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Itinerari & Scoperte / 6

Itinerari & Scoperte / 6

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I luoghi del Cilento tra paesaggi, natura e storia
Pollica, San Mauro Cilento, Casalvelino, Ascea

Giungiamo al bivio che conduce a Montecorice, luogo in cui nel secolo X si trovava un monastero dedicato a Sant’Arcangelo.
Dopo il bivio c’è un piccolo centro balneare in crescente sviluppo, Agnone, dotata di un piccolo porticciolo turistico, in una ridente pianura di viti e olivi che termina al Capo Capitello. Oltrepassata questa punta, ci avviciniamo al promontorio di Acciaroli, frazione del comune di Pollica, pittoresca e frequentata stazione balneare con un porticciolo turistico che conserva ancora i resti di una torre di difesa angioina e accanto al quale si erge la chiesa dell’Annunziata, risalente al 1187. Proprio ad Acciaroli soggiornò ripetutamente il celebre scrittore americano Ernest Hemingway, ispirato dai luoghi e dalla pace senza tempo che i paesaggi limitrofi ispirano allo sguardo di un più attento osservatore. Ma le bellezze del Cilento si scoprono anche verso le sue colline.

Acciaroli

A 370 m sul livello del mare si trova Pollica, centro agricolo di origine medievale, situato alle pendici meridionali del Monte Stella. Sorto nell’VIII secolo poco a nord, sulla collina detta Molino a Vento, fu abbandonato dagli abitanti in seguito a cruente lotte intestine e fu ricostruito nel luogo attuale, in una bella posizione soleggiata e con un ampio panorama. Fino al 1410 fece parte dei possedimenti della potentissima Abbazia Benedettina di Cava e poi appartenne a vari feudatari. Notevoli sono il Castello medievale, risalente al 1290, e la cappella di San Pietro del 1524. Proseguendo verso nord-ovest si trova la frazione di Celso, già baronia dei Mazziotti, dei quali si conserva il palazzo signorile.
Poco oltre si giunge a un bivio con una strada che conduce a San Mauro Cilento, cittadina a 660 metri sul livello del mare, che prende il nome da un antico monastero benedettino. Lungo la stessa strada, verso nord, si raggiunge poi Serramezzana, centro di alta collina (come già il nome “Serra” lascia intuire) di origine medievale.

Monte Stella

Dal bivio per San Mauro Cilento, attraversando le piccole frazioni di San Giovanni e Guarrazza, si incrocia una strada che porta a Stella Cilento, altro centro agricolo di origine medievale, situato su un’altura tra due valloni. Si prosegue in salita verso nord, lungo le pendici ricoperte di ulivi del Monte Stella, con serpentine dentro e fuori i canaloni che ne solcano il versante orientale. Passando per Omignano, Sessa Cilento e San Mango si raggiunge Mercato Cilento e, in una strada in discesa tra gli ulivi, Vatolla, antichissimo centro, oggi frazione del comune di Perdifumo. Nel palazzo Vargas, del ‘500, in cui dimorò dal 1686 al 1695 Giambattista Vico, in qualità di precettore della famiglia, si conservano lo scrittoio e la poltrona del filosofo. La biblioteca del barone Ventimiglia comprende alcune opere di Aristotele con postille di Vico. Proseguendo verso nord, con una bella vista sulla valle del Testene, giungiamo a una diramazione che porta a Laureana Cilento, un centro caratterizzato dalla presenza di bellissimi castagneti. A seguire c’è Rocca Cilento, di cui si notano i resti del Castello, in parte restaurato. La strada porta poi a Rutino. Ma si sta facendo tardi. E dopo aver ammirato un altro degli splendidi tramonti cilentani, ritorniamo ad Acciaroli per riposarci dopo una giornata intensa. Prima di andare a dormire, per rinfrancarci dalla lunga passeggiata, assaggiamo un altro dolce tipico cilentano, gli “scauratielli” che, da queste parti, sono un tradizionale piatto natalizio.

Scauratielli

 

Ingredienti:
1 lt di acqua
1 kg di farina
1/2 arancia
buccia di un limone
2 cucchiai di zucchero
un pizzico di sale
1/2 bicchiere di vino bianco
1/2 bicchiere di olio di oliva
abbondante olio di oliva per friggere
un rametto di rosmarino
miele

Preparazione
Far bollire per qualche minuto l’acqua con arancia, limone, vino, olio, zucchero, sale, rosmarino. Togliere dall’acqua questi ingredienti e, in un sol colpo, aggiungere la farina e far cuocere finchè la pasta non si stacca dalle pareti della pentola. Adagiare il composto così ottenuto su di un piano e batterlo con un matterello. Far raffreddare, lavorare ancora e ritagliare in forme di fiocchi. Friggere in abbondante olio. Disporre in un piatto da portata e condire con miele e zucchero.

