Mer. Lug 17th, 2019

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Iovine: così noi Casalesi conquistammo il mercato di Pagani

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Il pentito parlerà degli interessi diffusi del suo potente clan nel Salernitano
di Simone Di Meo
Il pentito Antonio Iovine
Il pentito Antonio Iovince

Antonio Iovine parlerà anche delle ramificazioni salernitane del clan dei Casalesi. Nei prossimi mesi, il pentito di San Cipriano d’Aversa che sta facendo tremare i palazzi del potere campani e nazionali, svelerà l’intreccio di imprenditori collusi e faccendieri che hanno inoculato il virus della camorra casertana nell’agro-nocerino-sarnese. Un argomento su cui la Dda di Napoli, e in particolare il pm Cesare Sirignano, che sta gestendo il collaboratore di giustizia con il collega Antonello Ardituro, ha da tempo acceso i riflettori. Come, peraltro, confermato anche dalla recente sentenza di condanna del cartello affaristico-criminale che aveva monopolizzato in Campania e nel basso Lazio il trasporto su gomma dei prodotti ortofrutticoli attraverso la società di San Marcellino “La Paganese”. In questo caso, a finire nel mirino dei Casalesi, scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza, era stato il mercato di Nocera-Pagani. Su cui gli uomini di Gomorra avevano messo le mani grazie all’interessamento dell’ex padrino di Avellino, Felice Graziano, che nel Salernitano (come già “Cronache” ha raccontato in una precedente inchiesta) aveva agganci a diverso livello. Una storia poco conosciuta, quella che il nostro giornale inizierà a raccontare in questa prima puntata, ma che rende perfettamente l’idea degli intrecci criminali che si sono sviluppati e sono tuttora presenti, nell’Agro, attorno al settore ortofrutticolo. Scrivono, infatti, i magistrati: “Il collaboratore svelava come, grazie al suo ‘intervento’, a partire dalla fine della primavera (maggio) del 2006 la ‘Paganese’ fosse subentrata nei mercati di Nocera-Pagani a pieno titolo all’agenzia gestita da Giovanni Ferraioli (‘Giovanni dei Pagani’), avesse cercato di scalzare quella gestita dai Cataldo, ed avesse, altresì, rilevato i trasporti fatti da Umberto Troisi, per conto di tale Liguori Gioacchino”.

Un attivismo che aveva posto le condizioni per la creazione di un vero e proprio impero commerciale mafioso, in provincia di Salerno, ma che si scontrava, al contempo, con le resistenze della famiglia Cataldo di Pagani, titolare della “Junior Trasporti”, legata a sua volta al clan Sacco di Secondigliano, già coinvolta in una inchiesta per traffico di stupefacanti sull’asse Napoli-Palermo.

“L’indagine denominata operazione ‘Gargamella’, vertente esclusivamente o comunque prevalentemente su un traffico di sostanze stupefacenti da e per la Sicilia con autoarticolati della ditta Junior trasporti, svelava, dunque, da altro angolo visuale, i rapporti conflittuali tra le due ditte di trasporto destinati a risolversi positivamente di lì a poco, e precisavamente,  dopo i più allarmanti contrasti, ed attraverso l’intervento dei capi delle relative organizzazioni camorristiche di appartenenza – si legge ancora nel provvedimento dei magistrati –. Ed invero i due clan (Casalesi da un parte e famiglia Licciardi-Sacco dell’Alleanza di Secondigliano dall’altra) erano giunti ad un accordo stabilendo come spartirsi il trasporto sui vari mercati, lasciando all’Alleanza di Secondigliano il monopolio nei mercati di Nocera-Pagani ed ai Casalesi il predominio nel mercato di Fondi”. Ma i contrasti si “riaprivano allorquando in violazione degli accordi raggiunti” i Cataldo “avevano eseguito alcuni  trasporti di ortofrutta nel mercato di Fondi, roccaforte dei Casalesi, per conto di un commerciante siciliano” e in contemporanea Pagano “faceva altrettanto cercando di imporsi nel mercato di Nocera-Pagani attraverso l’appoggio di Felice Graziano”.

(1-continua)

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