Home
Il blog de IConfronti utilizza cookie di servizio e di analisi. Continuando la navigazione accetti l’uso di tali cookie. Più informazioni.
Tu sei qui: Home » Archivio » La camorra all’ombra della festa di Nola, fermiamola subito

La camorra all’ombra della festa di Nola, fermiamola subito

La camorra all’ombra della festa di Nola, fermiamola subito
di Aniello Manganiello

Organizziamo una raccolta di firme per chiedere l’abolizione della festa dei Gigli di Nola.Sarebbe una scelta di civiltà per esprimere un forte contrasto alla camorra e alla illegalità.
Sarebbe, inoltre, una scelta di libertà, di affrancamento dalla piovra camorrista e la comunità cristiana potrebbe finalmente vivere, una volta scacciata la camorra dal tempio, questa festa in maniera autentica e vera. Un Giglio costa anche 100mila euro e rappresenta soltanto un’ostentazione pagana e rabbiosa della forza consumistica di una lobby o di una corporazione economica. Su questa sottocultura nascono e si gonfiano gli affari che la camorra coltiva per un intero anno e che consentono guadagni enormi.
Quello di Nola è un appuntamento annuale che non ha assolutamente più nulla di religioso. La grande quantità di denaro che circola è l’unica motivazione alla base di un rito che definire pagano è un provvidenziale eufemismo per quanti lo hanno indecorosamente snaturato. Gli interessi criminali, travestiti di religiosità, a Nola sono interessi diretti e attengono alla gestione globale del territorio, dove lo Stato in alcuni casi ha rinunciato a essere presente con le sue leggi e i suoi avamposti di legalità. Vi sono poi interessi anche indiretti che si coltivano con la cresta sulle offerte, favorite dalla credulità popolare e dalla religiosità idolatrica che di fede autentica non ha proprio nulla. Preoccupante è l’infiltrazione camorrista anche nelle associazioni che si definiscono religiose e che sono prevalentemente intitolate alla Vergine Maria, venerata come Madonna dell’Arco.
Penso ai battenti o ai fujenti che, in ogni lunedì dell’Angelo, partono da Napoli e arrivano presso il santuario della Madonna, a Sant’Anastasia. Vestono di bianco e indossano una fascia rossa, per evocare il miracolo della Madonna, avvenuto nel quindicesimo secolo, quando da una guancia della Vergine, raffigurata in un’edicola della zona, fuoriuscì inspiegabilmente sangue copioso. Il volto di Maria era stato colpito da una boccia con la quale giocavano alcuni ragazzi. Non tutte le associazioni “religiose” sono state conquistate e sono gestite dalla camorra, questo va detto per obiettività. Ne conosco tante, anche nell’Agro Nolano, dove questo fenomeno malavitoso non è presente. Nell’hinterland napoletano è invece la camorra che gestisce, quasi sempre, questo infame traffico costruito sui sentimenti di fede e di pietà della gente. Se l’ordine pubblico sta davvero a cuore alle autorità, bisognerebbe fermare questi pellegrinaggi sospetti da Barra, da San Giovanni a Teduccio e da tutto l’hinterland di Napoli. La camorra, così come le altre mafie, con queste iniziative di ampio coinvolgimento, ha occupato e stravolto lo spazio religioso.
In Sicilia, Calabria e Campania, la criminalità si è impossessata dell’organizzazione delle maggiori manifestazioni rituali. Ovviamente, di religioso in tale attività non c’è nulla. Le conseguenze sono devastanti, perché sotto attacco finiscono la religiosità autentica, l’anima e l’autenticità popolare. Santa Maria dell’Arco a Sant’Anastasia, in provincia di Napoli, il santuario della Madonna di Pompei, il santuario di San Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo, soprattutto la festa dei Gigli a Nola in onore di San Paolino – manifestazione di ordine religioso che si sta diffondendo nell’hinterland napoletano, attraverso numerose riproposte, in piccolo, della suddetta festa – costituiscono i fortini della camorra, che lucra sulla fede popolare di intere comunità e di popolosi e degradati quartieri. È una delle più fiorenti attività dell’estate che, come si sa, è scandita da tali radicate ricorrenze.
Perciò, diciamo basta a quest’offesa a Dio che la Chiesa colpevolmente ha tollerato e tollera. Sarebbe il caso che le gerarchie ecclesiastiche si spendessero di più nella pratica del Vangelo, vivendo pienamente lo spirito della Chiesa di frontiera, opponendosi a tutte le manifestazioni di sub cultura criminale. È così che si incrocia la società civile e la si sostiene nella lotta contro il degrado civile. Questo blog, nato per favorire la cittadinanza attiva e la legalità, lanci questa campagna: mai più processioni idolatriche e religiosità mafiosa!

