La buona politica tornerà solo se la gente si riapproprierà dei partiti

La buona politica tornerà solo se la gente si riapproprierà dei partiti
di Gigi Casciello
Landolfi, Cesaro, Cosentino

Con lo sguardo verso un passato che non c’è più, un’ambizione smisurata ed un’autoreferenzialità non più tollerabile, il Pdl campano pensa alle prossime elezioni politiche come se non ci fosse la crisi economica, come se la politica non avesse perso ulteriore credibilità, come se Grillo non esistesse, come se su Cosentino non pendessero due richieste di arresto, come se i presidenti di provincia non avessero dato vita ad una improvvida sceneggiata per non perdere la gestione e ricandidarsi al Parlamento. L’elenco potrebbe continuare ma bisogna prender fiato per leggere tutto ma anche per “sopravvivere” ad una situazione disadorna da ultimi giorni dell’impero. Anzi, da inconsapevoli ultimi giorni dell’impero. Il punto è proprio questo: da Caldoro a Cosentino, da Cesaro a Cirielli, dalla De Girolamo alla Carfagna, arrivano segnali di un imminente scollamento con la realtà. In Campania le aziende chiudono, le Università si attorcigliano tra carenze di fondi e conflitti di potere accademici e non solo (come a Salerno per la facoltà di Medicina), la camorra lascia sul selciato vittime innocenti come Lino Romano, il giovane uscito per andare ad una partita di calcetto e trucidato per errore dai killer come un camorrista. Questi personaggi improbabili della politica italiana, che in Campania non ha mai avuto una rappresentazione peggiore, tacciono su tutto, non hanno uno straccio di idea, una proposta ma in compenso non perdono un colpo sulle strategie per eliminare l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di presidente di Provincia, per giustificare l’incapacità di trovare una soluzione territoriale e politica al fine di scongiurare la soppressione della Provincia di Benevento. Un silenzio assordante accompagna i roghi dei rifiuti nella “terra dei fuochi”, il dramma di grandi aziende ormai alle corde, la prolungata cassaintegrazione che Marchionne impone agli operai della Fiat di Pomigliano, l’inadeguatezza delle strutture scolastiche, i ritardi nel completamento di opere pubbliche, l’azzeramento del trasporto pubblico con centinaia di lavoratori che rischiano il posto e milioni di cittadini campani appiedati, privati di un diritto sacrosanto come quello di usufruire di uno dei servizi essenziali che uno stato sociale dovrebbe garantire. Basterebbe il degrado e gli sprechi della sanità per staccare la spina ad una politica, sempre più espressione di interessi consociativi e trasversali nella più fedele tradizione del gattopardismo meridionale. Insomma, ce ne sarebbe abbastanza almeno per arrossire di vergogna. Questi spudorati, a cominciare da Edmondo Cirielli, presidente della provincia di Salerno, invece, si concedono il lusso di interviste con teorizzazioni improbabili e persino la costituzione di una sorta di Pdl campano, magari per strappare qualche posto in più in Parlamento. Poverini, non hanno capito che in gran parte a Montecitorio al massimo potranno andare in gita. Certo, in Campania è ancora forte il voto clientelare, la necessità di far prevalere l’emergenza sul merito ma stavolta c’è tutto per una “insurrezione civile e democratica”. E’ tempo che tutti, ma proprio tutti, si riapproprino del diritto di partecipare e determinare i futuri scenari ed assetti della propria parte, di ciascuna area cui si fa riferimento. E’ l’unica possibilità di essere riconsegnati da parlamentari inadeguati, incapaci, arroganti, ad un potere tecnocratico e finanziario che anche dopo le elezioni del 2013 punta ad avere Mario Monti come inquilino di Palazzo Chigi.

m.amelia

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