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Itinerari & Scoperte / 1

Itinerari & Scoperte / 1

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Cilento di miti e tuttesauriti
Palinuro, Pisciotta, Camerota

Frammento della C.T.R. della Campania (1:200.000) con, evidenziati, i centri di Pisciotta, Palinuro, Marina di Camerota, Roccagloriosa, San Giovanni a Piro e Scario

Primo giorno di viaggio

Il viaggiatore non conosce tempo né tempi: si lascia condurre, inghiottire dallo sguardo e alla fine cerca di diventare un tutt’uno con ciò che ammira.
E se c’è un luogo, dove il mito e il ricordo scolastico di quando eravamo bambini si fonde nella realtà di ciò che ci accoglie, questo è il Cilento. Ancor di più quella lingua di costa che sprofonda nel mare da Pisciotta a Sapri.
Ti fermi lungo il primo strapiombo, quello chiuso per anni al traffico, per una frana che sembrava essere diventata parte integrante del paesaggio per l’incuria degli uomini, dove gli ulivi di Pisciotta degradano verso la costa, e ti accorgi che quando la natura è tanto imponente, persino autorevole nella sua bellezza, nemmeno la voracità e la capacità degli uomini di farsi del male da soli nello scegliere i peggiori per la gestione dei propri luoghi, è riuscita a intaccarla. Per fortuna, o per grazia, la bellezza sopravvive, forse perché legata a un imperscrutabile destino di salvezza cui ciascuno di noi, segretamente, vorrebbe affidarsi.
E l’assolato, arido Cilento con il destino e le asperità di una natura implacabile e selvaggia combatte da secoli, non conosce durata, ama i tempi lenti della riflessione, si svela solo a chi vuole lasciarsi andare al tempo senza tempo del viaggiatore antico e un po’ fuori moda.

Una spettacolare visione del promontorio di Capo Palinuro dalla spiaggia di Ficocella

E se la tentazione di inforcare la via più breve ormai non risparmia nemmeno il visitatore più audace, vale la pena di affrontare i tormentati tornanti, rinunciare alla maggiore praticabilità della Salerno-Reggio Calabria (che avrà anche meno tratti proibitivi, almeno fino a Lagonegro, ma che può riservare ancora molte incognite sui tempi di percorrenza…) e immergere lo sguardo nei cromatismi caleidoscopici del mare da Pisciotta a Scario, nell’incantevole appendice marina del piccolo e severo centro di San Giovanni a Piro.  Ne varrà la pena, la delusione, in questi luoghi dello spirito, non è un rischio contemplabile. E si sarà così subito ripagati dalla spettacolare vista che si gode dal promontorio di Palinuro: inizia da qui il viaggio autentico, tra i colori della vegetazione e i bagliori di un mare che rivelano perché mai questi luoghi abbiano turbato e ispirato poeti, scrittori e viaggiatori.

Renato Guttuso, “Palinuro”, 1932

E certo non per caso proprio da queste parti Virgilio, come racconta nell’Eneide, volle far morire Palinuro, nocchiero di Enea sacrificato al dio Nettuno: addormentatosi e caduto in mare avrebbe raggiunto la riva ma, scambiato per un mostro marino, sarebbe stato ucciso dagli abitanti del luogo. Enea ne avrebbe recuperato il cadavere e gli avrebbe reso gli onori funebri e, come predetto dalla Sibilla, il luogo della sua morte ne avrebbe per sempre conservato il nome…
E in fondo, scendendo verso Pisciotta la tentazione che ti seduce è proprio questa: lasciarsi andare a un dolce oblio, con il mare che ti accoglie e lo sguardo che, a poco a poco, percorre la costa sino a inabissarsi oltre Capo Palinuro. È forse proprio allora, nel rapimento estatico del paesaggio e del silenzioso profumo del mare, che si comprende che il mito è altro dal sogno, perché è il reale che si lascia trasfigurare dalla fantasia creatrice dell’uomo di ogni tempo.

