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Itinerari & Scoperte / 4

Itinerari & Scoperte / 4

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I luoghi interni del Cilento tra paesaggi, natura e storia
Corleto Monforte, S. Angelo a Fasanella, Ottati, Castelcivita, Roscigno, San Rufo

Veduta degli Alburni (Monte Panormo)

Riprendiamo il nostro cammino, proseguendo verso Corleto Monforte e Controne, nel cuore dell’Alburno.
Da Bellosguardo si scende verso nord-est e si supera il monumentale cimitero della cittadina. Siamo praticamente giunti nel cuore dell’altopiano dell’Alburno, contraddistinto da interessanti e suggestivi fenomeni carsici, che interessano soprattutto i territori di Sant’Angelo a Fasanella, Corleto Monforte, Ottati e Castelcivita, e che attirano ogni anno i principali gruppi speleologici nazionali. Tra grotte e anfratti ci sono oltre 200 cavità, la più importante delle quali, a 830 metri di quota, è la Grava dei Gentili. La storia e i suoi fantasmi echeggiano ancora tra questi antri: proprio qui si nascondevano  i briganti, come ci racconta Peppino Lomonaco, insegnante in pensione che da sempre scrive e racconta le bellezze (non solo geologiche) degli Alburni. E non a caso una di queste grotte è intiolata a Fra Gentile, dal nome di uno dei briganti che vi trovava rifugio.
Costruiti sulla roccia e avvolti dalla vegetazione i centri degli Albuni sembrano costituire un tutt’uno con i monti e i boschi. Decidiamo di visitarli tutti, seguendo il filo rosso della loro preziosa unicità e del comune, profondo senso di appartenenza a queste splendide montagne del salernitano.

Veduta di Corleto Monforte

Raggiungiamo per primo Corleto Monforte, così chiamato dal latino Coryletum(bosco di noccioli) e dal nome della locale famiglia di feudatari. Il centro storico del paese, ben conservato, è stato recentemente restaurato e dotato di percorsi turistici e cartelli. La parte terminale dell’abitato, costruita sulla punta della gravina, è costituita da una piazza a balconata che affaccia sulla valle del torrente Fasanella.
Il Bosco di Corleto è una delle sue principali attrattive naturali: si tratta di una grande area forestale (costituita principalmente da alberi di faggio) situata sulla parte sudoccidentale dei Monti Alburni, che tocca il Passo della Sentinella, al confine con San Rufo, ed è contigua con l’area, più meridionale, di Pruno. Vi fa eco il Museo naturalistico degli Alburni, un’ampia struttura di monitoraggio faunistico e ricerca scientifica nel campo biologico, nata nel 1997 e situata nel centro del paese.

Procediamo il viaggio verso Controne, che deve le sue origini a un gruppo di esuli pestani, qui rifugiatisi nel IX secolo d.C., dopo che l’odierna Paestum fu invasa e distrutta dai Saraceni. Nel territorio di Controne si producono olio d’oliva e i rinomatissimi fagioli, grazie ai quali ogni anno si svolge la sagra del Fagiolo di Controne, evento importantissimo per l’economia locale. Le caratteristiche principali, che fanno di questo fagiolo un prodotto pregiato, sono di carattere fisico e organolettico: la buccia sottile, l’alta digeribilità e i tempi di cottura nettamente inferiori a quelli dei comuni fagioli producono sensazioni del palato decisamente uniche, che hanno contribuito a far sì che Slow Food inserisse questo prodotto nelle 100 specialità italiane da salvare.

La sagra del fagiolo di Controne

Musiche popolari durante la sagra del fagiolo di Controne
La Sagra del Fagiolo di Controne nasce nel 1983 per valorizzare e far conoscere questo prodotto: è, di fatto, una rievocazione storica di piatti e tradizioni contronesi.La sagra si svolge volge lungo le vie del caratteristico centro storico all’interno delle quali vengono allestite delle “taverne” presso le quali si può degustare il protagonista dell’evento in tutte le sue migliori espressioni.

