Insegnare la Dieta Mediterranea, dal Sud parte la sfida

Insegnare la Dieta Mediterranea, dal Sud parte la sfida

Far acquisire agli insegnanti e a chi intende operare nell’ambito della formazione, adeguate conoscenze e competenze teoriche e pratiche sull’educazione alimentare al fine di veicolare una corretta informazione sul cibo, inteso non solo come oggetto nutrizionale, ma come stile di vita salutare e sostenibile, patrimonio identitario, elemento relazionale e di scambio culturale. Insomma riuscire ad “insegnare la Dieta Mediterranea”. È questo l’obiettivo con cui nasce a Napoli, all’Università Suor Orsola Benincasa, il primo corso di Alta Formazione universitaria in Italia dedicato a “Educazione alimentare e pedagogia della Dieta Mediterranea”. E proprio quest’ultimo risvolto specifico sulla pedagogia della Dieta Mediterranea è la grande novità del corso non a caso ideato dal MedEatResearch del Suor Orsola, il primo centro universitario italiano dedicato alla Dieta Mediterranea diretto dall’antropologo Marino Niola, che, con Elisabetta Moro, docente di Tradizioni alimentari del Mediterraneo e autrice del volume “La dieta mediterranea. Mito e storia di uno stile di vita” (Il Mulino Editore), sarà tra i prestigiosi membri del comitato scientifico del corso, che tiene aperte le iscrizioni fino all’11 marzo.

Essere e ben-essere: la lectio inauguralis di Marino Niola

Il professore Marino Niola
Il professore Marino Niola

La lectio inauguralis, affidata proprio a Marino Niola, sarà dedicata al tema “Essere e ben-essere: l’insegnamento della Dieta Mediterranea” e si svolgerà giovedì 3 Marzo alle ore 14.30 presso la Sala Villani dell’Università Suor Orsola Benincasa.

“Nel corso – anticipa il direttore scientifico Marino Niola – studieremo la storia dei cibi e le tradizioni alimentari del Mediterraneo in un’ottica multidisciplinare: pedagogica, antropologica, sociologica, etico-ambientale, ma anche medico-scientifica, con l’obiettivo di costruire nuovi percorsi educativi in grado di formare esperti nella pedagogia del cibo “buono, pulito e giusto”. L’intento è anche quello di rispondere a una vera e propria emergenza pedagogica nata dal paradosso che fa registrare uno dei più alti tassi di obesità infantile proprio nella regione Campania, dove gli scienziati americani Ancel e Margaret Keys scoprirono la Dieta Mediterranea.

Il Corso organizzato in collaborazione con il CARE, il Centro di Ateneo per la Ricerca Educativa e per l’alta formazione degli insegnanti e degli educatori è aperto a 70 laureati con laurea almeno triennale, ma anche ai diplomati con un curriculum professionale attinente al percorso accademico proprio per favorire la formazione degli operatori del settore medico, pedagogico, scolastico e sociale.

Il corso si svolgerà da marzo a luglio 2016 con un incontro pomeridiano settimanale di 4 ore. Info e bando su www.unisob.na.it/medeatresearch

Un modulo di approfondimento sulla neonata Piramide Universale della Dieta Mediterranea presentata in anteprima all’Expo 2015

Uno dei punti di forza del Corso sarà un percorso di ricerca e approfondimento sulla neonata Piramide Universale della Dieta Mediterranea ideata ed elaborata dal comitato scientifico del MedEatResearch, il Centro di Ricerche Sociali sulla Dieta Mediterranea dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, con l’obiettivo di allargare il concetto della piramide nutrizionale tradizionale alle pratiche sociali e agli stili di vita. “Per la salute e il benessere psicofisico dell’individuo – anticipa Marino Niola, direttore del MedEatResearch del Suor Orsola – non basta calibrare nel piatto proteine, carboidrati e vitamine, altrimenti ci potremmo alimentare direttamente in farmacia. Sono necessari anche e soprattutto un ambiente sano, ritmi umani e convivialità”.

La nuova Piramide Universale della Dieta Mediterranea si propone, perciò, soprattutto come uno stile di vita universale, che fa bene agli uomini, alla società e al pianeta. “Seguire la Dieta Mediterranea – spiega Marino Niola – non significa mangiare un pomodoro in piedi davanti ad un frigorifero, si tratta, invece, di assumere uno stile di vita, antico e moderno, che è fatto di tanti comportamenti che ruotano attorno alla tavola e che hanno lo scopo di rinsaldare i legami sociali e il senso di solidarietà tra gli uomini e il loro ambiente. Non a caso la parola diaita, in greco antico, significa stile di vita e non perdere sette chili in sette giorni”.

