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IO & GLI ULTIMI / Quel messaggio dei buoni figli

IO & GLI ULTIMI / Quel messaggio dei buoni figli
di Aniello Manganiello
don Aniello Manganiello

don Aniello Manganiello

Cominciava già nell’autunno del 1994 la mia durissima lotta per il recupero e la riabilitazione di tossici e delinquenti dall’inferno di una violenza senza limiti. Un percorso che ha caratterizzato l’inizio e segnato la mia vita sacerdotale.

Ricordo un passaggio dell’omelia del cardinale Eduardo Francisco Pironio. Fu il vescovo che mi consacrò sacerdote a Roma. Era italo-argentino, figlio di friulani emigrati nei primi anni del secolo scorso in America Latina. È morto alcuni anni fa, e sono stati già aperti dalla diocesi di Roma i processi per la sua beatificazione.

Ebbene, durante l’omelia, in un passaggio che mi colpì e che sentii quasi come un “mandato” assegnatomi, un progetto per il mio sacerdozio e uno stile da vivere, il cardinale Pironio disse: “Mentre in America centrale, a El Salvador, si stanno svolgendo i funerali dell’arcivescovo Oscar Arnulfo Romero, assassinato sull’altare da un componente degli squadroni della morte, arriva la risposta di Dio, che non è l’odio, ma l’amore e il dono di un nuovo sacerdote alla Chiesa”. Romero era stato ucciso il 24 marzo 1980, la mia ordinazione avvenne cinque giorni dopo, il 29.

Nei miei sedici anni a Scampia mi sono ricordato sempre di quelle parole e della mia ordinazione avvenuta, contrariamente a quella degli altri sacerdoti, lontano dalla mia parrocchia poiché avevo voluto condividere la gioia con gli anziani e i “buoni figli”. Così don Guanella chiamava i disabili, i portatori di handicap, gli oligofrenici. Per lui erano “buoni figli”, perché anche se fanno qualcosa di sbagliato, non ne hanno coscienza.

Nel giorno più importante della mia vita volevo essere con loro, con gli anziani e i compagni della facoltà di Teologia. Con i “buoni figli” avevo condiviso la stragrande maggioranza del mio tempo libero nei quattro anni in cui avevo studiato per laurearmi. Facevo animazione, organizzavo le loro attività o li aiutavo nell’igiene personale, li portavo a mare a Passoscuro, la nostra casa sull’Aurelia, dopo Torrimpietra, non lontano da Fiumicino: zone bonificate dalle popolazioni venete e della Bassa lombarda portate lì dal duce. Andavano assistiti a trecentosessanta gradi, quei ragazzi, ed era una gioia aiutarli.

Dopo aver cambiato varie sedi per la scuola, mi trasferii quindi a Roma per gli studi teologici presso l’università di Propaganda Fide in Vaticano. La sede non era dentro le mura, ma al Gianicolo, in zona extraterritoriale, perciò l’ordinazione avvenne nella capitale, presso la cappella del seminario, in via Aurelia Antica, nell’indimenticabile giornata in cui il cardinale Eduardo Francisco Pironio volle collegare l’inizio del mio sacerdozio al martirio dell’arcivescovo Romero.

Ho ricordato queste pagine della mia vita perché è da esse che traggo la forza per aiutare gli altri, in particolare gli ultimi, sicuro come sono che l’esercito della camorra non va bombardato con parole e slogan alla moda e ghettizzato ma, al contrario, va redento e salvato. E per salvarlo bisogna vivere al fianco delle sue truppe degradate e tracciare loro la via di fuga: un lavoro discreto e profondo che trasformi le vite dal di dentro, senza strepiti mediatici a effetto.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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