S. Angelo a Fasanella

Resistendo alla tentazione delle papille gustative, ritorniamo allo spettacolo offerto dalle cavità carsiche, dove rocce e cunicoli, utilizzati sin dall’antichità come luoghi di rifugio e di meditazione, sembrano esprimere gli aspetti positivi e negativi della convivenza tra uomo e natura. Nel cuore di queste cavità emerge il centro di Sant’Angelo a Fasanella, il cui nome trae origine dall’unione del nome del torrente Fasanella con il casale di Sant’Angelo. Sul suo territorio sono stati rinvenuti numerosi reperti archeologici, tra cui va ricordato il “Guerriero di Costa Palomba”, una scultura rupestre del IV secolo a.C. raffigurante un antico guerriero detto “Antece”, che significa antico o immobile. Di sicuro, Sant’Angelo a Fasanella è uno dei centri più ricchi di storia dell’Alto Cilento, teatro anche di storie di armi, di corte e tradimenti. Il borgo fu infatti completamente distrutto dalle truppe di Federico II di Svevia dopo tre mesi di assedio, per il tradimento del già citato Pandolfo di Fasanella e dei suoi fratelli, signori della contea, che si erano alleati con il Papa. E l’istinto di ribellione sarebbe proseguita, visto che  proprio da Sant’Angelo avrebbe preso il via, nel 1860, l’insurrezione del salernitano per l’unità d’Italia. Le testimonianze storico-culturali, anche religiose, si fondono tra loro: andiamo a visitare il convento di San Francesco, dotato di una ricca biblioteca, e quello delle Carmelitane, fondato nel 1727, oggi sede del Municipio. L’importanza della presenza e dello spirito religioso della zona emerge anche dalla toponomastica: le grotte di San Michele, intitolate all’omonimo arcangelo, rappresentano per esempio un luogo di misticismo e lavoro per i primi monaci eremiti (probabilmente italo-greci) e, oggi, per i fedeli che arrivano in questo centro di preghiera e memoria storico-religiosa ai piedi degli Alburni. Il luogo di preghiera è custodito da un massiccio portone, racchiuso in un portale in pietra retto da due leoni. Affreschi trecenteschi e sculture pregiate accompagnano il semplice visitatore e il pellegrino sino alla zona più interna della grotta, dove la statua di San Michele Arcangelo domina dall’alto del seicentesco altare. La religione si fonde poi con i riti popolari: a Sant’Angelo a Fasanella, infatti, fidanzamenti e matrimoni sono coronati da particolari canti noti come le “ariette santangiolesi”.

Veduta di Ottati

Lasciamo Sant’Angelo a Fasanella per fermarci al successivo centro di Ottati, alle pendici meridionali dei Monti Alburni. Anche qui, in un’atmosfera sospesa tra passato e presente, le maggiori attrazioni culturali sono religiose: il Convento dei Cappuccini (in cui è conservata una Sacra Spina della Corona di Cristo), il Santuario della Madonna di Cordoneto (costruito ai piedi del paese nel XV secolo e ampliato nel XVIII secolo) e il Convento di San Domenico (1480). La parte più preziosa di quest’ultimo è senz’altro il chiostro con un doppio ordine di colonne: in pietra viva quello superiore e in pietra morta quello inferiore. Vi si aggiunge una particolare rassegna d arte contemporanea rappresentata dal ciclo di 80 murales lungo il perimetro urbano.

Ma non finisce qui, visto che abbiamo ancora tempo per raggiungere il rifugio Panormo, da cui partono numerosi percorsi escursionistici tra le spelonche di Campo Farina, le sorgenti del torrente Fasanella e la Grotta di Santa Croce, rifugio di briganti. Vi si può infatti ancora adesso vedere la pietra su cui veniva preparata la polvere da sparo contro gli invasori piemontesi, simbolo della ribellione alla conquista del Sud da parte degli invasori piemontesi.

Ingresso alle Grotte di Castelcivita

Ci avviamo verso la fine di questa nostra seconda giornata tra i misteri del Cilento più aspro e raggiungiamo Castelcivita, che ci appare quasi sospesa nel vuoto, adagiata com’è su uno sperone naturale, con case a cascata. La sua struttura medievale, esplicitata già dal nome, è ancora molto visibile e dai vicoli e portali in pietra locale con le effigi nobiliari delle varie famiglie trasuda un’aria antica e suggestiva. Vi è ancora testimonianza storica delle fortificazioni risalenti al XIII secolo, come l’imponente Torre Angioina e la cinta muraria voluta da Carlo I d’Angiò a protezione dell’intera città.
Raggiungiamo finalmente le grotte carsiche e abbiamo conferma della loro meritata fama: si tratta di un patrimonio naturalistico di grandissimo interesse speleologic0, al cui interno sono stati rinvenuti fossili di animali preistorici e diverse tracce della presenza dell’uomo di Neanderthal.
Lungo il fiume Calore, nei pressi del paese, si possono fare piacevoli escursioni naturalistiche: è possibile sostare nelle diverse aree attrezzate per i picnic o si possono raggiungere alcune insenature con piccole spiagge in cui poter fare il bagno. Durante l’ultimo fine settimana di settembre si svolge inoltre la Sagra del Fungo Porcino, un’ottima occasione per gustare le numerose pietanze tipiche della zona.

