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Ingroia imita Di Pietro e già annuncia rivelazioni “senza toga”

Ingroia imita Di Pietro e già annuncia rivelazioni “senza toga”

Andrà in Guatemala in veste Onu anche per dire sulla trattativa Stato-mafia tutto quello che sa e che non ha potuto dire in Italia in veste di magistrato. Il procuratore aggiunto a Palermo Antonio Ingroia dovrebbe assumere il nuovo incarico a novembre. A quel punto si sentirà «con le mani più libere» per fare, «magari, una denuncia pubblica». Ieri, davanti agli studenti dell’università di Firenze, il pm non è andato oltre. Anzi, quasi a voler smorzare, ha precisato che la sua «non è una minaccia». Però, lo scenario suggerito è del tipo: Ne vedrete delle belle. Perché in Italia, e in veste di magistrato, Ingroia di cose ne ha già dette parecchie. Basti ricordare che il 29 ottobre a Palermo si aprirà l’udienza preliminare del processo sulla trattativa, dopo un’indagine che, in vari filoni, ha riguardato i capi di Cosa nostra con gli ex ministri Nicola Mancino e Giovanni Conso, il senatore Marcello Dell’Utri e i suoi rapporti con l’ex premier Silvio Berlusconi, gli ex vertici del Ros e del Dap. D’altronde, Ingroia non ha mai nascosto di ritenere che i fili della mafia portino alle alte sfere. Stamani – seduto accanto a Salvatore Borsellino, alla presidente e all’avvocato dell’associazione fra i familiari delle vittime della strage dei Georgofili, Giovanna Maggiani Chelli e Danilo Ammannato – lo ha ribadito: «Ci sono molti in Italia, dentro la mafia, dentro le istituzioni, ex uomini delle istituzioni, che» sulla trattativa «la verità la sanno tutta» e bisogna «fra virgolette costringerli a dirla», bisogna vincere le loro «omertà» e i loro «depistaggi». Secondo il magistrato, la polemica contro i pm di Palermo è stata scatenata proprio «per non affrontare i temi della trattativa e della verità su quelle stagioni». E se le indagini ci sono state è anche grazie a «quell’Italia e a quel movimento che chiedeva verità e giustizia». Le polemiche «fanno male e questo finisce per danneggiare anche l’immagine delle indagini e dell’ufficio» ha detto Ingroia ammettendo che anche quelle hanno influito sulla decisione di accettare l’incarico in Guatemala. Spera che finiscano. Ci sono state per la sua partecipazione alla festa del Fatto Quotidiano e, prima, perché si definì «forse un po’ provocatoriamente, partigiano della Costituzione». Il Csm menzionerà quest’ultima vicenda nel fascicolo personale del pm, una «macchia – ha detto – che io considero un merito». Le polemiche più dure, però, sono nate dopo il conflitto di attribuzione sollevato dal Presidente della Repubblica: «Ha esercitato un potere legittimo – ha detto Ingroia – ma non possiamo non registrare che dopo si è creato un fuoco di fila ulteriore contro la Procura di Palermo creando difficoltà, isolamento, solitudine istituzionale». Anche per questo «è importante» che all’udienza preliminare «si garantisca un’atmosfera il più possibile serena per mettere in condizione il giudice di valutare le prove acquisite». Sulle parole di Ingroia ha ironizzato Gaetano Quagliarello (Pdl): «Ritenevamo, da conservatori, che la sede in cui un pm può e deve dire ciò che sa fosse l’eventuale processo e non il Guatemala». Anche il Pdl da tempo sostiene che il magistrato abbia aspirazioni politiche. Pure un passaggio dell’intervento di ieri pareva lo lasciasse intuire: in Guatemala «farò tutto quello che può servire» per alimentare «un movimento ampio». Ma il pm non gli ha attribuito altri fini da quello di «arrivare alla verità» sulla trattativa.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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