 

Di’ la tua: #fermiamoiGigli

Informazioni sull'Autore

Numero di voci : 3398

Commenti (11)

  • zelota

    io lascerei la festa pagana dei gigli ,sopratutto perchè guadagnano un pò tutti ,:falegnami,fiorai, elettricisti e tanti altri. é motivo di festa e di gioia per la povera gente . Drl resto con la religione non hanno a che fare il 99 % dei politici, dei dirigenti , dei “cultori” della legalità e della intelighenzia del nostro paese . fuori dai templi tali persone . hai mica proposto ciò? hai proposto un qlc di ovvio e non sei andato alla radice .Anzi dico di più :poco cristiano sei tu e sicuramente molti camorristi saranno perdonati mentre tanti “civili soggetti” periranno nella geenna !aprite le porte dei templi a tutti e non discriminate , Gesò non lo ha fatto , il Budda non lo ha fatto Maometto non lo ha fatto e neanche il dio dei giudei lo ha fatto, Manitù non lo ha fatto nè Zoroastro loha fatto solo noi cristiani occidentali lo facciamo ! che Iddio possa graziarti , ovvero darti la GRAZIA cosi potrai riflettere meglio sul male di Nola e sulla festa dei gigli . cordialmente giovanni lo zelota

    Rispondi
  • Maria

    Il commento istintivo che mi viene da farle è “Santo subito!” Apprezzo molto la sua coerenza e onestà intellettuale soprattutto per il ruolo che ha scelto di ricoprire nella società. Pochi “cullatori” sanno che i gigli poco hanno a che fare con la religiosità, sono falli giganti, una rappresentazione simbolica dell’organo sessuale maschile in erezione, spesso associata al culto della fertilità. Dunque un retaggio culturale a cui ci si attacca lasciando invece che venerare una cittadella di origini paleolitiche e rafforzare, valorizzare e mettere in sicurezza il patrimonio che accoglie. Ma tutti preferiscono venerare acriticamente un fallo mimetizzato sotto le spoglie di un giglio.

    Rispondi
  • giuseppe punzo

    Secondo me, lasciando la spettacolarità della festa, che si potrebbe finanziare solo con la partecipazione pubblica che accetta il sogno di San Paolino, anche se velato da palesi interessi, si perderebbe la festa in sè.
    Tutto sommato la chiarezza e la trasparenza nelle cose non hanno mai prodotto nulla di buono. Se non altro hanno prodotto solo cose abbastanza banali.
    La festa in sè, come tutte le feste religiose, è infiltrate da affari che gestiscono le mafie al sud o il Vaticano al nord, essendo al loro interno l’animo umano; è sulla sopraffazzione del credente e spesso dell’ignorante che si sono create le bellezze dell’Italia, le sue chiese monumentali, i palazzi.
    In un mondo fatto di diritti e doveri rigidamente rispettati, dove le credenze sono spiegate scientificamente e diventano certezze, non ci sarebbe piu religione.
    Nel caso specifico la festa è uno sfogo di un giorno alla società che non va. E negli sfoghi ci sono sempre le storture e le smorfie, come in un orgasmo o come in una bestemmia.
    Ripeto, se si vuol togliere l’essere umano con le sue storture in questi affari, allora possiamo iniziare già a fare le pizze nel Duomo.