Il centro di Pisciotta con il palazzo ducale

Ma a risvegliarci dal torpore ecco finalmente comparire Pisciotta, avvolta dagli uliveti, antico feudo medioevale dei Della Marra, dei Caracciolo e dei Sanseverino, che dall’Irpinia al mare della punta estrema di Sapri dominarono per secoli sulla zona, anche se, a dire il vero, senza lasciare grande gloria.
E qui una prima sosta vale davvero la pena di farla, per visitare le stradine strette e ben tenute del centro antico fino alla cappella del Carmine e, prima ancora, alla Chiesa Madre dei santi apostoli Pietro e Paolo. Dall’alto del palazzo ducale che domina il paese lo sguardo quasi non riesce a cogliere per intero il paesaggio sconfinato dagli uliveti sino al mare.

Un suggestivo squarcio della Marina di Pisciotta

Lasciandosi alle spalle il centro abitato e la strada statale, ci si immette su una strada panoramica, tortuosa ma incantevole, costeggiata dagli ulivi: dopo sei chilometri di curve si arriva a Marina di Pisciotta, frazione del centro principale. Qui la sosta in spiaggia è obbligatoria, come pure un tuffo nelle acque cristalline del mare, pulito e invitante. E non si può certamente lasciare Marina di Pisciotta senza aver gustato, in uno dei ristoranti prossimi alla spiaggia, le delizie della cucina e della tradizione piscatoria locale. Qui il pesce (per essere certi che sia fresco, si consiglia di lasciar fare ai ristoratori senza intestardirsi in richieste “fuori stagione”) è combinato con i sapori della terra, in un’alchimia di gusti di antica sapienza, dove il contadino e il pescatore convivono da secoli.
Imperdibili sono le alici “alla scapece”, vera specialità di Pisciotta, dove l’uso dell’aceto non è mai esasperato. Per il vino, poi, non si sbaglia se si opta per una bottiglia della produzione Doc del Cilento. Qui l’uva cresce rigogliosa, tra le colline di una subregione tanto vasta da comprendere l’intero Parco del Cilento e Vallo di Diano, dai bassi rilievi costieri fino all’Appennino interno.
La cucina è ovunque buona, il servizio anche, le persone alla mano e gentili. Qualche anziano medico originario del posto racconta che, grazie alla cucina e all’olio d’oliva del Cilento, sua madre è vissuta sino a cent’anni. E forse alla lunga vita contribuisce anche l’assenza di stress che si respira da queste parti. Una maggiore celerità, certo, forse non guasterebbe ma il Cilento viaggia lentamente, lo sappiamo. E poi, quando si è in vacanza, perché continuare a volere correre? Molto meglio allora lasciarsi contagiare da un’innocua e sana indolenza, gustando i sapori e i colori del mare.

La ricetta delle Alici “alla scapece”

Le alici di Pisciotta, uno dei tipici alimenti della cucina locale

Ingredienti

  • Alici fresche
  • Olio per friggere
  • Farina
  • Aglio
  • Menta fresca
  • Sale
  • Aceto di vino bianco

Preparazione

Pulite le alici, togliendo la testa e le interiora, asciugatele, passatele nella farina e friggetele. Mettete le alici in un piatto fondo e conditele con sale, olio, foglie di menta e pezzetti di aglio. Mangiatele calde.