Terzo giorno

Pioppi

All’alba di un nuovo giorno, desiderosi di scoprire nuove bellezze paesaggistiche e architettoniche del Cilento, ci rimettiamo in viaggio, proseguendo lungo la strada statale costiera che da Acciaroli porta a Palinuro. Ci lasciamo man mano alle spalle il promontorio della Torre di Caleo e cominciamo a scoprire la costa di Palinuro, lungo una strada che si snoda costeggiando il mare, lungo distese di ulivi e fichi. Risaliamo un piccolo promontorio e poi arriviamo a Pioppi, altra frazione del comune di Pollica, piccolo centro balneare situato in una piccola insenatura riparata da colline. Di notevole interesse sono la Torre Saracena restaurata di recente e il castello del ‘600. Tra le manifestazioni di rilievo che si svolgono a Pioppi ci raccontano che la sagra del pesce è una delle più celebri e si svolge con cadenza annuale nei primi giorni di settembre.
La strada statale prosegue costeggiandolo quasi sempre paesaggi di colture di fichi d’india, olivi e viti. La prossima tappa è Marina di Casalvelino, cittadina incastonata nell’ampia piana del fiume Alento, con una spiaggia ghiaiosa e sovrastata da una torre. Decidiamo di fermarci per un’escursione. Nella contrada San Matteo, non lontano dalla confluenza del Fiumicello con l’Alento, si narra sorgesse una chiesa in cui fino al 954 fu conservato il corpo di San Matteo, deposto lì in seguito al naufragio della nave che lo portava ad Ostia. Non si sa se il racconto corrisponda a verità, ma accanto alla chiesa, nella seconda metà del secolo X, sorse effettivamente il monastero di San Matteo ai due Fiumi, che nel 1072 venne poi donato all’Abbazia di Cava de’ Tirreni. Come spesso accadeva a quel tempo, attorno al monastero sorse un agglomerato di case di coloni di Guimario duca di Giffoni, proprietario di quelle terre: da qui derivò il nome Casalicium o Casalitium.

Casal Velino

In seguito, per l’aria malsana causata dall’impaludamento della pianura, monaci e abitanti si trasferirono sulla vicina altura dove già esisteva il convento carmelitano dell’Annunziata: ebbe così origine Casalicchio,  ridenominata nel 1893 Casal Velino. Decidiamo allora di fermarci proprio qui per il pranzo, prima di riprendere il nostro cammino. Il cibo è buonissimo, il vino anche. Ma il viaggio prosegue. Usciti dal ristorante notiamo una torre e dei resti sulla collinetta sovrastante il centro: sono le celebri rovine di Velia, l’antica Elea di Parmenide e Zenone. Risaliamo in macchina pronti a un’escursione in uno dei luoghi più affascinanti del Cilento. A poco più di cinque minuti di macchina giungiamo al sentiero che conduce all’Acropoli di Velia.

Escursione a Velia
Gli scavi di Velia, iniziati da Amedeo Maiuri e Paolino Mingazzini nel 1921 sono proseguiti nel 1952 con Pellegrino Claudio Sisteri e nel 1962 grazie a Mario Napoli. La città occupava un territorio di circa 90 ettari ed era organizzata in quartieri collegati tra loro da strade, valichi e porte. Della città arcaica restano molte tracce sull’Acropoli, dove si trova un insediamento con numerose case. Lungo il crinale dell’Acropoli, alcuni santuari, altari o luoghi di culto, testimoniano il culto di Poseidone, Zeus, Kairos, Atena, Asclepio, Demetra, Persefone ed Era. Appartengono con ogni probabilità all’età romana due complessi termali e il criptoportico, cioè un edificio pubblico che fu probabilmente sede della scuola medica. La città di Elea era costituita da un nucleo più antico e da due quartieri aggiunti nei primi decenni del V sec., di cui quello a sud comprendeva la maggior parte dell’abitato e vari complessi pubblici, mentre quello a nord aveva un carattere principalmente industriale/artigianale. Un porto esisteva a sud, presso la foce della Fiumarella di Santa Barbara e un altro, distrutto dalle alluvioni del Palistro e dell’Alento, a nord.
L’antica Elea fu fondata verso il 540 a.C. da coloni Focei che avevano lasciato la patria per sottrarsi all’assedio dell’esercito di Ciro e si erano rifugiati prima in Corsica, dove avevano fondato Alalia, poi, cacciati da Etruschi e Cartaginesi, si erano portati a Reggio e con l’aiuto dei suoi abitanti avevano dato origine alla nuova città. La prima forma del nome di quest’ultima era Yele, che si trova anche nelle didramme della prima metà del sec. V a.C. e denota l’origine italica. La forma “Elea” compare la prima volta in Platone. La forma “Velia” è in Plinio (Naturalis Historia, III, 71). Gli Eleati trassero le loro risorse dalla pesca e dal commercio, raggiungendo floridezza e conservando stretti rapporti con Marsiglia, al punto che Velia fu considerata come colonia di Marsiglia. La città rimase sul Tirreno tenace custode dell’ellenismo, continuando a usare la lingua greca anche nell’età imperiale romana. Ebbe tra l’altro il privilegio di mandare a Roma le sacerdotesse di Cerere, che dovevano essere greche. La città di Elea ha un’importanza di prim’ordine nella storia intellettuale per la celebre scuola filosofica che fu detta appunto eleatica, le cui origini si collegano a quelle della città stessa, nella quale il poeta e filosofo Senofane di Colofone si stabilì. Egli trovò qui un convinto seguace in Parmenide, poi detto l’Eleate, che fu il suo principale discepolo, ne diffuse le dottrine e diede ai concittadini un codice di leggi. Parmenide sostenne la sfericità della terra al centro dell’universo. La sua dottrina fu continuata da Zenone, pure di Elea. Si narra che Zenone morì orribilmente (pestato da un mortaio) per ordine del tiranno Nearco di Elea, contro cui aveva congiurato e al quale aveva sputato in faccia la lingua, che si era reciso con un morso per non rivelare i nomi dei suoi compagni.

