Ingroia si candida con gli arancioni e detta anche l’agenda del Pd

Ingroia si candida con gli arancioni e detta anche l’agenda del Pd

Antonio Ingroia (foto) è pronto a guidare il movimento arancione a fianco di Luigi De Magistris, ma prima che si delineino in modo più marcato i contorni del “Quarto polo”, quello di cui potrebbe far parte insieme a Di Pietro e al Prc, lancia un ultimo appello a Bersani: vinci le elezioni contro la «vecchia e nefasta conoscenza degli italiani» (che è Silvio Berlusconi) e cancella, una volta eletto tutte le «leggi ad personam» sulla giustizia. La lettera aperta che il magistrato scrive dal Guatemala al segretario Pd (pubblicata sul blog di Micromega) fa andare su tutte le furie il Pdl. «La lettera a Bersani è una fotografia senza veli del male oscuro che affligge parte della giustizia italiana», commenta Osvaldo Napoli (Pdl). Quello che ha scritto, interviene Luigi Vitali (Pdl), «lascia interdetti». Ma l’ex Pm di Palermo, tra i protagonisti dell’inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia, era già stato oggetto di commenti da parte del vicepresidente del Csm Michele Vietti. «Non c’è dubbio che se i parametri di comportamento cui deve ispirarsi un magistrato sono quelli, a cui si è più volte richiamato il presidente della Repubblica, cioé evitare sovraesposizioni mediatiche e di sentirsi investiti da improprie missioni, credo che la valutazione ciascuno sia in grado di farla da sé», aveva detto Vietti. Quindi aveva sottolineato come non potesse dire di più non solo perché alla guida dell’organo di autogoverno della magistratura, ma anche perché è «presidente della sua sezione disciplinare». A buon intenditor. Ma l’ex Procuratore, ora in Guatemala per una missione internazionale («che evidentemente non lo impegna troppo», nota sempre Vietti), nella sua lettera a Bersani sveste i panni del magistrato per indossare sempre più quelli del politico. Dopo il “Caro Bersani” di rito, infatti, definisce il Cavaliere «l’artefice del disastro politico-istituzionale ed etico-morale in cui è precipitato il Paese» e chiede un impegno al segretario Pd: una volta vinte le elezioni si devono cancellare le leggi ad personam sulla giustizia. Si devono fare cioé dei «provvedimenti urgenti» contro «l’intollerabile legislazione di privilegio che ha creato praterie di impunità per i potenti, ma soprattutto ha mortificato il principio di eguaglianza». E si devono confiscare i patrimoni illeciti. Il centrosinistra, stavolta, non deve perdere l’occasione, insiste. Non deve più «deludere» come in passato «su questo terreno cruciale». «Ma può un magistrato rivolgersi in questi termini a un cittadino? – chiede il socialista Riccardo Nencini – esiste ancora la separazione dei poteri tra giudiziario e legislativo? Dov’è finita la deontologia professionale?». «Nell’appello di Ingroia – insiste Napoli – colpisce la violenza di un linguaggio che mal si concilia con la sua funzione giudiziaria e il suo ruolo». In difesa di Ingroia si schiera il Pdci. «Ingroia – afferma Orazio Licandro – è un magistrato valoroso, più volte minacciato, sempre a rischio, ed ha tutto il diritto-dovere di esprimersi da cittadino. Chi conosce la sua storia dovrebbe solo ascoltare con rispetto».

m.amelia

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