Dom. Lug 21st, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

La camorra fa schifo, forza: dobbiamo vincere noi!

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Una toccante testimonianza su Scampia di Davide Cerullo, ex pusher della droga

Questa toccante testimonianza su Scampia, dopo i gravi fatti di sangue che rischiano di far sprofondare il quartiere nel Far West di qualche anno fa, è di Davide Cerullo, un nostro collaboratore e amico che è stato protagonista di un meraviglioso percorso di recupero.
Davide, circa vent’anni fa, era dall’altra parte, temutissimo e “promettente” pusher del clan Di Lauro.
Oggi Davide aiuta gli altri, soprattutto i bambini, e la sua opera quotidiana ha riportato luce e speranza in quelle stesse Vele dove un tempo custodiva la sua droga e le effimere illusioni che da essa originavano. Ascoltiamo Davide, ogni sua parola è un regalo della vita, una goccia di speranza nel mare grumoso di Scampia.

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di Davide Cerullo

Quello che è successo il giorno 28 agosto 2012 alla vela celeste di Scampia con l’omicidio di Gennaro Ricci non deve assolutamente sminuire il nostro lavoro con i bambini. Non dobbiamo avere paura di continuare a fare la nostra parte, a mettere a disposizione la nostra quota di responsabilità, oggi più di ieri. Per il bene dei bambini non possiamo indietreggiare al primo colpo di vento, non ci possiamo permettere di archiviare le nostre speranze e di buttare all’aria tutto il lavoro fatto fino adesso. Adesso dobbiamo gridare più forte le nostre idee, il nostro bene per quei bambini e per il loro territorio, la nostra voglia di cambiare, la nostra forza di non abbassare la testa, di non piegarci mai di fronte a chi si crede il più forte. La camorra non vale niente e il camorrista ancora meno. Le nostre SETI, sono le speranze dei bambini, e noi continueremo a stare dalla loro parte, sempre. Chiediamo tutti insieme con forza, pace per Scampia, chiediamo possibilità, voglia di cambiamento per i nostri territori, creando alternative, possibilità di lavoro, dare l’opportunità di scegliere per una vita normale. Dobbiamo gridare più forte in faccia, alle nostre coscienze e a quelle delle istituzioni, che vogliamo un cambiamento radicale nella lotta alla criminalità organizzata, fare tutti gli sforzi possibili per capire come sradicare alla radice questo male terribile che uccide i sogni della nostra terra e di chi ci vive. Vogliamo che vadano in vigore leggi più forti, costruire non una, ma diecimila occasioni per i nostri bambini che gli permettono di non scegliere la strada della mala vita.
Deve andare via la camorra dalle Vele, da Napoli, deve andare via la politica con le mani sporche, ”i loro visi sanno di plastica facciale” non vogliamo morire di camorra, vogliamo alzare gli occhi e guardare in alto, senza paura, ce lo chiedono i bambini che vogliono semplicemente giocare, e avere la possibilità di essere bambini, quei bambini che per questa camorra da quadro soldi, spesso fanno cassa.
Amici, collaboriamo tutti insieme, coordiniamoci, facciamo forza, noi dobbiamo essere l’anticriminalità organizzata, l’opposto di quello che è la camorra. Dobbiamo oggi più di ieri avere un senso comune, libero dalla paura e dal ricatto, avere un senso energico per una mobilitazione collettiva delle coscienze. Per quello che sta succedendo alle vele siamo tutti chiamati in causa, tutti chiamati a fare tutto il possibile per migliorare la situazione.
La gente onesta non può più stare zitta, non può più attendere, esige fatti, esige risultati. Chiedete con me, l’ordine, la legalità, la giustizia sociale, e un contrasto serio alla camorra da parte dello Stato. La camorra fa schifo, è monnezza punto e basta, che SI ALIMENTA CON L’INDIFFERENZA E L’OMERTÀ. Abbiamo tutti il dovere di agire, di non arrenderci, di continuare a diffondere gli ideali, la lotta alla camorra è lotta per la libertà, per la democrazia. È difficile coltivare la speranza in un contesto dove conta il denaro più della vita, ma noi non possiamo non sperare, non possiamo non credere ad un cambiamento possibile. La camorra disprezza la vita, e per questo la uccide, e noi ci contrapponiamo ad essa, non gettando la spugna, non avvilendoci, ma con fede e maggior forza riprendiamo il cammino. Rombiamo il muro del silenzio, della paura, la mentalità del favore. Perché non è un uomo chi abbassa la testa, chi genuflette di fronte al potere, al sistema. Non è un uomochi tace, chi fa silenzio, un silenzio egoistico, che è la maschera orribile della prudenza, del calcolo, della vigliaccheria, della volontà di non compromettersi, del desiderio ossessivo di non avere fastidi, della paura di schierarsi dalla parte del debole, dell’incapacità di prendere posizione contro l’ingiustizia.
“L’unica speranza è non arrendersi mai. Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare. Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo”, disse Rita Atria.

8 thoughts on “La camorra fa schifo, forza: dobbiamo vincere noi!

