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Itinerari & Scoperte / 9

Itinerari & Scoperte / 9

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I luoghi del Cilento, tra paesaggi, natura e storia. Rofrano, Sanza, Caselle in Pittari, Morigerati, Pertosa

La strada che ci porta a Rofrano costeggia, una volta imboccata l’uscita di Laurito est della Strada Statale 18, i fiumi Faraone e Fredda che poi, nei pressi di Rofrano, formano il fiume Mingardo. La strada si inerpica lentamente su una salita, fino a quando intravediamo un agglomerato di case su una collina, posto in una conca boscosa, tra i due corsi d’acqua che abbiamo appena smesso di ammirare: siamo a Rofrano, un paese di circa duemila anime che è anche la base per le escursioni al Monte Sacro. Sulla strada a sinistra si erge il Monte Cervati, la vetta più alta della regione con i suoi 1898 metri. Su un colle, di fronte, è possibile osservare da lontano Sanza.
Decidiamo allora, dopo aver lasciato Rofrano, di visitare il paese che, ci dicono, risulta ideale per la villeggiatura.
La strada che percorriamo è circondata in maniera caratteristica da grande distese di lavanda che coprono di azzurro le zone meno boscose e che inebriano l’aria con il loro particolare profumo.

Sanza

Sanza è posizionata su un colle ai piedi del Monte Cariusi, circondato da monti con boschi di castagno, cerro e faggio; si ritiene che la cittadina sorga sui resti di un’antica città lucana, denominata Sontia.
Il centro è storicamente famoso perché qui, nel 1857, i superstiti della sfortunata impresa risorgimentale di Sapri furono assaliti dalle truppe borboniche. Carlo Pisacane e altri patrioti rimasero uccisi e Giovanni Nicotera fu assalito e fatto prigioniero.
Non molto lontano dalla vetta del Cervati – ci dicono – c’è la cosiddetta Nevera, una concavità non molto larga ma tanto fonda da consentire la conservazione della neve in maniera perenne. Da Sanza la vicinanza alla maestosità del Monte Cervati è tale che diventa impossibile rinunciare a una piccola escursione.
Sappiamo, però, che il piccolo centro è famoso anche per la buona cucina. L’escursione richiede almeno 5/6 ore di cammino e decidiamo di rifocillarci prima di cominciare una lunga passeggiata. L’occasione è ghiotta per assaggiare le specialità tipiche locali, che vanno dalla pasta fatta in casa, alla carne, ai formaggi, olio, salumi, asparagi, cereali, funghi e legumi. Ci lasciamo tentare dalla bontà dei prodotti locali e assaggiamo il rinomato caciocavallo silano dop, formaggio semiduro a pasta filata prodotto con latte di vacca di diverse razze, tra cui la podolica, tipica razza autoctona delle aree interne della Campania. Sulla nostra tavola non può mancare anche la treccia del Cervati e del Centaurino, prodotto caseario tipico della zona.

La pizza contadina di patate di Sanza
Gli ingredienti:
600 gr di patate
pecorino grattugiato
olive nere
pomodori San Marzano maturi
aglio
capperi
olive nere
prezzemolo
origano
pepe
olio extravergine di oliva dop
250 gr di mozzarella
mollica di pane raffermo

Fate cuocere leggermente le patate in acqua bollente, sbucciatele e tagliatele poi a fettine molto sottili, aiutandovi possibilmente con un utensile adatto. Adagiatele in un tegame da forno già unto di olio, coprite ancora con un filo d’olio e salate.
Preparate un trito d’aglio, olive nere, capperi, prezzemolo, origano, e con questo cospargete abbondantemente le patate; fate poi uno strato con la mozzarella a fettine (possibilmente asciugata un giorno in frigorifero), e ricoprite con i pomodori tagliati a rondelle sottili.
Mescolate infine la mollica di pane con pepe e pecorino, cospargete con questo trito saporito i pomodori e passate in forno caldo per circa mezz’ora.

