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La barbarie dell’uccisione di Soumalia Sacko

La barbarie dell’uccisione di Soumalia Sacko
di Gennaro Avallone
Il giovani ucciso a Vibo

Il giovane ucciso a Vibo

In provincia di Vibo Valentia, un lavoratore, Soumaila Sacko, è stato ucciso, sparato da 60 metri di distanza, probabilmente mentre cercava delle lamiere. Un lavoratore, attivista del sindacato USB, occupato nell’agricoltura della Piana di Gioia Tauro, con salari talmente bassi da non riuscire ad accedere ad un’abitazione adeguata. Un lavoratore, di 30 anni, con una figlia di 5 e una moglie nel paese di origine. Per la stampa quotidiana, è stato descritto come un ladro, intento in un tentativo di furto, mettendo sullo stesso piano un ipotetico tentativo di furto di lamiera con un omicidio, tra l’altro sparando da 60 metri di distanza.

La realtà è ben diversa. Non era in atto alcun furto. Allo stato delle notizie disponibili, si sa che il lavoratore stava cercando delle lamiere in una fabbrica abbandonata da anni per costruire una baracca per due amici ed è stato colpito a morte, mentre le altre due persone sono state ferite.
Ancora una volta, bisogna assistere alla barbarie, alla negazione dell’identità e alla falsificazione della realtà. Un lavoratore diventa un ladro. Una persona uccisa da degli spari diviene un extracomunitario. La vittima di un’aggressione mortale diventa il carnefice, l’attentatore alla sicurezza pubblica.
In una terra dominata dalla ‘ndrangheta, dai ricatti, dalla disoccupazione e dallo sfruttamento, qualcun pensa di potere sparare e uccidere, ma la colpa ricade su chi è morto, su chi è stato ammazzato.
È la realtà rovesciata. È la realtà dell’ingiustizia.
È una realtà da rimettere sui suoi piedi, con il contributo di tutti quelli che amano l’umanità.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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