“Io e il rock”

“Io e il rock”

Io e il rock di Gianni Scudieri

romanzo – Tullio Pironti Editore 

 

prefazione di Edoardo Bennato

 

Piatto ScudieriRock’n’roll will never die! È la risposta che si può dare a Francesco Normanno alias Gianni Scudieri. Per uno che come me pratica da sempre le infinite strade del rock, la funzione musicale oltre che sociale del rock è in continua e costante evoluzione. Il protagonista del libro Io e il rock, Francesco Normanno, è un idealista disincantato il quale considera che, già dalla metà degli anni Settanta, con qualche più recente eccezione, il rock abbia espresso tutte le sue potenzialità creative, ovvero che sia stato già detto tutto, quindi se ne può decretare la fine, con buona pace di tutti quelli che, in aree diverse dal mondo, penso alla Cina o ai paesi dell’Est (sottoposti per decenni all’isolazionismo coatto), oggi stanno cercando nuove formule per portare avanti la bandiera del rock. Ho trovato interessante la lettura del libro di Gianni Scudieri, credo sia pieno di un sentimento che è proprio di una generazione o, più propriamente, di una parte di essa, quella dei cinquantenni e oltre, che hanno dovuto fare i conti, obtorto collo, con la caduta di ideali che non hanno retto al cambiamento dei tempi. Ma Bob Dylan, che più volte viene citato nel libro, l’aveva preannunciato: The Times They Are Changin’. I tempi stanno cambiando, e guai a chi non se ne accorge, aggiungo io. Il rischio che si corre è essere tagliati fuori dal cambiamento senza capirlo, e quindi non avere la possibilità critica o l’onestà intellettuale per tentare di capire dove sta andando il mondo. Sia come sia, il personaggio di Francesco Normanno risulta essere un entusiasta, un amante della musica, che vive sulla propria pelle in modo viscerale; si avverte la sofferenza e la frustrazione

che deriva dal “tempo perduto”. Il rammarico per un lavoro che, pur se svolto nel migliore dei modi, non interessa veramente al nostro; ma il senso del dovere e forse la sottintesa paura di cambiare, di rimettere in gioco la propria esistenza, rende il protagonista un personaggio interessante quanto ironico dal punto di vista della sua vicenda umana……..C’è, da parte del protagonista, la voglia di un dialogo con i figli ma sempre filtrato dal suo punto di vista: «Sono più giovane dentro io di voi! Non avete la minima idea di cosa abbiamo fatto noi per conquistare i nostri spazi contro l’ottusità del conflitto generazionale dell’epoca, degli ideali che avevamo e di quello che abbiamo vissuto, per non parlare della musica che abbiamo ascoltato». È deliziosa la mania di protagonismo del personaggio; si badi bene, essa è anche legittimata dal punto di vista di rivalsa sull’esistenza ma, e in questo sta probabilmente l’ironia,

è essenzialmente nella sua fantasia, non vi è traccia di ciò che nella società che gli ruota intorno. Ottima, nel libro, la ricerca storico-musicale di Gianni Scudieri, puntuale nella datazione dei riferimenti musicali del tempo che si intrecciano con gli accadimenti di natura storica. Anche per quanto riguarda i testi letterari citati a conforto delle azioni e dei pensieri del personaggio, ritengo siano sicuramente efficaci. Belli anche gli accenni alle radio libere, quando le radio erano veramente libere dai condizionamenti dell’industria discografica e si contrapponevano al monopolio della Rai, che trasmetteva soltanto sotto censura. Infatti alcune mie canzoni, Affacciati, affacciati e Uno buono, non furono mai mandate in onda da Sua Emittenza Rai! È da sottolineare anche un certo coraggio nella denuncia di alcune ipocrisie sociali, per quanto da me non pienamente condivisibili dal punto di vista strettamente politico.

Il finale decisamente surreale, che certo non rivelo, rimanda direttamente a Il curioso caso di Benjamin Button ma, se possibile, ancor di più mi viene in mente Peter Pan, il ragazzo che non voleva crescere – ho scritto qualche canzonetta sull’argomento! Francesco Normanno conserva quella maledetta voglia di restare bambini, o meglio, di guardare il mondo con gli occhi entusiasti ancorché sinceri dei bambini. Dylan avrebbe detto Forever Young, Francesco. Per concludere, è senz’altro un buon lavoro di amarcord, di godibile lettura e forse potrebbe essere uno spunto per aprire un tavolo di discussione (o trattativa) sul futuro del rock, oppure, in subordine, sul futuro della generazione degli ultracinquantenni…

Ai lettori l’ardua sentenza!

 

redazioneIconfronti

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