La camorra vuole il silenzio, perciò noi non possiamo tacere

La camorra vuole il silenzio, perciò noi non possiamo tacere
di Davide Cerullo

Quei giovanissimi criminali che hanno fatto fuoco dentro l’ingresso dell’asilo non si potevano permettere di mancare l’obiettivo, di graziare quell’uomo solo perché si era rifugiato in un posto che forse crediamo inviolabile per la malavita. No, ci sbagliamo. Giovanissimi che hanno imparato ad amare le armi per far piangere e morire, tra nu “stat acort “di una mamma e un bacio della ragazza, non considerano più inviolabili quei luoghi. Chi ha sparato ha sicuramente ottenuto dopo l’omicidio il riconoscimento d’onore da parte dei capi, quelli che gli caricano le armi per mandarli a uccidere mentre loro restano a guardare nascosti nelle loro tane, o case di lusso.
Quei giovannissimi che hanno fatto fuoco causando paura e morte riceveranno compiaciuti i complimenti per un ottimo lavoro, per il coraggio, per non aver esitato a massacrare a colpi di pistola una persona in un cortile d’asilo, dove numerosi bambini tra cui il figlio della vittima stavano cantando l’arrivo di un Natale nero.
A Napoli circola un detto popolare che impone: “Fatti i fatti tuoi…”. L’ho sentito un’infinità di volte e non mi piace proprio. Certi genitori ripetono quella cosa ai loro figli insieme a un’altra frase simile: “Non andarti a cercare guai…”. Noi non possiamo accettare questo tipo di mentalità. Troppo comodo. L’egoista è precisamente uno che si fa i fatti propri e non si interessa delle faccende degli altri, specialmente quando sono spiacevoli. Alla malavita, alla camorra, a tutte le mafie sta bene che la gente si faccia i fatti propri. Così possono continuare indisturbati nei loro sporchi traffici. Hanno la pretesa che i preti, i giornalisti pensino a loro e non mettano il naso, la bocca e la penna in faccende che non li riguardano. Provo a pensarci: se qualche screanzato intossica l’aria che respiriamo, se avvelena l’acqua che tutti beviamo, se insozza quel poco di verde che ci rimane e che è scampato al cemento, queste non sono forse cose che riguardano anche noi? E perché allora dobbiamo subire, non farci sentire, non protestare? E fare come dice Davide Zazzaro: “Basta interviste basta passerelle basta riflettori accesi, facciamo una vera rivoluzione culturale”.

redazioneIconfronti

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