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La camorra con i Gigli sfida lo Stato. E il vescovo ancora nega…

La camorra con i Gigli sfida lo Stato. E il vescovo ancora nega…

La festa dei Gigli in Campania non si tiene solo a Nola, la città che storicamente l’ha valorizzata fino al punto da interessare l’Unesco. La festa è presente da almeno un secolo anche nel rione Barra di Napoli e nei Comuni di Brusciano, Casavatore e Crispano. In quest’ultimo centro, a metà strada tra Napoli e Caserta, s’è verificato otto anni fa un episodio clamoroso quale quello della lettura del messaggio del boss Tanuccio o’ malommo alla cittadinanza, una sorta di saluto benaugurante alla presenza del sindaco Carlo Esposito (foto) e delle altre autorità del paese. Il gesto, una sorta di sfida plateale allo Stato, portò di lì a poco allo scioglimento del consiglio comunale, poi all’arrivo dei commissari prefettizi ed infine a nuove elezioni. Fin qui la storia è abbastanza nota a tutti. Quello che invece è  passato sotto silenzio è stata la fase successiva, molto più scandalosa e poco nota alle cronache attuali. Tre anni fa il sindaco sciolto, Carlo Esposito si è  ricandidato alla carica di sindaco con la maggior parte degli assessori e consiglieri comunali sciolti per infiltrazioni camorristica. E grazie ad un voto popolare molto discusso, è ritornato nella carica di sindaco. La festa dei Gigli è ritornata a essere la festa nella quale la camorra esprime al meglio la propria rappresentazione compiacendosi di mostrare la propria forza e la continua sfida allo Stato.  Una volta a Crispano c’era un solo Giglio grazie alla raccolta dei fondi che avveniva con la presenza delle autorità religiose casa per casa con l’ausilio della banda musicale, oggi non è più così. I fondi vengono raccolti grazie a pressioni effettuate su negozianti e imprenditori i quali, per timore di ricevere fastidi o altro, non negano il loro assenso facendo buon viso a cattivo gioco. Quest’anno i Gigli sono stati quattro. Durante il tragitto si fermano e ballano davanti alle abitazioni dei boss o degli affiliati. Le loro case vengono rivestite in maniera particolarmente fastosa con drappi e bandiere sulle quali spicca il simbolo dei tigrotti, la paranza controllata dal boss Tanuccio o’ malommo.  Coloro che non forniscono i contributi richiesti, si vedono passare il Giglio davanti alla abitazione o negozio senza che questi si fermi per una ballata o altro. Il fenomeno che più impressiona è che molti giovani, evidentemente poco informati sulle autentica regia della festa, si lascino trasportare e coinvolgere in questa autentica follia collettiva. La festa si è tenuta domenica scorsa e nonostante la presenza di numerosi carabinieri provenienti dal comando di Castelcisterna è durata fino alle quattro di notte, quando le forze dell’ordine sono state costrette ad intervenire per fermare  la ballata dei Gigli. Sono in parecchi a ritenere che questa festa vada oramai eliminata, così come ha affermato don Manganiello. E meraviglia che proprio il vescovo di Nola abbia negato una realtà evidente a tutti.

(r. c.)

 

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Commenti (1)

  • enzo

    Una cosa è la Festa dei Gigli di NOLA, un’altra le sagre di paese che col significato dei “Gigli” nulla hanno a che vedere… Ma perché sparate e non vi informate… Barra, Brusciano, Casavatore etc. etc. ma di “testimonianze” su quella di Nola (neanche l’Ombra)… attendiamo con ansia nomi e fatti… sia gentile….

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