Monte Cervati

La Chiesa della Madonna della neve

Rinfrancati, e forse anche un po’ appesantiti dalla pausa pranzo, decidiamo di proseguire verso un’escursione che si preannuncia entusiasmante: ci dirigiamo verso il Monte Cervati, il più alto di tutta la regione Campania. Per questo primato geografico e per aspetti naturalistici, paesaggistici e forestali, il Cervati – insieme con la zona del Monte Sacro – rappresenta un sistema morfologico davvero unico. Lungo il percorso che ci porta sul Monte restiamo ancora una volta incantati dalla bellezza delle distese di lavanda e cominciamo a guardarci intorno per cercare di scorgere l’aquila reale che – ci hanno detto – assieme ad altre specie in via d’estinzione, caratterizza la fauna del posto. In questa zona sono presenti e nidificano specie come il picchio verde, il picchio rosso maggiore, il rarissimo picchio nero, la lepre italica e lo sparviero, rapace tipico degli ecosistemi forestali.
Per giungere a piedi sulla vetta del Monte, coperto di neve da dicembre ad aprile, sono necessarie circa sei ore.
Ci incamminiamo lungo un sentiero molto ripido che si trova nella falda orientale del Monte Cariusi, passando per le cosiddette rupe del Cane e la piscina del Polveraccio. Attraversiamo un sentiero che ci porta sulla via del Santuario della Madonna della Neve, incastonato tra cielo e montagna, situato sul versante nord occidentale del Monte Cervati e meta di numerosi pellegrinaggi il 5 agosto.
Continuiamo ad attraversare il bosco e camminiamo lungo una serie di erti sentieri fino a giungere alla vetta del Monte Cervati, quando ci si para innanzi un panorama vastissimo sulle montagne circostanti e su tutti i paesi intorno. Ci sembra di essere in cima al mondo, dominando incontrastati dall’alto l’intera Campania, scorgendo da lontano, in giornate senza foschia come questa, finanche il Vesuvio e Stromboli.
Riscendiamo lungo il sentiero prima che faccia buio: abbiamo deciso di dormire a Sanza.

Secondo giorno

Caselle in Pittari

Il nostro viaggio alla scoperta delle meraviglie dell’entroterra cilentano riparte lungo la Strada Statale Bussentina fino al bivio per Caselle in Pittari. Il percorso in auto è a dir poco interessante per i paesaggi che ammiriamo macinando chilometri: distese di verde, tipica vegetazione autoctona che dona un sapore di particolare tranquillità.
Si narra che il paese di Caselle in Pittari sia sorto nel medioevo per opera delle popolazioni del golfo di Policastro, che erano alla ricerca di un posto sicuro contro le incursioni dal mare. Nella parte alta del paese sorge una torre antica. Il paese è noto per la grotta del Bussento, denominata anche “grotta inghiottitoio”. La grotta, situata in una trincea naturale dirupatissima, definita la Rupe, tra il Monte Cozzetta e il Monte Pannello, rappresenta uno dei più importanti fenomeni del carsismo meridionale. Essa costituisce il percorso sotterraneo del fiume Bussento che, poi, dall’altra parte della montagna, nel comune di Morigerati, risorge e, dopo aver compiuto il suo affascinante percorso nelle viscere della terra, torna a scorrere alla luce del sole.

La grotta del Bussento

A causa della violenza del fiume, che in maniera vorticosa invadeva la galleria in tutta la sua larghezza, le prime esplorazioni furono molto difficili e pericolose.
La grotta del Bussento è diventata, poi, con gli anni, facilmente raggiungibile. Ad oggi la zona è un’oasi del WWF Italia, situata nel comune di Morigerati, ed è facilmente percorribile per circa 600 metri in leggera discesa, una mezzoretta di cammino, fino a giungere nei pressi di un laghetto. L’ingresso appare come un immenso portale alto circa 30 metri.
Ci spiegano che dal comune di Morigerati si accede alla grotta inferiore del Bussento. Ci incamminiamo, allora, da Morigerati a piedi per mezzora lungo una mulattiera, accompagnati da una guida, e scendiamo piano in un vallone ricco di sorgenti nell’ultimo tratto. Qui ammiriamo in una parete a picco la Grotta Inferiore del Bussento, da cui esce l’omonimo fiume che si era inabissato a Caselle in Pittari.