  1. La parola giustizia e spesso raffigurata come una bilancia,macchina facile da truccare. Giustizia invece non è uno strumento di misurazione,ma lo scatto interiore contro il torto,la disuguaglianza. E’ ulcera,un’arsura di vergogna che istiga a rispondere,a correggere. Giustizia è compassione che porta soccorso all’offeso.
    Erri De Luca

  2. Sento la tremenda responsabilità di vivere incessantemente il grido centrale della vita, della storia dei bambini delle vele di Scampia. Ciò che nei bambini è ferito chiede asilo alla nostra responsabilità.

  3. E’ difficile non avere paura in certe situazioni,ed è molto più facile cedere e rassegnarsi. Io penso che sia umano scoraggiarsi e che la forza di Resistere è un grande atto culturale,che non viene istintivamente. Vedere e sapere che a Scampia la gente ci sta provando,grazie a tante realtà del territorio e a una grande voglia di cambiare e sperare ci deve impegnare tutti,napoletani e non,a dare il nostro contributo per questa ed altre realtà. Già sarebbe tanto smettere di avere luoghi comuni in testa e cominciare a far circolare la verità.grazie

  4. IO DEL NORD SONO FINITA IN UNO SGUARDO DI UN
    BAMBINO DI SCAMPIA

    Ti ho visto in una foto, regalatami da un amico, che ti ritraeva nelle vele di Scampia, il tuo quartiere, il quartiere che qualcuno ha definito “un inverno sulla terra creato dagli uomini”, e voi bambini siete, di questo inverno, le vittime assolute, gli angeli con le ali bruciate. Un quartiere degli ultimi, che vive al riparo dei nostri sguardi, il quartiere dei bambini cresciuti troppo in fretta, con l’anima zoppa.
    Qualcuno già anni fa, di questo tuo quartiere, scriveva:”Questo e uno spazio senza grazia. Qui gli uomini vivono dannati in una feroce tristezza”.

    Quella foto mi ha spinta, come un vento leggero, fino a te. Quando ho detto a mia madre della mia volontà di venire a Scampia è accaduto il putiferio, mi ha detto “lo sai che quella è gente di Gomorra, maledetta persino da Dio?”.  Ma io mi sono finta sorda e ho voluto venire a vederti,  in quello spazio brutale e sconfinato di Scampia, dove tutto per tutti è a posto e terribilmente normale, ma per me illogico, immorale, scomposto.
     
    Io amo Napoli per il caffè, l’odore del mare, Marechiaro, Posillipo, bellezze rare e disarmanti.
    Sono passata attraverso questo spazio vuoto e indegno della tua innocenza e bellezza. Sono passata  fra tanta gente con una diffusa rassegnazione negli occhi e tra questi ti  ho visto, i tuoi occhi mi hanno regalato sorrisi e rabbia, commozione e voglia di speranza, ma sopratutto tante domande, domande che mi graffiavano dentro con un immenso senso di colpa.
    I tuoi occhi sono stati per me una sorte di convocazione, un appello alla mia coscienza e a quella di tutti noi
     Mi chiedo perché in questo spazio infame, tra case fortezza, tra bande criminali e uno Stato assente, tu sei predestinato a meritare tanto male? Perché?

    Non ti nascondo che di fronte ai quei tuoi occhi mi sono sentita impotente, non ho avuto il coraggio di fissarli, perché ho sentito il bisogno di capire dove fosse la mia colpa per quella tua infanzia penosa, io che vengo da una città del Nord dove tutto sembra apparentemente a posto,normale,ma in verità ci vergogniamo di dire che le mafie sono parte in de grande anche nel nostro territorio,ma non lo vogliamo ammettere.
     
    Mi ostino a credere che davanti ai bambini di Scampia, noi adulti siamo colpevoli, decisamente colpevoli per non essere ancora capaci di rischiare per amore. Forse perché non ne conosciamo il significato. In effetti nei vostri confronti siamo sempre decisamente in ritardo.
    Incontrandoti, ho avuto la sensazione che il mio destino si fosse capovolto, “arrevuotato”
    come si usa dire dalle tue parti.
    Mi ha turbato lo stato di degrado che vive il tuo quartiere, di qull’essere continuamente bastonati e non dire niente, mi ha turbato anche quel silenzio collettivo che ti circonda, minacciando il tuo futuro. Un silenzio egoistico, tremebondo.
    Non c’è maggior infelicità al mondo di quella di non avere nessuno con cui parlare per porre rimedio a questo silenzio che uccide.
     
    A me tu hai tolto la pace, hai mandato in frantumi gli innumerevoli pregiudizi che avevo verso questa tua maledetta terra. Mi hai visto piangere,  forse senza capire il motivo di quelle lacrime amare, credimi bambino: era il mio dolore per te, il mio dolore di fronte a questo mondo di Scampia che ti divora, disperdendo di te quello che di più bello sei.
    Non sai quando sia amara per me questa verità di cui tu e tutti quelli come te ne pagano il prezzo più alto, un prezzo di un conto che non torna, perché la colpa e nostra non tua, nostra, perché dopo tanti anni  tutto e uguale a prima, tutto si ripete  uguale a ieri. Ma a chi importa che tu sia felice?
     