Dopo Castelcivita raggiungiamo Roscigno, sulle pendici del Monte Pruno, detto anche “Balcone degli Alburni”. Il paese è diviso in Roscigno Nuovo e Vecchio. Quest’ultimo, villaggio-fantasma completamente disabitato a causa di diverse rovinose frane, offre al visitatore un’immagine di sé suggestiva e misteriosa.

Case di Roscigno Vecchia

Roscigno, considerata il più antico villaggio enotrio-lucano (databile tra il VII e III secolo a.C.),  è insomma un museo a cielo aperto, come rivelano anche le antiche tombe ritrovate su una piana del Monte Pruno. Il primo nucleo abitato sorse attorno a un convento benedettino: a quest’ultimo si aggiungono il Museo della Civiltà Contadina, la Chiesa di San Nicola di Bari, la Fontana e il Campanile, strutture architettoniche rimaste inalterate nel tempo. Durante i mesi estivi Roscigno Vecchio si anima con diverse manifestazioni, mostre, sagre gastronomiche e spettacoli.
Siamo così giunti nello spazio compreso il Monte Spina dell’Ausino e il Cucuzzo delle Puglie, all’altezza del Passo della Sentinella, che da sempre mette in comunicazione il Vallo di Diano con la Valle del Calore nel salernitano. Ed ecco il Vallo di Diano, di fronte a noi.

San Rufo

Abbiamo così raggiunto San Rufo, nato come semplice casale di poi popolato almeno a partire prima dell’anno mille. La trasformazione da borgo a paese sarebbe stata realizzata due secoli dopo da Gabello Pellegrino, grazie al trasferimento in paese di una reliquia di San Rufo,  terzo vescovo di Capua. Il paese fu denominato Casale di Diano e appartenne ai Pellegrino fino al Seicento, per poi passare ad altri proprietari, fra cui le famiglie Rinaldi e Laviano. Il patrimonio artistico della città è andato in gran parte distrutto ma dell’antica struttura rimangono i ruderi dell’antico castello e alcuni interessanti edifici del ‘600 e ‘700, con portali in pietra.
Stanchi della giornata approfittiamo dell’attuale fama di San Rufo come paese dell’accoglienza. Con gli occhi stanchi ma ancora pieni delle meraviglie naturali e storiche di questi luoghi, decidiamo di riposare in questa comunità orgogliosa e ospitale, per poi proseguire il nostro viaggio.

Come arrivare

Corleto Monforte
In auto: dista circa 29 km dall’Autostrada A3 con uscita al casello di Polla. In alternativa, il Comune è raggiungibile anche mediante la S.S. 166, all’altezza del bivio di Corleto Monforte.
In treno: la stazione delle Ferrovie dello Stato più vicina è Battipaglia sulla linea Salerno-Reggio Calabria.
In autobus: autolinee pubbliche Salerno-Polla.
Sant’Angelo a Fasanella
In auto: da Napoli autostrada A3 SA-RC, uscita Campagna. Proseguire quindi per Serre, Controne, Castelcivita, Ottati e Sant’Angelo a Fasanella. Da Reggio Calabria uscita Atena Lucana. Proseguire per 26 Km sulla S.S. 166.
Ottati
In auto: imboccare la A3 e proseguire per 87,3 km, uscita Campagna; proseguire per 750 m e seguire le indicazioni per Persano, Eboli, Serre, Altavilla S., Postiglione, Ottati.
Castelcivita
In auto: dall’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria uscita Campagna (per chi proviene da Nord); proseguire per Serre, Controne e quindi Castelcivita; uscita Petina (per chi proviene da Sud), proseguendo per Scorzo di Sicignano degli Alburni, Postiglione, Controne e quindi per Castelcivita.
Roscigno
In auto: Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, con uscita al casello di Atena Lucana. In alternativa imboccare la nazionale Strada S.S. 166, sino al bivio di Corleto Monforte.
In treno: la stazione ferroviaria più vicina è Polla, sulla linea Battipaglia-Lagonegro.
In autobus: autolinee pubbliche sulla linea Salerno-Napoli-Sala Consilina-Polla.
San Rufo
In auto: percorrere l’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita Atena Lucana-Val d’Agri e proseguire sulla S.S.598 in direzione San Rufo.
In treno: la stazione ferroviaria più comoda è Battipaglia.
In aereo: l’aeroporto più vicino è Napoli Capodichino.

Credits
Ufficio Informazioni EPT-Via Lungomare Trieste 7/9-Salerno
tel. + 39 089 231432
Sito internet: www.turismoinsalerno.it
e-mail: info@eptsalerno.it

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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