L’escursione e l’ora hanno aumentato il nostro appetito. Facciamo sosta a Morigerati per la pausa pranzo che ci consente di assaggiare un menu di piatti tipici locali. Cominciamo con le lagane e ceci, passando per un secondo di trippa e patate e un assaggio di cinghiale in umido accompagnati dall’immancabile dolce.

Lagane e ceci
Farina di grano tenero
1 kg di ceci
aglio
peperoncino
sale

Lasciate i ceci in ammollo per circa 12 ore in un litro di acqua con un pugno di sale grosso.
Per fare le lagane, impastate la farina di grano tenero con l’acqua e lavorate gli ingredienti fino a formare un panetto omogeneo. Stendete il panetto con il matterello formando un disco spesso circa 1 cm.
 Tagliate l’impasto in maniera eterogenea ottenendo dei ritagli di pasta disuguali.
In una casseruola ponete i ceci precedentemente ammollati e portate ad ebollizione l’acqua. Lasciate cuocere per circa 30 minuti.
Aggiungete poi le lagane, salare il tutto e fate cuocere per circa 10/15 minuti.
In una padella fate imbiondire l’aglio in abbondante olio extravergine d’oliva e aggiungete il peperoncino per circa 1 minuto.
A cottura ultimata scolate le lagane, lasciando un po’ dell’acqua di cottura e aggiungete l’olio precedentemente soffritto e mescolate per far amalgamare tutti gli ingredienti.

Dopo pranzo decidiamo di sgranchirci un po’ le gambe passeggiando per Morigerati, che è un paese di circa 700 abitanti situato su uno sperone che domina la confluenza del rivo Casaletto nel Bussento.

Uno scorcio di Morigerati

Qui si trova il Museo etnografico agro-silvo-pastorale, fondato nel 1976, che contiene tessuti di varie epoche, arredi liturgici, oggetti di uso domestico, libri, oggetti di arte popolare della zona, attrezzi agricoli e materiale geologico della zona.
Ritorniamo sui nostri passi: la prossima del nostro viaggio sarà Pertosa. Riprendiamo il viaggio con occhio vigile: ci hanno spiegato che, prima del bivio di Morigerati dovremmo intravedere le pendici del Monte San Michele, dove si apre la Grotta di San Michele, lunga 14 metri, con una cappella che contiene due bassorilievi in marmo che raffigurano la Madonna del Rosario e San Michele che trafigge il drago.
Il viaggio prosegue passando per Casaletto Spartano, centro agricolo situato in una conca verde e per Tortorella, paese in maniera pittoresca raggruppato su un’altura che strapiomba sulla gola del torrente Bussentino, e per Torraca, paese disposto su un pendio tra due valloni fino a quando la strada scende sinuosamente con vista stupenda sul golfo di Policastro.
Ci dirigiamo verso Pertosa, centro agricolo alla destra del fiume Tanagro, famoso per le interessantissime grotte che si aprono a breve distanza del centro abitato dove, considerata l’ora, decidiamo di passare la notte.

Il carciofo bianco di Pertosa

Cogliamo l’occasione per assaggiare il rinomato carciofo bianco di Pertosa, prodotto tipico che si coltiva esclusivamente nei comuni di Pertosa, Caggiano, Auletta e Salvitelle, nel Cilento. Ha una colorazione tenue (un verdolino chiaro, quasi bianco), dolcezza e straordinaria delicatezza delle brattee interne. Il sapore è delicato, tanto che è inserito nei presidi slow food e la coltivazione è assolutamente naturale.
“La Sagra del Carciofo Bianco” si svolge a Pertosa nell’ambito della festa del santo protettore, San Vittorio, il 14 maggio ed è un’interessante viaggio nei prodotti tipici della zona: l’olio extra vergine di oliva, la pasta fatta in casa, gli asparagi, i funghi, salumi, caciocavallo e, ovviamente, il carciofo bianco, il vero protagonista in tavola.

