Input da Londra, la vittoria diventi uno stile di vita

Input da Londra, la vittoria diventi uno stile di vita
di Vincenzo Pascale (da N.Y.)

Il New York Times ha definito la cerimonia di apertura della 30ma Olimpiade dell’era moderna: “troppo British”. Eppure in quella stupenda narrativa e coreografia ci siamo ritrovati in tanti. I singoli episodi e gli ospiti illustri della cerimonia di apertura hanno destato la nostra memoria, ci hanno fatto rivivere e emozionanti momenti della nostra esistenza: da Mary Poppins a Sir Paul Mc Cartney, da Mohammed Ali, a Beckam che in motoscafo sul Tamigi ha portato la fiamma olimpica nello studio, alla regina Elisabetta II (foto) coinvolta in una sequenza filmica del mitico agente segreto 007. C’è stato anche il momento sociale narrato attraverso il glorioso passato industriale della Gran Bretagna, con le ciminiere al vento che producevano milioni di manufatti l’anno e con una forza lavoro tra le più tenaci d’Europa a reclamare i suoi sacrosanti diritti, c’è stato l’omaggio alla creazione al Servizio Sanitario Nazionale, per anni vanto della Gran Bretagna e successivamente ripreso da altre nazioni europee. La cerimonia di aperture dei Giochi Olimpici di Londra non è stata solo una autocelebrazione ma un momento della storia collettiva europea e mondiale. Se vogliamo, concentrandosi sulla pop culture, la cerimonia di Londra ha sancito l’affermarsi della globalizzazione sia essa quella del valore del lavoro elevato a momento di costruzione di una agenda sociale, sia esso quello della musica pop che ha mosso l’immaginazione e la creatività di tanti giovani che oggi occupano posizioni di vertice e di comando. La cerimonia di Londra è stata un’enorme flash back sullo stato culturale e sociale del mondo. Ad esso seguirà la competizione nelle discipline olimpiche sportive, ove atleti di oltre 200 nazioni si affronteranno (si spera lealmente) per la Gloria olimpica e per la gioia dei loro sponsors. Lo sport e quello olimpico in particolare da sempre si è misurato con la globalizzazione e gli atleti italiani da sempre hanno fatto valere le loro capacità atletiche e l’intelligenza tattica. Siamo una piccola Nazione ma da sempre presente nel novero delle Nazioni più medagliate all’Olimpiade. Il successo olimpico non si improvvisa, è frutto di allenamento, disciplina ed umiltà. Se lo sport ed i nostri straordinari atleti possono insegnare qualcosa al nostro Paese sono proprio questi valori. Nello sport le scorciatoie sono vietate. Il nostro Paese vive una profonda crisi di competitività economica e di leadership politica. Sono carenze non (ri)costruibili in tempi brevi, ma in un lungo periodo. Sarebbe il caso che chi si accinge a pensare di poter guidare il Paese guardi ai nostri atleti e ne tragga non solo uno stile di vita ma anche una determinazione alla vittoria più che mai necessaria in questa congiuntura storica .

redazioneIconfronti

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