Investiamo nella scuola

Investiamo nella scuola
di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

Qual è lo stato di salute della scuola italiana e, soprattutto, in che direzione va? Sono circa trent’anni, dopo averla frequentata come studente, che a vario titolo sono stato impegnato nelle istituzioni scolastiche d’ogni ordine e grado a cominciare dalla scuola dell’infanzia fino all’università e ne ho visti di cambiamenti. La scuola ha subito negli ultimi trent’anni varie riforme e modifiche regolamentari che però non hanno modificato sostanzialmente la relazione docente-studente che resta il fulcro centrale della sua necessità e ragion d’essere. In un’epoca come la nostra, post-ideologica e in preda ad una deriva relativistica rischiosissima, dove i rapporti diventano sempre più virtuali e una nuova mutazione antropologica dagli esiti incerti minaccia la razza umana, è ancora più importante affermare tale relazione. Elias Canetti in “La lingua salvata” afferma: “(…) Ogni cosa che ho imparato dalla viva voce dei miei insegnanti ha conservato la fisionomia di colui che me l’ha spiegata e nel ricordo è rimasta legata alla sua immagine. È questa la prima vera scuola di conoscenza dell’uomo”. Quanto sia vero questo, tutti possiamo verificarlo ripensando a quegli insegnanti che hanno saputo lasciare tracce così profonde in noi che nonostante siano passati tanti anni ancora ne serbiamo la memoria e, spesso, la riconoscenza. Se è vero questo, se ne deduce che, nonostante cambino metodologie e didattiche, è nella relazione docente-studente che accade veramente quel qualcosa di necessario per rendere tale esperienza fondante per ogni studente. Se la scuola abdica a tale compito e si burocratizza, svuota di colpo le sue prerogative. Per fare questo, però, servono insegnati preparati e motivati. Molti lo sono, ma tanti altri, cedendo ad un clima di disfattismo, sono diventati svogliati e pigri. E non c’è magro stipendio che giustifichi tale loro comportamento. Infatti, i docenti dovrebbero avere bene in mente almeno queste tre cose: primo, avere amore per ciò che si insegna; secondo, provare affetto grande e massima considerazione per chi si insegna; terzo, cercare di innovare continuamente il come si insegna tarando la propria didattica col cambiamento in atto nella società in cui si agisce. Ci vuole conoscenza, forza ed energia nella relazione con lo studente e chi, invece, vuole giocare al risparmio deve essere cosciente dei guai che procura ai suoi allievi e alla società. Oggi, i nostri giovani sembrano avere mille cose da fare, hanno moltiplicato le loro amicizie e relazioni sul web, eppure, in realtà, sono molto soli. Le famiglie sono distratte da tante preoccupazioni e la scuola non sembra più rientrare nel loro orizzonte d’interesse. Che fare, allora? Investiamo quelle poche risorse che ci sono per rendere più forte tale relazione. A mio parere, ciò sarà molto più produttivo di tante cattive riforme. E, poi, cerchiamo assolutamente di prolungare gli orari scolastici, apriamo le nostre scuole alla società civile, facciamo diventare le aule dei luoghi d’incontro con artisti e professionisti del territorio che volontariamente mettono a disposizione degli studenti che vogliono i propri saperi per qualche ora settimanale. Credo, e ne sono quasi certo, che questo possa anche rappresentare un ottimo antidoto alla pesante piaga della dispersione scolastica.

redazioneIconfronti

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