Mar. Lug 16th, 2019

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Informazione, poteri forti e democrazia inesistente

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Confronto sulla libertà di stampa / di Alessio Colombis
di Alessio Colombis

All’inizio di gennaio, ho commentato sia un post della giornalista Luciana Libero,
relativo alle recenti vicende del quotidiano “La Città” sia l’articolo di commiato
scritto dal direttore uscente dott. Andrea Manzi.
Il mio commento partiva dall’esame dei rapporti tra stampa e potere economico e
poi passava a fare una riflessione un poco più estesa sulla divisione in classi sociali e
sull’utilità-necessità di tale approccio interpretativo anche per l’individuazione della
collocazione di vari ceti e categorie professionali, come ad esempio i giornalisti,
nell’odierna società italiana. Nel suo articolo, la giornalista Luciana Libero aveva
descritto il retroscena che, in modo più o meno sotterraneo, ha accompagnato la vita
e la crisi del quotidiano “La Città”, retroscena che ha delineato i rapporti di forza e i
conflitti di classe esistenti tra proprietà e lavoratori, facendo sorgere in me alcune
domande sulle differenti vite, e cioè quelle dei padroni dei quotidiani e dei politici da
un lato, e, dall’altro, quelle dei cittadini “normali” e soprattutto di quelli più deboli e
poveri, tra i quali, sotto molti aspetti, è possibile collocare anche gli stessi giornalisti,
e in particolare quelli privi di rapporti di lavoro a tempo indeterminato e, quindi,
lavoratori precari o addirittura occasionali.
giornaliDi solito, per motivi ideologici, la società liberale tende a nascondere le differenze
esistenti tra le classi sociali, lasciando questa divisione sullo sfondo e sostituendola
di fatto con il concetto di classe media, che viene ad essere ingigantito proprio per
offuscare le differenze di classe che invece, a causa della crisi economica, diventano,
giorno dopo giorno, sempre più rilevanti e visibili.
Infatti, specialmente negli ultimi venti anni, si è avuta una concentrazione di
poteri finanziari, economici e politici che, anche a causa della globalizzazione
crescente, ha alterato sempre più la composizione del ceto medio, che, in molte sue
componenti, ha perso e perde ogni giorno diritti e tutele, anche relativamente alla
possibilità di conservare i posti di lavoro, cosa che invece, fino a qualche anno fa, era
considerata garantita e data per scontato. Ciò sta producendo un rischio crescente di
fuoriuscita dal ceto medio di nuove categorie professionali, un tempo considerate
ambite e ricercate, come sembra dimostrare anche l’istituzione del Corso di Laurea in
Scienze della Comunicazione, che era finalizzato a certificare ai laureati il possesso
di competenze necessarie e sufficienti per garantire loro uno sbocco professionale
stabile, gratificante e sicuro.
Ebbene, anche rileggendo le vicende del quotidiano “La Città”, appare chiaro
l’assottigliamento progressivo del ceto medio e la caduta di alcune sue componenti
verso il basso, e cioè ad occupare gli strati superiori della classe inferiore che, a sua
volta, cresce continuamente di numero, sebbene una parte dei giovani cerchi di
emigrare all’estero nella speranza di trovare soluzioni di lavoro.
Appare chiaro quindi il rigonfiamento di tutta questa parte della società
identificabile come classe inferiore in cui, nel caso dei quotidiani, rischiano di
precipitare non solo gli aspiranti giornalisti, ma anche i giornalisti “normali”, i
tecnici e gli altri lavoratori che ne consentono la produzione.
Di conseguenza, anche i quotidiani sembrano diventare sempre più imprese non
stabili, con lavoratori non garantiti, con personale in via di assottigliamento e
tendenzialmente precario che sembra contare sempre di meno, o addirittura quasi
nulla, visto che è diventato sempre meno garantito, e infatti spesso viene licenziato e
si vede passare sulla testa tutte le decisioni che lo riguardano e lo rendono
emarginato e insicuro!
Bisogna chiedersi allora: Oggi, l’insieme dei giornalisti che lavora in un
quotidiano è in grado di tutelare se stesso e il proprio posto di lavoro, e anche di
garantire a noi esterni il fondamentale diritto di essere informati previsto dall’art. 21
della nostra Costituzione?
La risposta tende ad essere sempre più negativa. Infatti, i giornalisti sembrano
passare dall’essere tra i protagonisti della società civile ad essere, invece, nuova
componente precaria della crescente massa emarginata e privata – sembrerebbe in
modo paradossale nel loro caso – anche di un diritto autonomo di parola, di analisi e
di critica!
Sembra dimostrarlo l’aumento di precari o, addirittura, di giornalisti a cottimo, e
cioè di giovani professionisti retribuiti solo in proporzione alla quantità degli articoli
pubblicati, retribuzione che può consistere addirittura anche nel pagamento di 5 euro
ad articolo.
Questo è il quadro – tutt’altro che tranquillizzante – che viene in mente se si
riflette sulla crisi che in questi giorni sembra aver riguardato il quotidiano “La Città”.
Ebbene, se tutte queste dinamiche di precarizzazione sembrano avvenire senza
rumore e senza una vera levata di scudi a sostegno e solidarietà dei giornalisti nella
piccola città di Salerno, immaginiamo ciò che ogni giorno passa, e viene fatto
passare, sotto silenzio, sulla testa dei cittadini italiani normali, deboli e poveri, con
decisioni che vengono prese tra i politici e i padroni, a Roma, a Milano, a Bruxelles,
a Francoforte, a New York, eccetera, eccetera! Per difenderci, e per difendere tutti
coloro che sono ancora più deboli, più precari e più poveri di noi, abbiamo una sola
possibilità, necessaria ma, purtroppo, certamente non sufficiente.
Infatti, per nostra fortuna, sia dei giornalisti e sia di noi che secondo costoro
dovremmo contare poco o nulla, c’è ancora disponibile internet, con migliaia di
persone, apparentemente isolate, emarginate e senza potere, che tuttavia parlano,
scrivono, protestano e contestano contro tutti questi poteri forti che vogliono agire in
modo reazionario e illiberale, e cioè anche con chiusure, riduzioni del personale e
licenziamenti, e contro tutte le coperture che costoro ricevono, a tutti i livelli, da
politici e governanti, che sembrano in stretti rapporti con loro, e quindi in gran parte
reazionari, oppressori e filopadronali, politici e governanti la cui presenza e il cui
potere decisionale, sempre meno democratico e meno controllabile, sembrano essere
dannosi e negativi per noi cittadini “comuni”, che ci rivolgiamo a internet proprio
perché non vogliamo padroni, ma, al contrario, essere liberi di gestire le nostre vite.
Perciò, la mia solidarietà ai giornalisti e ai lavoratori del quotidiano “La Città” e
in particolare al direttore uscente dott. Andrea Manzi, che ha preferito lasciare la
direzione del quotidiano piuttosto che piegarsi ad accettare pratiche di mercato che, a
suo avviso, sembravano non garantire, ma addirittura ostacolare, le finalità critiche
proprie di una stampa libera da qualsivoglia tipo di condizionamento.

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