    g

    Rispondi
  • nicola

    “la Chiesa colpevolmente ha tollerato e tollera” …..” Sarebbe il caso che le gerarchie ecclesiastiche si spendessero di più nella pratica del Vangelo, vivendo pienamente lo spirito della Chiesa di frontiera”………….
    Carissimo don Aniello, mi auguro che Lei possa riscoprire il pieno senso dell’unità e dell’appartenenza all'”Organizzazione” a cui Lei appartiene ed ha dedicato la sua vita.
    E’ vero, possono esserci e ci sono infiltrazioni malavitose in queste manifestazioni ma la festa dei gigli per cortesia non ce la tolga…….
    Con tutto l’affetto ed il rispetto che lei merita.

    Rispondi
  • Matteo

    Ma come si puo’ pensare di fermare le feste patronali, dai. Ma sapere i gigli che importanza hanno? Ci si lavora un anno intero

    Rispondi
  • Nicola Pirozzi

    Caro don Aniello, delle due l’una.
    Faccio notare che Nola è pressappoco una cittadina che si gira in qualche oretta e a piedi. Vi ha sede un Tribunale della Repubblica con cotanti magistrati di ottima “fattura”. Vi sono pletore di carabinieri e poliziotti. Insomma, un territorio “coperto” oltremodo e convenienza economica (per restare in tema di crisi odierna).
    Una organizzazione sociale si compone di tanti elementi tutti interrelati tra loro. La funzione malavitosa o meno, che essa esprime, è data dalle dinamiche intercorrenti tra i soggetti che la compongono. Il potere d’intervento, di direzione e amministrazione della “cosa pubblica”, nella logica elementare, è dato da chi ha la forza, lo Stato e chi lo rappresenta, non certo dai sudditi (tali sono i cittadini di questa “Repubblica”).
    I sudditi, nelle pieghe del potere, tentano strade di sopravvivenza, nella maggioranza dei casi adeguandosi, qualche volta di rivolta allo status quo.
    Ogni male per essere affrontato con un minimo di successo terapeutico ha bisogno di una ricerca: anamnesi, analisi, diagnosi e cura. Sinora, a mio parere, si fa cura nascondendo e negando volitivamente tutti i processi che portano alla malattia. La camorra chi è, come attecchisce, dov’è?

    Rispondi
  • enzo

    Solo un assaggio del documentario sulla festa dei Gigli
    http://vimeo.com/12760765

    Rispondi
  • enzo

    Mi domando: ma voi sapete cosa davvero è per un nolano la FESTA DEI GIGLI? L’avete mai vissuta da dentro? Io prima di scrivere mi informo, conosco e poi eventualmente parlo. Ma l’avete mai letta “La festa infelice” di Franco Manganelli? Non confondiamo le altre Sagre paesane (vedi Barra e Brusciano, etc etc) con quella che un eventu culturale incredibile (e per cultura intendo forma di sapere), che ha davvero pochi paragoni… D’altronde certe persone purtroppo non possono comprendere.. solo chi tiene sangue nolano st’ cos’ e’ po’ capì…
    PS: non sono un “camorrista” ma un professionista che vive 365 giorni all’anno per il suo Santo Patrono e la sua FESTA….

    Rispondi
  • gerardo

    Ho apprezzato l’articolo e la franchezza che lo caratterizza; il fatto poi che l’estensore sia un sacerdote ne rende più incisivo il contenuto. Troppe volte “uomini di chiesa” hanno taciuto o coperto comportamenti illegali, in una terra dove c’è un sostrato di micro-illegalità molto diffuso, nel quale la grande illegalità trova spesso terreno fertile. Nelle nostre terre non è sufficiente attaccare e reprimere la criminalità organizzata, ma è necessario anche operare sulle coscienze di una parte cospicua della popolazione, per modificarne la mentalità e le abitudini, per scuoterne la pigrizia mentale. Gli uomini di chiesa dovrebbero essere “in prima linea” ma spesso così non è.

    Rispondi

Lascia un Commento

© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

Scroll in alto