Dalla convivialità allo “spreco zero” sette parole chiave della nuova Piramide Universale della Dieta Mediterranea

La Piramide Universale della Dieta
La Piramide Universale della Dieta

Attività fisica e convivialità sono due delle sette parole chiave alla base della nuova Piramide Universale della Dieta Mediterranea elaborata grazie al lavoro di gruppo del Comitato Scientifico del MedEatResearch, il Centro di Ricerche Sociali sulla Dieta Mediterranea dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, composto tra gli altri dal presidente di Slow Food International, Carlo Petrini, dal diabetologo di fama mondiale, Gabriele Riccardi, membro del direttivo del gruppo di studio su “Nutrizione attività fisica e metabolismo” dell’American Heart Association, dal presidente della Società Italiana per lo Studio dell’Obesità, Franco Contaldo, e dallo chef stellato Alfonso Iaccarino.

Al primo posto c’è la convivialità, che, come spiega Marino Niola, direttore del MedEatResearch, “da sempre rappresenta una ricetta infallibile per consolidare i legami di amicizia e fraternità tra le persone, come tra i popoli”. Poi la tradizione “che è il deposito di questo patrimonio culturale che si è stratificato nei secoli e che è un repertorio infinito di cattedrali del gusto”. La stagionalità “che è un principio etico ed estetico, perché consumare i prodotti stagionali significa ridurre l’inquinamento ambientale e, al tempo stesso, significa mangiare alimenti più saporiti e che hanno subìto minori trattamenti per la loro conservazione”. L’Attività fisica, perché “la vita all’aria aperta e il movimento incidono enormemente sulla salute”. Infine ci sono altri tre concetti semplici, ma efficaci, che declinano al futuro il verbo della dieta mediterranea. Insieme, che, come ha evidenziato Niola, “è un invito a cucinare insieme, donne e uomini, per almeno due ragioni: perché è importante nutrirsi di real food, il cibo vero, e perché l’eredità millenaria della dieta mediterranea va custodita e rinnovata giorno per giorno nei gesti che ciascuno compie in cucina, con una responsabilità che va condivisa fra i generi, in nome dell’uguaglianza e della distribuzione equa dei compiti lavorativi e domestici, ma anche per il bene delle future generazioni che meritano di ricevere questo patrimonio dell’umanità in buono stato di conservazione”. Anche per questo è fondamentale un altro concetto, quello di portare “A scuola” la cultura, i valori e la storia della dieta mediterranea perché “solo una sana e consapevole conoscenza del cibo può favorire comportamenti virtuosi e gioiosi”.

L’educazione alimentare, infatti, per gli studiosi del MedEatResearch “non deve essere un decalogo di norme restrittive, ma una riflessione a tutto tondo sul valore che il cibo ha avuto e avrà sempre nella storia dell’umanità”. Ecco perché il concetto conclusivo è Zero sprechi, perché “in un mondo dove 800 milioni di persone soffrono la fame, è un dovere morale evitare gli sprechi e impegnarsi perché il cibo arrivi anche a chi non ne ha”.

Elisabetta Moro mostra il suo volume sulla Dieta
Elisabetta Moro mostra il suo volume sulla Dieta

Sette parole chiave che rappresentano, dunque, anche una ricetta di longevità, perché come sottolinea Niola “fin dalla sua scoperta la dieta mediterranea è stata considerata uno stile di vita, che fa bene alle persone, alla società e all’ambiente e soprattutto che allunga la vita”. Non a caso, evidenzia Niola, “il suo scopritore, lo scienziato americano Ancel Keys, è morto a 101 anni e sua moglie e collaboratrice Margaret Honey a 97”. E fu proprio Keys a ribattezzare il Cilento, dove si stabilì nel 1964, il Triangolo della Lunga vita, a causa degli alti tassi di longevità dell’area, paragonabili a quelli giapponesi e molto superiori alla media italiana.

“Ed è proprio questo stile di vita – spiega Niola – che l’UNESCO ha proclamato patrimonio dell’umanità il 15 Novembre 2010, proprio in considerazione della sua sostenibilità ambientale e dei suoi vantaggi per la salute e per la convivialità, perché favorisce comportamenti virtuosi che rinforzano il legame sociale, che come è stato dimostrato, fa benessere, visto che gli scienziati hanno dimostrato che la solitudine fa più male dell’obesità”.

Info

MedEatResearch – Centro di ricerche sociali sulla dieta mediterranea

Via Suor Orsola 10, Napoli

Tel. 081.2522372

Mail: medeatresearch@unisob.na.it

www.unisob.na.it/medeatresearch

Università degli Studi Suor Orsola Benincasa

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