L’uva rossa del Cilento

Ritemprati dal cibo e dal vino, il viaggio nel cuore del Cilento costiero può riprendere con qualche consapevolezza in più. Prima di raggiungere la vicina Palinuro si attraversa Caprioli, altra frazione costiera di Pisciotta che, oltre alla stazione ferroviaria, alle strutture alberghiere e turistiche, possiede un’antica torre di avvistamento contro le incursioni saracene, risalente al XVII secolo. E dopo la torre di Caprioli si arriva a Palinuro. Archiviata la lunga e fortunata stagione del Club Med, qui con fatica si è cercato di voltare pagina, per coniugare il turismo di massa (favorito anche dai numerosi e ben attrezzati campeggi e dalle strutture alberghiere adatte a ogni tipo di esigenza e possibilità economica) con la necessità di non vanificare le straordinarie risorse ambientali e storiche locali.
E se con le spiagge del Mingardo e delle Saline si soddisfano da sempre le aspettative di chi, venendo a Palinuro, vuol godere di un mare senza pari e di un sole che regala un’abbronzatura più intensa, sul fronte del turismo culturale molto ancora si può fare. 
Gli stessi operatori turistici e commerciali, che di sicuro non vivono senza affanni la crisi economica, molto si attendono dalla diversificazione del flusso turistico e delle offerte che Palinuro può presentare. Le piccole botteghe, certo, non mancano e l’attrattiva di una passeggiata tra una pausa caffè e lo shopping seduce chiunque.
“Ciascuno di noi fa quel che può”, racconta Franco Desiderio, gestore di uno dei negozi di souvenir del centro di Palinuro, “ci siamo organizzati anche con i Bed&Breakfast per favorire il turismo giovanile. Non è più vero che i giovani vengono da queste parti solo per i locali e il divertimento; ma non possiamo più affidarci unicamente alle bellezze che la natura ci ha regalato. È necessario pensare ad altro, magari all’organizzazione di qualche grande evento di qualità”.

Palinuro, il sentiero “Fortini e torri”

In attesa dei grandi eventi qualcosa però si muove: su iniziativa dell’Amministrazione comunale di Centola-Palinuro è stato per esempio appena inaugurato il sentiero “Fortini e Torri” (realizzato dalla Cooperativa Arcella con i fondi della Comunità Europea), che collega il porticciolo di Palinuro con il faro di Capo Palinuro e la torre di Calafetente (dal nome indubbiamente suggestivo), sulla punta della Galera. Per accedervi si parte dal porto di Palinuro e ci si inerpica su una vecchia mulattiera a strapiombo sul mare, che si snoda per due chilometri, percorribili solo a piedi. Avviandosi per la stradina basta poco e lo sguardo cade subito su Punta del Fortino, dove si arriva già abbastanza stanchi per accogliere subito, con un certo sollievo, l’invito a riposare sui resti della torre, da cui si può ammirare l’ingresso per la grotta Azzurra.

Palinuro, la grotta Azzurra

Ci si rende allora conto che, per coprire meno della metà dei due chilometri previsti, ci vuole circa un’ora, a causa dell’asperità del percorso e dell’insopprimibile tentazione di rallentare e fermarsi per ammirare il paesaggio.
Si risale quindi con passo lento verso il faro, costeggiando gli anfratti fino alla torre della Quaglia. E, quasi avvolti dalla macchia mediterranea, si prosegue verso il fortino di Monte d’oro, costruito nel periodo napoleonico e di poi utilizzato dagli antiborbonici cilentani. Oggi l’incanto è lo stesso, ma la memoria e il giudizio sul passato sono abbastanza combattuti, pensando alla controversa guerra per l’unità d’Italia che si consumò anche su queste coste. 
Una volta giunti alla meta il fiato quasi non c’è più, ma lo scombussolamento dura un attimo: con altri due passi si raggiunge la torre di Calafetente e stavolta il respiro manca per davvero al cospetto dello straordinario spettacolo che la natura ci riserva. A perdita d’occhio, dopo l’Architiello e l’Arco Naturale, si scorge la costa a strapiombo sul mare, fino a Marina di Camerota.