Terzo giorno
All’alba ci svegliamo con un solo pensiero: visitare le rinomate grotte di Pertosa. Una veloce colazione e siamo di nuovo in viaggio per goderci lo spettacolo delle grotte che si trovano a brevissima distanza dal centro abitato.

La grotta di Pertosa
La grotta è detta anche dell’Angelo o di San Michele perché consacrata a questo Santo. Si tratta di una delle più importanti cavità ipogee dell’Italia meridionale, la cui visita è di grande interesse per la ricchezza delle concrezioni e per la presenza di un corso d’acqua interno. Il lavorio incessante della natura ha creato le frotte che oggi attraggono migliaia di visitatori che scelgono di visitare il luogo per molteplici motivi: interesse naturalistico, speleologico o archeologico. Si possono ammirare i tragitti che si snodano 3000 metri sotto l’imponente mole del massiccio degli Alburni. Il tragitto iniziale è invaso dalle acque del fiume Negro.
In barca si raggiunge un piccolo approdo dal quale ci si inoltra nelle viscere della terra immersi in un silenzio magico, dove luci e ombre si incontrano e si confondono, rimanendo incantati dallo scrosciare della grande cascata naturale. Ambiente surreale, cunicoli, gallerie e caverne si aprono dinanzi all’occhio del visitatore che indugia sulle superfici circostanti scoprendo come stalattiti e stalagmiti si modellano di volta in volta in forme misteriose.
Nei pressi delle grotte sono installate due centrali idroelettriche che sfruttano le acque del Tanagro e quelle che scendono dalla grotta stessa.

 

Come arrivare a:
Rofrano
Auto: Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita di Buonabitacolo
Treno: La stazione più vicina è quella di Sapri
Autobus: collegamenti con autolinee private
Sanza
Auto: Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita di Padula/Buonabitacolo e proseguire per la SS 17
Treno: La stazione più vicina è quella di Sapri
Autobus: collegamenti con autolinee private
Sala Consilina
Auto: Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita di Sala Consilina
Treno: Le stazioni più vicine sono quelle di Sicignano degli Alburni e di Buccino
Autobus: collegamenti con autolinee private
Caselle in Pittari
Auto: Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita di Buonabitacolo
Stazione: La stazione più vicina è quella di Sapri
Autobus: collegamenti con autolinee private
Morigerati
Auto: Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita di Buonabitacolo
Treno: La stazione più vicina è quella di Sapri
Autobus: collegamenti con autolinee private
Pertosa
Auto: Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita di Polla
Treno: La stazione più vicina è quella di Battipaglia
Autobus: collegamenti con autolinee private
Caggiano
Auto: Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita di Polla
Treno: La stazione più vicina è quella di Battipaglia
Autobus: collegamenti con autolinee private
Atena Lucana
Auto: Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita di San Rufo/Atena
Treno: La stazione più vicina è quella di ???
Autobus: collegamenti con autolinee private
Sala Consilina
Auto: Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita di Sala Consilina
Treno: La stazione più vicina è quella di Sicignano degli Alburni
Autobus: collegamenti con autolinee private
Sassano
Auto: Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita di Sala Consilina
Treno: La stazione più vicina è quella di Sicignano degli Alburni
Autobus: collegamenti con autolinee private
Montesano sulla Marcellana
Auto: Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita di Padula/Buonabitacolo
Treno: La stazione più vicina è quella di Sicignano degli Alburni
Autobus: collegamenti con autolinee private

Credits

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