Uno scorcio di Marina di Ascea

In una breve sosta pranzo, assaggiamo altri prodotti tipici locali, in un menù composto da pasta fresca fatta a mano con ragù, “alici ‘mbuttunate”, melanzane imbottite e la mozzarella nella mortella.
Riscendiamo al bivio che porta alle rovine di Velia e ai suoi resti che, dopo un lungo oblio, furono ritrovati nella metà del secolo scorso e che ora arricchiscono l’offerta turistica del comune di Ascea. Proseguiamo verso Palinuro, fino al bivio che conduce a Marina di Ascea, frazione del comune di Ascea, un centro balneare ricco di riserve di acqua sulfureo-ferruginosa. Vorremmo proseguire, ma la giornata è stata intensa la stanchezza ci vince Decidiamo quindi di riposare in una delle tante strutture ricettive di Ascea, con negli occhi, nella mente e nel cuore le suggestioni delle bellezze paesaggistiche e storiche del territorio cilentano.

Come arrivare Agropoli
In auto: Autostrada A3 Napoli-Salerno-Reggio Calabria, uscita di Battipaglia e poi proseguire per la SS 18 (Km 33)
In treno: Stazione di Agropoli
In autobus: autolinee pubbliche da Salerno e Napoli
Castellabate
In auto: Autostrada A3 Napoli-Salerno-Reggio Calabria, uscita di Battipaglia e poi proseguire per la SS 18 direzione Paestum-Vallo della Lucania (uscita Agropoli Sud)
In treno: Stazione di Agropoli con possibilità fitto macchina o transfer organizzato, si giunge a Castellabate in 20 minuti di percorrenza.
In autobus: autolinee pubbliche da Salerno e Napoli
Perdifumo
In auto: Autostrada A3 Napoli-Salerno-Reggio Calabria, uscita di Battipaglia e poi proseguire per la SS 18 direzione Paestum-Vallo della Lucania e uscire ad Agropoli Sud. Proseguire in direzione Santa Maria di Castellabate. A metà percorso, svoltare sulla sinistra in direzione Perdifumo.
In treno: La stazione ferroviaria più vicina è quella di Agropoli (distante 13 km da Perdifumo)
In autobus: Autolinee pubbliche Salerno – Battipaglia – Vatolla – Mercato C.to (distante 4 km da Perdifumo)
Montecorice
In auto: Autostrada A3 Napoli-Salerno-Reggio Calabria, uscita di Battipaglia e poi proseguire per la SS 18 direzione Paestum-Vallo della Lucania e uscire ad Agropoli Sud. Proseguire in direzione Acciaroli fino al bivio per Montecorice
In treno: La stazione ferroviaria più vicina è quella di Agropoli
In autobus: Autolinee pubbliche da Salerno e Napoli
Pollica
In auto: Autostrada A3 Napoli-Salerno-Reggio Calabria, uscita di Battipaglia e poi proseguire per la SS 18 direzione Paestum-Vallo della Lucania e uscire ad Agropoli Sud. Proseguire in direzione Acciaroli
In treno: La stazione ferroviaria più vicina è quella di Agropoli
In autobus: Autolinee pubbliche da Salerno e Napoli
San Mauro Cilento
In auto: Autostrada A3 Napoli-Salerno-Reggio Calabria, uscita di Battipaglia e poi proseguire per la SS 18 direzione Paestum-Vallo della Lucania e uscire ad Agropoli Sud. Proseguire in direzione Acciaroli fino al bivio per San Mauro Cilento
In treno: La stazione ferroviaria più vicina è quella di Agropoli
In autobus: Autolinee pubbliche da Salerno e Napoli
Casalvelino
In auto: Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita di Battipaglia, proseguire per la SS 18 direzione Paestum-Vallo della Lucania e uscire a Casalvelino Scalo
In treno: Stazione di Ascea
In autobus: linee pubbliche da Salerno e Napoli
Ascea
In auto: Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita di Battipaglia, proseguire per la SS 18 direzione Paestum-Vallo della Lucania e uscire a Casalvelino Scalo. Proseguire per Ascea
In treno: Stazione di Ascea
In autobus: linee pubbliche da Salerno e Napoli

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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