Il porto di Palinuro

La fatica è così ripagata da un abissale silenzio e dal blu del mare, che quasi sembra ricambiare il nostro sguardo di sbigottita, ammirata meraviglia. Questo è il Cilento, baciato dagli dei; questa è la terra che nemmeno l’uomo, sventato e arrogante nella sua incapacità di alzare lo sguardo, è riuscito a deturpare con il proprio insensato operato.
Si torna poi giù, lungo il sentiero, in cerca del meritato ristoro in uno dei numerosi locali della zona. Ma non è finita, è ovvio: basta guardare il mare e si comprende a volo il motivo per cui la bandiera blu di Legambiente sia qui un riconoscimento costante, avvalorato dalla presenza di sub provenienti da tutta Italia e non solo, alla scoperta degli straordinari fondali che fanno di Palinuro uno dei siti di maggiore interesse per gli speleologi marini di tutta Europa.
Certo non ci si può azzardare a sfidare i segreti delle profondità del mare senza la necessaria esperienza, ma si può certo senza rischio lasciarsi condurre da uno dei barcaioli del porto verso la Grotta Azzurra. Come a Capri, anche questa cavità carsica deve il suo nome ai suggestivi giochi di luce prodotti da un profondo condotto da cui penetrano i raggi solari e lo spettacolo a cui si assiste è incantevole. Neppure è da meno la Grotta delle Ossa, nei pressi della Marina di Molpa, dove sono stati rinvenuti antichissimi reperti fossili.
Dopo le meraviglie delle grotte di Palinuro, il barcaiolo circumnaviga l’Isola del Coniglio, raccontando, in un italiano misto a dialetto, che un tempo i conigli sull’isola c’erano per davvero, ma che poi li avevano dovuti togliere, perché erano diventati troppi e sporcavano dappertutto con la loro “lerdamma”… Lo si ascolta con ilarità e divertimento, crogiolandosi beatamente in questo viaggio fuori dal tempo, lasciandosi dondolare dal mare, rinfrescati dalla limonata offerta in barca, insieme alla simpatia dei racconti del barcaiolo. Ma anche per i viaggiatori pigri il trascorrere delle ore s’impone con i suoi ritmi e scadenze e giunge infine il momento di ritornare sulla terra ferma per far visita all’Antiquarium, collocato su un promontorio a picco sul mare.

Vaso di fattura greca conservato nell’Antiquarium di Palinuro

Un depliant turistico di qualche tempo fa racconta che questo museo è stato realizzato negli anni ’50 del secolo scorso dall’Ente Provinciale per il Turismo di Salerno. Vi sono esposti numerosi reperti archeologici trovati durante le campagne di scavo iniziate nel dopoguerra. Si tratta di preziose testimonianze che confermano quanto antiche siano le radici di questi luoghi e dei popoli che li hanno abitati. Lo sguardo cade subito sulle suppellettili di ossidiana risalenti a circa seimila anni fa e su alcuni resti di relitti romani di età ellenistica affondati nel mare di Palinuro, quasi in ossequio e a conferma del mito dello sfortunato nocchiero di Enea. Ma sono soprattutto le monete antiche a catturare l’attenzione, con il loro prezioso carico di memorie: parlano non solo della presenza degli antichi popoli ma del loro grado di evoluzione organizzativa e dell’orgoglioso senso di appartenenza ai loro territori. In particolare, una moneta d’argento datata intorno al 530/520 a.C., con l’immagine di un cinghiale impressa su un lato e la legenda in lettere greche PALMOL, fa riferimento a Palinuro e a Molpa, la città antica i cui ruderi sono ancora visibili su una vicina collina, dedita agli scambi e ai commerci. La circostanza non è irrilevante. Si sa infatti che l’uso delle monete, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.), avrebbe riconquistato un ruolo fondamentale solo nel tardo Medioevo. Averne dunque scoperto traccia qui a Palinuro, grazie al ritrovamento di reperti risalenti a un’epoca in cui il denaro non era considerato (per motivi etici e religiosi) lo “sterco del diavolo” ma rappresentava al contrario uno strumento di civiltà e identità dei popoli, testimonia la forza, la storicità e le profonde radici di popoli e terre che vanno ben oltre il mito.
Molto del flusso futuristico e culturale di Palinuro può dunque essere legato all’Antiquarium, uno strumento con cui l’E.P.T. intende appunto tramandare l’antica cultura del luogo, promuovendone il rilancio insieme alla Soprintendenza per i Beni Archeologici, la Provincia e il Parco Nazionale del Cilento, al fine di evidenziare il legame di questa terra con la sua antica storia.

