Mar. Ago 20th, 2019

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La Campania operaia e la Spoon River dell’amianto

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Ieri un altro morto per tumore dell’ex Isochimica: sono centinaia le vittime
di Gianmaria Roberti

pianodardine_av_isochimicaIn una storia, ce ne sono tante altre in fotocopia. Luigi Maiello era un dipendente dell’ex Isochimica di Pianodardine, dal 2005 lottava contro un tumore ai polmoni. Ieri è morto a 54 anni. Non sarebbe il primo, ma può essere l’ultimo arrivato nella Spoon river dell’amianto. La scure che in Campania ha falciato centinaia di operai. Esistenze degradate al rango di statistiche e cartelle cliniche. Sono più di cento gli ex i lavoratori della fabbrica irpina affetti da cancro, secondo l’associazione “Ambiente e salute”, che punta il dito contro l’amianto scoibentato e ammucchiato nello stabilimento. La Procura di Avellino ha sequestrato la salma dell’operaio per sottoporla ad autopsia, e accelerare sull’indagine per disastro ambientale e omissione di cautele, che vede già alcuni indagati. È solo l’ultimo capitolo di un romanzo nero, percorso dall’’Eternit di Bagnoli, dalla Sacelit di Volla, dalla Italtubi di Torre Annunziata. Nel quale ritrovi le Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie di Santa Maria la Bruna di Pietrarsa, la Sofer di Pozzuoli, l’Ansaldo Trasporti, la Sepsa di Quarto Napoli. Ma anche l’Avis di Castellammare, le Officine di riparazione delle vetture dell’azienda di trasporto urbano di Napoli, l’Italcantieri (oggi Fincantieri), l’Ilva di Bagnoli, le grandi officine del porto di Napoli, e tante altre ancora. Sono le fabbriche dell’amianto. Le decine le mine sparse sul cimitero industriale della Campania. Insieme al tessuto economico e ai posti di lavoro, il tempo ha inghiottito anche le vite degli operai, aggrediti dalle malattie ad anni di distanza. Le patologie amianto-correlate possono arrivare ad una latenza di 50 anni. Nel 2001 il consiglio regionale approvò un piano di sorveglianza sanitaria, per la diagnosi precoce di neoplasie polmonari da esposizione all’amianto. I numeri rilevati in ciascuna delle Asl campane fanno sobbalzare: 4797 i casi a rischio nell’Asl Napoli 1; 4240 nell’Asl Napoli 2 Nord; 2772 nella Napoli 3 Sud. Cifre meno allarmanti nelle altre province: oltre ai 459 ex esposti di Caserta, ci sono i 141 dell’Asl di Salerno e i 213 delle Asl di Avellino e Benevento. In totale, la Regione conta 12.622 persone esposte per periodi prolungati. Sotto controllo, individui a contatto con il minerale cancerogeno in ambienti professionali, ma anche domestici, a causa delle discariche illegali rinvenute sul territorio. Secondo il rapporto Renam dell’Inail, in Campania si scoprono ogni anno 80 nuovi ammalati. E mentre scorre lento il filo rosso delle vittime, si allunga la coda di chi chiede giustizia. Sono 500 le richieste di risarcimento danni soltanto tra i dipendenti della Montefibre di Acerra e dell’Italtubi di Torre Annunziata. Sotto accusa le morti sospette per tumori e malattie polmonari per inalazione di fibre di asbesto, cioè l’amianto. Nel febbraio di un anno fa, il Trbunale di Torino pronuncia una sentenza storica, con le condanne a 16 di reclusione dei dirigenti della Eternit, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Louis De Cartier, per disastro doloso e omissione dolosa di cautele nella fabbrica di Casale Monferrato. Un successo per chi combatte da anni per dimostrare il nesso di causalità tra presenza di amianto e patologie professionali. Ma in controluce, una beffa per le vittime operaie di Bagnoli e Rubiera (Reggio Emilia), con la decisione di considerare prescritto il reato di disastro ambientale in quelle aree. Un verdetto contro cui è proposto appello dai pm Raffaele Guariniello, Gianfranco Colace e Sara Panelli, che rilevano l’attualità della catastrofe eco sanitaria nella zona degli stabilimenti, dove la popolazione si ammala ancora di asbestosi e tumori polmonari. “A Bagnoli – ha affermato Giovanni Sannino, segretario Fillea Cgil Campania- si continua a morire di cancro a causa dell’inquinamento provocato dall’Eternit e dalla mancanza di qualsiasi misura di prevenzione. Nell’area, ancora oggi, permane una contaminazione da amianto perché la bonifica è giunta solo al 50% a causa dell’esaurimento dei fondi. Ciò si è verificato perché nella zona è stato ritrovato più amianto del previsto. Dalle deposizioni fatte alla magistratura, inoltre, si evince che l’inquinamento non riguarda solo l’area della fabbrica, ma tutta quella circostante a causa dell’illegale smaltimento dei residui”. Pasquale Falco, coordinatore del Comitato Vittime  Eternit di Bagnoli ha inviato un carteggio alle procure di Napoli e di Torino, in cui sono accluse foto dello scorso luglio che documentano la presenza di amianto nell’ex sito industriale, e sono in grado di ribaltare il calcolo della prescrizione. I veleni del passato sono una macchia indelebile.

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