Informazione libera? Ognuno difende il proprio orticello…

Informazione libera? Ognuno difende il proprio orticello…
di Alfonso Liguori
Foto: rifondazione.it

Questa storia se la stampa salernitana avrebbe o no dovuto parlare delle notizie su Piero De Luca nell’affaire Amato, con franchezza mi annoia un po’.
Dice: “Ma allora perché ne scrivi?!”
Perché la noia è cattiva consigliera, e per tentare di spiegarmi i motivi della stessa.
La notizia c’è, inutile nasconderselo, e i giornalisti a capo delle redazioni locali certo non sono di primo pelo. A pensar quindi che siano inetti o stupidi… il conto non torna.
E allora?
Ho letto fino ad ora su queste pagine virtuali molte interessanti opinioni.
Vi aggiungerò un altro pensiero, anzi due:
1- il berlusconismo si è innestato nelle nostre teste molto più di quanto riusciamo a immaginare, per cui chi non è con me è contro di me, e la mia parte politica si difende sempre (non conta quale sia). Il guaio è che in questo ragionamento, tutto politico, sono caduti a corpo morto da almeno venti anni anche coloro che avrebbero dovuto starne fuori: i giornalisti. Per cui si fa molta fatica a parlare di ciò che mette in discussione non soltanto “il capo” ma quello che io stesso ho sostenuto per decenni con convinzione. A questo punto, tacere i fatti o addirittura negarli è comunque inoculare il dubbio che essi non siano veri.
2- essere colleghi significa anche essere collegati; e l’essere collegati implicherebbe l’elemento della fiducia sia pure non cieca. Negli anni sessanta, al Gallia delle grandi campagne acquisti calcistiche, mio papà Gino passò al papà di Mentana, redattore della “Rosea”, la notizia del passaggio di Zoff dal Napoli alla Juventus; non che fossero amici, si frequentavano giusto in quelle circostanze, eppure, babboLiguori diede una informazione che babboMentana subito raccolse evitando di “bucare”.
Ecco, quello che è completamente scomparso, a mio parere, è la fiducia e la stima nei colleghi e tra i colleghi. Lo è a livello nazionale; a Salerno, nelle sue minute dimensioni, il fenomeno è ancor più tangibile.
Inutile che stiamo a raccontarcela, cari amici giornalisti, ma sappiamo bene quello che troppi di noi pensano di troppi altri; ci si incontra sul corso o nelle sale stampa, ci si sorride, ma voltate le spalle… voltate le spalle i commenti è inutile che ve li riporti, sulle singole persone e sulle testate per cui lavorano.
Cento euro che anche in questo momento qualcuno starà pensando: “Ma che c… vuole questo che fa l’attore?! Facesse l’attore…”.
Per carità, io voglio nulla, non riesco più ad avere l’encomiabile purezza intellettuale di Pasquale De Cristofaro. Mi interessava solo capire perché l’argomento mi annoia. Ed ora, dopo questo piccolo esercizio psicanalitico che risponde al nome di “scrittura”, credo di saperlo: perché non gliene fregherà assolutamente niente a nessuno, perché tutto rimarrà com’è e com’era, perché il concetto è che se l’informazione non ne parla le cose non esistono, perché ognuno difenderà sempre il proprio orticello, perché ciascuno rimarrà nella propria supponente posizione, perché perché perché…
A meno che non giunga il terremoto! Ma vedrete che anche lì, davanti l’evidenza, ci sarà sempre qualcuno che dirà che in fondo la scossa non è stata così forte come quegli altri, mentitori!, raccontano.

 

redazioneIconfronti

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