    Quando mi fissavi con quei tuoi occhioni neri, ho sempre avuta la sensazione che mi chiedessi di portarti via da quel posto a cui tu non importi se non per rubarti la libertà. Quel luogo sembra già abbia deciso per te cosa sarai domani, e non è difficile capirlo. Io ti porterei via da questo vergognoso Stato, ti strapperei dalle mani di questa mala strada per riconsegnarti serenità, la tua serenità.

    Mi chiedo: come farai da solo a difenderti contro tutti e tutto? Con tuo padre in galera dal 2004 quando tu avevi solo sei mesi. Tua madre mi ha detto che, se tutto va bene, uscirà il 2016 quando tu avrai sedici anni.
     
    Nelle Vele di Scampia appena si entra si avverte che la vita non si vive la si subisce, una  costrizione all’adattamento al potere camorristico un abitudine all’assenza delle istituzioni, che qui temo abbiano fallito.
    Non si avverte rabbia, opposizione, disgusto per una  situazione  così inumana mi convinco che “l’ammore”, come si  dice da  voi caro bambino, è l’unico elemento che può produrre il cambiamento tanto atteso, quell’amore che guarisce tutti i mali. Penso che se mia madre si convincesse a venire qui per vedere negli occhi di questi bambini che non
    aspettano altro che giocare, cambierebbe opinione.

    Ciao Ciccio, fiore di Scampia, ti assicuro che non ti perderò mai più di vista e farò di tutto affinché la tua vita rinasca. Io, come spero tanti, non rinuncerò a comunicare, a mostrare che si può cambiare che ci deve essere un’alternativa alla criminalità, perché se si rinuncia a raccontare e svelare, allora si rinuncia al cambiamento e io non rinuncerò alla sfida, anche perché non ci si può più tirare indietro una volta che si finisce in uno sguardo di un bambino, come e capitato a me.

  5. La camorra sta minacciando seriamente la vita dei bambini.
    Sono fragili, hanno paura, ci sono tanti che sono pure affascinati
    dalla loro arroganza, dai loro costumi, e cosi gli diventa difficile
    negarsi al sistema, prenderne le distanze. La camorra sabbiamo
    che a sempre giocato sporco anche con l’innocenza dei bambini
    che spesso fanno cassa alla criminalità organizzata. Contro la camorra
    per aiutare i bambini a essere bambini ci vuole una resistenza di un paese
    civile che lotta per la dignità di chi da solo non c’è la può fare. Nessuno
    si può chiamare fuori da questa responsabilità fino a quando la
    persona e minacciata nella sua dignità e nello sviluppo e nella
    realizzazione completa della sua personalità.Fabiana mamma di Scampia

  6. Vedere lo stato di penoso abbandono in cui destano i cittadini delle vele di Scampia, è raccapricciante. Non ci vuole tanto a capire quanto ancora siano troppo stretti i rapporti delle istituzioni con la camorra. La politica locale è nelle mani della mala vita, il che è molto più grave che dire che la mala vita,il sistema, è nelle mani della politica. Aiutiamoci a dare una pedata a quei politici corrotti,mascalzoni, che non fanno fino infondo la loro parte. La camorra è una montagna di merda.

  7. ” Sto imparando che: partire, andare, esplorare, camminare, ascoltare le mille voci della natura, significa crescere, conoscere, volere qualcosa di speciale, di magico.
    Per questo voglio dire grazie a mia madre, perchè ho capito che mi ha voluto bene nel momento che mi ha lasciato andare, come un secondo parto.
    Spesso i sogni nascono così, come fiori che sbocciano dal letame. ”

    Pietro, 13 anni, uno dei tanti bambini di Scampia che sogna il cambiamento.

    1. Uno stato che punzecchia la malavita è uno stato di TIMORE senzaa CORAGGIO…i cittadini di scampia ,dopo 30 anni e più,sono stanchi di essere al centro di questo gioco mediatico in cui lo stato fa più la parte del topo che del gatto.Lo stato conosce i colpevoli percio basta punzecchiature,bisogna passare ad una sola azione che sia radicale.Credo fermamente che è la camorra che punzecchia lo stato regalandogli qualche briciola di terreno qua e la per poi riprenderla con gli interessi e non viceversa,Chi afferma il contrario e ancora lontano dalla realtà.Caro Davide ,la sua speranza e anche la mia,ogni abitante di Scampia (e non solo )deve poter liberare il proprio sogno.La libertà diventa tale nella misura in cui ogni individuo trova il coraggio di cambiare e,la forza del popolo di Scampia puo coesistere con un nuovo vortice di cambiamento,un vortice che pero non appartiene a questo stato che resta spettatore ed allo stesso tempo protagonista solo del proprio portafoglio. Mi affascina molto la sua esclamazione :”Anticriminalità oranizzata”,sarebbe bello vederla scritta a caratteri cubitali sotto ad un tabellone di benvenuto a scampia,ma sopratutto esserne parte attiva.Scampia non più terra di camorra ma di Anticriminalità.Con ammirazione e disponibilità le porgo i mie saluti.

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