L’Antiquarium di Palinuro

Ingresso dell’Antiquarium

Interni dell’Antiquarium

Reperto di una triremi romana

Da alcuni decenni l’Antiquarium di Palinuro raccoglie preziosi reperti risalenti al V secolo a. C. dell’antica Enotria.
La ricostruzione di rapporti tra collettività locali e non (comunità indigene e greche insediate nelle subcolonie sibarite) emerse durante scavi sull’altura di Templa della Guardia iniziati negli anni ’50 del secolo scorso

Il livello di civiltà di quelle popolazioni è testimoniato in particolare dall’eloquenza delle monete arcaiche, chiaro segno di autonomia gestionale delle comunità indigene legate alla metropoli achea.
Oggi l’Antiquarium è un bene dell’E.P.T. di Salerno, che ne promuove la fruizione con iniziative molteplici, intendendo tramandare l’antica cultura del luogo per consegnare alle generazioni future il respiro profondo delle civiltà che l’animarono.
Ideato per questo scopo, d’intesa con la Soprintendenza per i Beni Archeologici, la Provincia e il Parco Nazionale del Cilento, l’Antiquarium rilancia il legame di questa terra con la sua antica storia. L’area era comunque molto ben difesa: le tracce raccolte nell’Antiquarium testimoniano di due fortificazioni costruite a protezione della comunità residente. Nella prima, quella più alta, c’era l’acropoli, l’insediamento alto; la seconda tracciava un discrimine tra abitato e necropoli.

In quest’ultima archeologi e storici hanno ricostruito due distinti riti funerari che, dai reperti ritrovati, indicano una precisa adesione a modelli culturali greci.
Le tombe a inumazione evidenziano un tracciato a fossa e i relativi corredi, tutti puntualmente decorati, costituiti di ceramica cosiddetta geometrica. Anche qui compaiono le due civiltà di cui sopra, quella indigena e l’altra di diretta derivazione greca: furono rinvenuti, infatti, vasellame indigeno e vasi greco-coloniali con coppe ioniche, coppette a fasce, brocche, crateri, oinochoai e hydriai.
Doppio anche il modello delle tombe a incinerazione: alcune sono costituite da casse di tegole, con all’interno vasi ionici senza ceramica del luogo, altre evidenziano tombe a pozzo, con vasi inseriti nel cinerario, costituito da un cratere kantharos con un ciottolo alla sommità. In queste ultime i vasi di corredo sono molto simili a quelli delle tombe a inumazione.

Secondo giorno di viaggio

Dopo un sonno ristoratore in uno degli alberghi di Palinuro, il viaggio prosegue verso la vicinissima Marina di Camerota, i cui locali notturni hanno rappresentato un “must” per i giovani degli anni Ottanta e Novanta. Da queste parti è nato non a caso il mito, stavolta moderno e non virgiliano, di Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti. Proprio nei locali della zona il più famoso e simpatico “rapper” nazionale lavorava come dj, con la sua proverbiale loquacità e un bel po’ di chili in più. Finito nel mirino di Claudio Cecchetto e di Radio Deejai, ha trascorso parecchie estati tra i corteggiamenti dei locali della zona, piacevolmente conteso dal “Ciclope” di Marina di Camerota e dal “Lanternone” di Palinuro (che spesso la spuntava).

La piazza S. Domenico di Marina di Camerota, con i suoi edifici storici e i banchetti di vendita estivi

Ricordi di anni ormai lontani, quasi evanescenti in questi giorni di crisi economica, che non risparmia neppure la notte. E allora vale forse la pena di prediligere i paesaggi e godersi le bellezze naturali di Marina di Camerota (che, con 3.500 abitanti, è la frazione più popolosa di Camerota), non a caso nota come la “Perla del Cilento”.
Le numerose grotte della sua linea di costa (circa un centinaio), scoperte a metà degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, contendono a Palinuro il primato degli insediamenti preistorici. In particolare, nella Grotta della Cala sono stati ritrovati i resti dell’Homo Camerotensis, vissuto circa 540mila anni prima di Cristo e più o meno coevo al più celebre uomo di Neanderthal.
Non solo per le grotte, ma anche per le numerosissime spiagge raggiungibili via mare, qui a Marina di Camerota fittare una barchetta è quasi d’obbligo. Stavolta lo si può fare anche avventurandosi da soli, visto che le acque sono calme e i fondali rassicuranti e trasparenti.

