Lun. Set 16th, 2019

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Interessi usurai fino a 400 euro al giorno: otto fermi a Caserta

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La vittima era costretta a versare cifre da capogiro ogni giorno per coprire i soli interessi

Interessi usurai fino a 400 euro al giorno nei confronti di una donna, titolare di una ricevitoria del Lotto e vittima delle pretese di un gruppo di usurai. Otto i provvedimenti di fermo eseguiti dai carabinieri della Compagnia di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. L’operazione “Dea bendata”, coordinata dalla Procura sammaritana, riguarda altrettanti indagati responsabili di usura ed estorsione. Nel corso delle indagini è emerso che la vittima era costretta a versare ai suoi aguzzini cifre da capogiro ogni giorno per coprire i soli interessi usurai sulle somme prestate. E’ in corso anche l’esecuzione di decreti di sequestro finalizzati al recupero del denaro percepito illecitamente dal gruppo criminale. A conclusione di un’articolata indagine, coordinata e diretta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, i carabinieri del nucleo operativo hanno eseguito oggi otto decreti di fermo di indiziato di delitto: T.G. 48enne di Maddaloni titolare di una gioielleria e la moglie, L.V. commerciante 31enne di Maddaloni, L.M. 24enne disoccupato di Maddaloni, F.C. 63enene disoccupato di Maddaloni, G.F. commerciante 60enne, M. C. 64enen pensionato di Maddaloni, G.G. 45enne originario di Caserta, ex appartenente alla polizia penitenziaria. I reati contestati, in base ai ruoli svolti, sono concorso in usura aggravata, concorso in estorsione aggravata, lesioni personali e furto aggravato. L’operazione – spiega la procura – è arrivata al termine di complesse indagini all’esito delle quali risultano acquisiti, a carico degli indagati, «gravi indizi di colpevolezza in relazione ai delitti di usura, estorsione e detenzione di armi». L’indagine penale trae origine dalla denuncia, ad ottobre 2012, della titolare di una ricevitoria di Maddaloni, che, accompagnata dal responsabile provinciale dell’associazione Antiracket, ha raccontato ai carabinieri di essere vittima di usura ad opera di alcuni commercianti della zona. Le indagini tecniche, intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno dimostrato che la donna per far fronte ad una crisi di liquidità era stata costretta a richiedere un iniziale prestito a uno dei commercianti indagati, il quale si offriva di anticipare a titolo oneroso l’ammontare delle vincite superiori a 2.200 euro, fino al quale è consentita la riscossione in ricevitoria. La prima elargizione ammontava a tremila euro con il pagamento di interessi pari a 300 euro, con cadenza settimanale. Il prestito progressivamente ha raggiunto l’importo di 42.500 euro, per il capitale, e 23mila euro di interessi nell’arco di soli sei mesi, durante i quali la vittima ha quindi versato all’usuraio la somma complessiva di circa 65mila euro. Ma presto la donna non è più riuscita a restituire le somme dovute e per farlo è ricorsa a distinti ed ulteriori prestiti. Si è così innescato un meccanismo a catena che coinvolgeva diversi creditori-usurai, identificati e ora tra gli indagati sottoposti a fermo. In totale la donna in prestito ha ricevuto 100mila euro, la somma restituita in soli sei mesi è risultata pari al doppio, con la corresponsione di interessi usurari in misura superiore al 400% annuo. Pagare per lei è diventato impossibile, tanto da dover vendere i locali della ricevitoria e la concessione. Ma ciò non è bastato e per costringerla a pagare, anche se ormai non aveva più niente, due degli indagati non hanno esitato – sottolinea la Procura – a minacciare di morte, quotidianamente, sia la donna che il marito, e persino i figli minori. I due, pochi giorni fa, avevano progettato anche di dar fuoco all’auto della donna: ma il veicolo, dopo la denuncia, era già al sicuro nel parcheggio della stazione dei carabinieri. «L’indole spregiudicata e criminale degli usurai, alcuni dei quali gravati da precedenti specifici» – sottolinea la procura – si è spinta al punto che due indagati sono arrivati ad aggredire un dipendente della vittima. Dalle indagini, inoltre, emerge come quasi tutti gli indagati non abbiano fatto dichiarazioni dei redditi negli ultimi anni o presentato dichiarazioni con un reddito annuale notevolmente inferiore rispetto alla disponibilità dei beni, risultati anche dall’analisi dei conti correnti. Da qui il sequestro preventivo per equivalente. «Allo stato – conclude la procura – non emerge alcun concreto collegamento con la criminalità organizzata locale». Ma «il prosieguo delle indagini consentirà di far luce sulla reale portata e sulle dimensioni del fenomeno usurario, di cui il provvedimento eseguito rappresenta solo uno spaccato».

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