Ven. Ago 23rd, 2019

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Informazione online, incerto il futuro

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Lavoro precario e poca pubblicità / di Barbara Ruggiero
di Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero
Barbara Ruggiero

L’informazione on line in Italia si trova costretta a fare i conti con l’incertezza, con poche risorse e con una scarsa attenzione da parte delle istituzioni. Emerge questo dal rapporto sul giornalismo on line digitale locale e iperlocale realizzato dall’Ordine dei giornalisti e dall’Anso, l’associazione nazionale stampa on line.

Al questionario predisposto dalla commissione Giornalismi dell’Odg e dall’Anso hanno risposto 79 testate giornalistiche on line, circa il 6% di quelle esistenti.

Dalle risposte fornite al questionario emerge che editori e giornalisti delle testate native digitali si trovano spesso a fare i conti con le incertezze del settore e si sentono ancora come “pionieri”, “cavie” e “vittime sacrificali” in un mondo in cui l’alfabetizzazione digitale appare lenta e con un quadro normativo carente per quello che riguarda i diritti di editori e lettori digitali.

Sotto accusa finisce principalmente il contratto di lavoro Fieg/Fnsi, considerato troppo vecchio e vincolante per i modi, la flessibilità e i tempi dell’informazione on line. Dall’indagine emerge che la collaborazione giornalistica a titolo gratuito è diffusa nella maggior parte delle testate (34 su 79). Le altre forme contrattuali utilizzate sono: collaborazioni occasionali (30 testate), partita iva (18), cessione di diritti (9), co.co.co. (7) e una testata ha chiaramente ammesso che la collaborazione mira solo ed esclusivamente al conseguimento del tesserino di pubblicista.

Per quello che riguarda il lato economico, solo 11 testate hanno dichiarato di avere un fatturato superiore ai 100.000 euro e solo 3 di queste hanno anche una versione cartacea. Dalla ricerca emerge chiaramente come sia ancora poco chiaro il modello di business in grado di garantire un adeguato ritorno economico per chi opera nel mondo dell’informazione digitale.

La forma pubblicitaria più utilizzata resta il banner (95%). Solo 7 testate tra quelle che hanno partecipato al sondaggio usano il paywall e quindi hanno introiti economici di vendita oltre che di ricavi pubblicitari.

Da notare che per l’85% delle testate giornalistiche il web resta parte integrante dell’informazione e non un prodotto a sé, con il cartaceo sempre più adatto all’approfondimento e meno all’aggiornamento.

 

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