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Intercettazioni, politica e giustizia, ora per tutti è un caso

Intercettazioni, politica e giustizia, ora per tutti è un caso

fonte: QuiEuropa

Il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, giudica «ingeneroso» il riferimento del premier Mario Monti al lavoro della Procura. «Abbiamo avuto conforto e sostegno nell’intervento del presidente emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky che è profondo conoscitore del diritto e della Costituzione che ci ha sostanzialmente dato ragione» ha detto oggi il magistrato tornando a polemizzare sulle intercettazioni telefoniche al Capo dello Stato Giorgio Napolitano nell’ambito dell’inchiesta relativa alla trattativa Stato-mafia dei primi anni ‘90. «Abbiamo sempre rispettato la legge e le regole», ha sottolineato Ingroia che poi ha continuato «Il conflitto di attribuzione è lo strumento che il Capo dello Stato ha legittimamente scelto per trovare una soluzione superiore su un punto oggetto di controversia. Per la verità si è arrivati a questo punto perché il Parlamento non ha legiferato». Già 20 anni fa, ha ricordato Ingroia «il ministro della Giustizia del tempo, Flick, in un caso analogo in cui era stato accidentalmente intercettato il Presidente della Repubblica Scalfaro, aveva registrato un vuoto legislativo». «Di fronte a un vuoto legislativo i magistrati non possono fare altro che applicare la legge così come è», ha spiegato Ingroia, che ha poi sottolineato: «Una nuova legge non è arrivata perché la politica ancora una volta è stata inerte». Il premier Monti potrebbe replicare già oggi, durante il suo intervento al Meeting di “Comunione e Liberazione” di Rimini, la cui 33esima edizione si è aperta questa mattina.
Ingroia, poi, è tornato anche sulla vicenda giudiziaria che riguarda la presunta estorsione di Silvio Berlusconi da parte di Marcello Dell’Utri: c’è un “canale aperto” tra la procura di Palermo e i legali di Silvio Berlusconi ed è dunque molto probabile che l’ex premier si presenterà per esser sentito come testimone. «Noi abbiamo citato Berlusconi come testimone – ha spiegato Ingroia – Evidentemente il presidente ha molti impegni e gli abbiamo offerto una rosa di date nelle quali presentarsi. Siamo fiduciosi, c’è un canale di comunicazione aperto attraverso il quale speriamo di poter andare avanti».
Ma sulla vicenda delle intercettazioni, sulle possibili leggi di riforme allo studio del Governo e del Parlamento lo scontro politico è aperto, con il centrodestra ed in particolare gli esponenti Pdl, che tornano alla carica sulla necessità di una riforma in materia.
E mentre il presidente dei senatori dell’Italia dei Valori, Felice Belisario, scrive sul suo blog: «Per evitare che la trattativa di inizio anni 90 tra lo stato e la mafia resti uno dei tanti misteri irrisolti di questo Paese c’è un solo sistema: consentire alla Procura di Palermo che sta indagando di continuare a fare il proprio mestiere», Antonio Di Pietro si dice inorriditi dalla delegittimazione di Ingroia. «C’è da restare inorriditi di fronte all’opera di delegittimazione che è in atto nei confronti di quei magistrati palermitani, come Antonio Ingroia, che stanno cercando solamente di far emergere la verità sulle sanguinose stragi di mafia avvenute nel nostro Paese. Isolati, delegittimati, circondati dal vuoto e cacciati dalla Sicilia: quella che sta toccando ad Antonio Ingroia e ai magistrati come lui sembra essere una sorte già scritta, una storia già letta. La stessa toccata al Pool anti-mafia vent’anni fa e a chiunque si sia avvicinato troppo ai segreti delle commistioni e degli intrecci tra Stato e mafia. Quei fili erano percorsi da altissima tensione ieri come oggi». E’ quanto scrive sul suo blog il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che aggiunge: «Come ha scritto Zagrebelsky, che se ne rendesse conto o meno Napolitano ha prestato il fianco a questa ingloriosa e pericolosa operazione, e io rimango allibito vedendo come un intellettuale con il passato di Eugenio Scalfari, nel suo editoriale di oggi su Repubblica, si renda complice di questa turpe delegittimazione di chi fa solo il proprio dovere: cerca la verità sui rapporti tra politica e mafia. Qualcosa di simile sta succedendo anche a noi dell’Italia dei Valori». «Da quando ci siamo avvicinati troppo a quei fili – prosegue Di Pietro – è scattata una gigantesca operazione che mira a isolarci, tagliarci fuori dalla politica, fare di noi degli appestati cui nessuno si deve avvicinare. Il catenaccio formato da Giorgio Napolitano, Mario Monti e dalla stampa compiacente modello Scalfari ha decretato l’ostracismo per chiunque non accetti la loro logica, non si pieghi a quella che per loro è ragion di Stato e per noi è demolizione dello Stato, insista nel chiedere la verità e nel difendere le proprie convinzioni. La cosa non ci fa piacere, ma nemmeno paura. Andremo avanti sulla nostra strada nonostante gli attacchi dissennati di cui siamo fatti irresponsabilmente oggetto».
Di tutto altro tono le repliche degli uomini vicini all’ex premier Silvio Berlusconi: «La straripante polemica sviluppata ieri da Ingroia e dagli ambienti politici e giornalistici a lui legati e poi l’attacco dell’Anm a Monti mettono in evidenza che ci troviamo di fronte ad uno straripamento da parte di settori della magistratura». Lo dice il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto. Secondo Cicchitto c’è una parte della magistratura che ritenendo che la politica sia in una condizione di debolezza «reputano che è venuto il momento di affermare in modo esplicito il predominio della dimensione giudiziaria su tutti gli altri centri istituzionali e di potere, dalla Presidenza della Repubblica, messa sotto tiro addirittura attraverso le intercettazioni e poi minacciata e attaccata senza alcun riguardo, alla stessa Presidenza del Consiglio, ai singoli ministri con particolare riferimento a quelli che si occupano del tema giustizia, e via via sino alle varie forze politiche». «In questo quadro – aggiunge Cicchitto – certamente Berlusconi è il primo della lista, ma oramai il trattamento giudiziario che gli è stato riservato è un monito per gli altri, secondo il vecchio motto “colpiscine uno per educarne cento”. D’altra parte moniti minori nei riguardi della sinistra sono stati già avanzati: Penati docet. A questo punto è da vedere se, per quello che riguarda le materie più delicate che stanno all’ordine del giorno del Parlamento, ci sarà o meno materia per affermare l’autonomia del governo e della dimensione politico-parlamentare». «In questo senso, e non sul terreno delle ritorsioni e delle dimostrazioni di chi è il primo della classe, vanno affrontate le questioni cosi come facemmo a conclusione del dibattito alla Camera sul “decreto anticorruzione”. Come abbiamo già avuto modo di rilevare, intercettazioni, anticorruzione e responsabilità civile dei giudici sono tre questioni che, o vanno affrontate con senso di responsabilità e di equilibrio, oppure è molto difficile che possano trovare uno sbocco parlamentare che non abbia conseguenze sulla tenuta della maggioranza».
Gli fa eco Quagliariello: «Fa un certo effetto, da un po’ di tempo a questa parte, leggere padri del giornalismo e del costituzionalismo italiano che dibattono su giustizia e istituzioni, e richiamano all’importanza delle regole non in quanto mezzi di occultamento della verità ma in quanto architravi dello Stato di diritto e strumenti di salvaguardia dell’ordinamento costituzionale». Lo dichiara Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del PdL al Senato. «In un’altra era non molto remota – prosegue -, quando il fine giustificava i mezzi, quando leggi, procedure e sentenze della Corte costituzionale erano una sovrastruttura di cui fare a meno in nome del superiore obiettivo politico, avevamo messo in guardia i nostri avversari sul fatto che legittimando l’arbitrio e la sistematica violazione delle regole con lo scopo di far fuori il ‘nemico’ per via giudiziaria, a farne le spese non sarebbe stato solo Silvio Berlusconi ma l’intero equilibrio istituzionale e a lungo andare i diritti di tutti i cittadini».

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