migranti, per esempio, basterebbe riascoltare le parole sagge e pertinenti di un grande tragediografo, Eschilo, in uno dei suoi primi testi nati per una scena che era, in quel tempo ormai lontano, anche il luogo della partecipazione attiva dei cittadini ateniesi, “Le supplici”. Andate a rileggerlo e vi accorgerete che in quella tragedia c’è la risposta ai nostri timori e alle nostre preoccupazioni nei confronti di una consapevole accoglienza. Il re Pelasgo, nel dare asilo alle figlie di Danao che scappano dalle nozze forzate coi cugini Egizi, dopo un primo e naturale tentennamento, si schiera colla sua gente dalla loro parte aprendo loro le case della sua città. E Danao, nel ringraziare tanta generosità, detta alle sue cinquanta figliole le regole per non sembrare inopportune e facilitare la loro integrazione dentro il corpo nuovo della città ospitante. Rileggere questa breve tragedia sarà per molti un bagno salutare, ne sono più che certo. Ecco, è come se le nostre radici ci dessero qui una mano per superare le nostre ansie e le nostre paure, invitandoci a guardare a questi problemi con meno pancia e più cervello. Buona lettura.

In coperti,a, il filo spinato che “protegge” l’Ungheria

 

 

 

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *