Mar. Lug 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

L’Italia e il fragoroso silenzio degli assenti

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di Luigi Zampoli

7_DonnaItalia-BCome se non lo sapessimo da sempre. Le ultime vicende politiche e sociali ci hanno ricordato ancora lo stato delle cose nell’Italia del 2015.
L’Italia è una nazione in cui vige un latente, insidioso apartheid, subìto e voluto. Ci sono quelli che lavorano e quelli che sono disoccupati, quelli che vanno e quelli che restano, quelli esclusi e quelli integrati … e poi ci sono quelli che votano e quelli che si astengono.
Tutto è diviso a metà o quasi, ci sono un Nord e un Sud ovunque, dai paesini alle grandi città, dalle comunità a noi stessi, intesi come individui; abbiamo almeno due colori, mai uno solo, a volte può essere splendore, a volte miseria.
Cultura e costumi di massa enfatizzano aspetti da sempre presenti nel DNA della gens italica; dividersi, separarci, rinchiuderci in fazioni.
La bandiera, il colore, il campanile sono nostri cardini identitari che oggi sopravvivono a un mondo che va in tutt’altra direzione.
Eppure è una sopravvivenza che comincia a dare i primi segni di logoramento; un diffuso modo di agire per sottrazione.
Accade quando nel paese delle fazioni, l’unico gruppo che s’ingrossa e aumenta di dimensione è quella dei né….né, degli ignavi, di chi rinuncia a prendere una qualsiasi posizione, sia nella vita collettiva sia in quella individuale.
Il terrore di esprimere scelte non riguarda solo il rapporto tra i cittadini e la politica e di certo quando un popolo non si esprime più neanche con la semplice manifestazione del voto, è destinato lentamente a diventare plebe insignificante.
È il sintomo di un malessere psicologico di massa che si dilata sotto i nostri occhi e investe noi stessi; una marea che si ritira non lascia che paesaggi aridi alla mercé degli opportunisti di turno.
L’Italia, nella sua storia repubblicana e risorgimentale, è stata una nazione letteralmente dilaniata da passioni politiche, sociali e culturali; eravamo divisi, faziosi, ma terribilmente vitali e vivaci. Vivacità, vitalità e partecipazione; con dovuta premessa di generalizzazione, bisogna ammettere che non è proprio lo spirito del tempo attuale della nostra società.
Oggi non è più così, colpa della crisi, dei media, del governo? No, troppo facile. Raffinate e sterili tesi sociologiche sarebbero solo un esercizio autoreferenziale e astratto.
È solo una fase di riflusso, la ciclicità tornerà ad esprimere cambiamenti, ora però tanti di noi si sono messi in disparte, in tutti i sensi.

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