Marina di Camerota, Cala degli Infreschi

Ci si può così addentrare nelle calette, che sembrano infinite, tutte bellissime, con i costoni che s’inabissano nelle acque, regalando un inaspettato, variopinto gioco di luci. Ed ecco comparire Cala degli Infreschi, dove l’uomo, per fortuna, non ha combinato disastri: non un filo di cemento si scorge sulla costa, facendone uno dei luoghi più belli e incontaminati d’Italia, dove l’incanto dei costoni, del mare cristallino, degli ulivi che diradano verso il mare e della macchia mediterranea sembra non conoscere i rigori dell’inverno.

Marina di Camerota, Grotta degli Infreschi

La ricezione turistica di Marina di Camerota è ottima: 12 campeggi, 16 villaggi turistici, alberghi. Buona anche la cucina e i servizi offerti dai ristoranti che si dispiegano lungo la marina. Naturalmente si può chiedere di mangiare pesce: anche in questo caso conviene fidarsi dei consigli dei ristoratori e delle specie locali proposte. La genuinità farà il resto.
Ma anche Camerota, comune capoluogo arroccato sulla collina lungo la strada che da Marina di Camerota porta all’altra frazione Licusati, merita una visita. Conserva ancora le Torri di vedetta dell’epoca borbonica e un centro antico ben ristrutturato. Nelle sere d’estate riserva un fresco gradevole, irrinunciabile dopo una giornata trascorsa sulle spiagge e la sabbia finissima di Marina.

Lentiscosa (Camerota), cupola della Chiesa di S. Maria delle Grazie

E chi volesse visitare anche Licusati non potrà rinunciare a fare un salto a Lentiscosa, che, come racconta la guida, nasce come “Campus universitario medioevale”. Qui si può visitare la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, di fine Quattrocento, dove però la cupola, ricoperta con maioliche bicolori per un discutibile intervento successivo, crea un vistoso contrasto di stili e colori. In paese assicurano trattarsi di un prezioso rivestimento seicentesco e si spera abbiano ragione.
Calata la sera si torna sul mare, dove si può cenare in uno dei ristoranti di Marina di Camerota. Se la cucina non è particolarmente ricercata, si può però essere certi che il pesce sarà cucinato a regola d’arte. In ossequio alla tradizione “mista” cilentana vale anche la pena di iniziare il pasto con qualche antipasto di terra a base di insaccati locali, la cui genuinità è garantita. Dopo un primo con fusilli (fatti in casa) al sugo, è consigliabile un freschissimo calamaro alla griglia, appena pescato. Si può chiudere così al meglio la giornata e prepararsi a ripartire il giorno successivo alla volta del Golfo di Policastro.
Il viaggio si conclude qui, almeno per ora. Tra passeggiate, storia, miti, bellezze paesaggistiche e gusti della cucina cilentana, ci si può per ora accontentare, facendo ritorno a casa con un bel “pieno” di vissuto. E si scoprirà che in soli tre giorni ci si può sentire riconciliati con sé stessi, con il mondo e con Dio.

Indicazioni stradali

Due le alternative, una volta raggiunta Salerno: continuare per la Salerno-Reggio Calabria fino all’uscita Battipaglia, proseguire sulla Statale 18 fino a Casalvelino per poi continuare sulla Statale 447 seguendo le indicazioni Castelnuovo Cilento e poi Pisciotta o raggiungere la stessa Statale 447 attraverso la nuova strada Aversana (uscita sulla tangenziale di Salerno) per poi insistere sulla strada litoranea fino a Paestum, Agropoli e poi la superstrada con specifica uscita Palinuro-Pisciotta.

Credits
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Sito internet: www.turismoinsalerno.it
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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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