La Cassazione: tutelare sempre il diritto al giornalismo d’inchiesta

di Barbara Ruggiero

reportIl giornalismo di denuncia non va censurato. Lo ha stabilito la Cassazione con una sentenza in cui rigetta il ricorso di Casa Olearia Spa contro una sentenza della Corte d’Appello di Lecce che aveva assolto Milena Gabanelli e Bernardo Iovene.
La sentenza, destinata a fare giurisprudenza, stabilisce che «il giornalismo di denuncia è tutelato dal principio costituzionale in materia di diritto alla libera manifestazione del pensiero, quando indichi motivatamente e argomentatamente un sospetto di illeciti, con il suggerimento di una direzione di indagine agli organi inquirenti o una denuncia di situazioni oscure che richiedono interventi normativi per potere essere chiarite.
Per questo – scrivono i giudici di Cassazione – «escluso il caso in cui il sospetto sia obiettivamente del tutto assurdo» e «sempre che sussista anche il requisito dell’interesse pubblico all’oggetto dell’indagine giornalistica, l’operato dell’autore è destinato a ricevere una tutela primaria rispetto all’interesse dell’operatore economico su cui il sospetto è destinato eventualmente a ricadere: a ciò perché il risvolto del diritto all’espressione del pensiero del giornalista, costituito dal diritto della collettività ad essere informata non solo sulle notizie di cronaca ma anche sui temi sociali di particolare rilievo attinenti alla libertà, alla sicurezza, alla salute e agli altri diritti di interesse generale, sia operativo in concreto», alla condizione che «il sospetto e la denuncia siano esternati sulla base di elementi obiettivi e rilevanti».
Secondo i giudici della Cassazione, «pretendere la censura a priori nel giornalismo esplicato mediante la denuncia di sospetti di illeciti, significherebbe degradare fino ad annullarlo il concetto stesso di sospetto e di giornalismo di inchiesta: dovendo piuttosto il sospetto, che non sia meramente congetturale o peggio ancora calunniatorio, mantenere il proprio carattere propulsivo e induttivo di approfondimenti, essendo autonomo e, di per sé, ontologicamente distinto dalla nozione di attribuzione di un fatto non vero» – conclude la Corte.
La Cassazione è stata chiamata a decidere su un ricorso presentato dai vertici della Casa Olearia Italiana Spa contro una sentenza con cui la Corte di Appello di Lecce aveva assolto Milena Gabanelli e Bernardo Iovene di Report dal reato di diffamazione in concorso.
Al centro del processo c’è un servizio televisivo in cui veniva avanzato il sospetto che la ditta querelante fosse “autrice di sofisticazioni” dell’olio extra vergine di oliva. I giudici di merito avevano in Appello assolto i due imputati, riconoscendo il diritto di critica e ritenendo che avessero agito nella convinzione che il loro sospetto fosse fondato.

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