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La cena di Vasil

La cena di Vasil
di Anna Manzi
Anna Manzi

Anna Manzi

Da qualche giorno il Vesuvio era stato imbiancato da una spruzzata di neve. La città incominciava a  vestirsi a festa per il Natale; le prime luminarie diffondevano nei vicoli un’atmosfera ovattata e la presenza di zampognari improvvisati riempiva di suggestione le strade del centro. A San Gregorio Armeno  era già Natale: in bella vista presepi artigianali di tutte le dimensioni, pastori di varie misure ed alcuni rappresentanti i personaggi dell’anno in chiave caricaturale e poi abeti, addobbi, muschio sintetico, stelle comete e serie luminose.

Napoli, nel periodo che precede il Natale, ha un’aria magica per la fusione dei colori, degli odori, dei sapori, piaceri ai quali bisogna abbandonarsi  incondizionatamente per assaporarli.

Ana e Petar si erano calati nella vita della cittĂ . Erano benvoluti dai vicini, si scambiavano visite, si aiutavano reciprocamente ed avevano fatte proprie tante costumanze napoletane, perfino avevano appreso espressioni dialettali che ripetevano in modo simpatico.

Si muovevano con faciltĂ  tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli cercando di evitare i pericoli, tenendosi alla larga da situazioni illegali che, invece, per i residenti rappresentavano la norma di vita.

Ana e Petar avevano nel cuore la Bulgaria ma si accontentavano di trascorrere il mese di agosto a Varna, e tanto bastava perché ritornassero a Napoli con maggiore grinta, riprendendo il lavoro, sempre più adeguati allo stile di vita partenopeo.

Da alcuni mesi li aveva raggiunti la figlia Hristina, una ragazza molto bella dai lunghi capelli biondi.

Hristina faceva delle lunghe passeggiate alla scoperta della cittĂ , si recava al centro a guardare le vetrine, era curiosa di fare esperienze in tutta libertĂ  e, pertanto, non era propensa ad uscire in compagnia dei genitori.

Ana, che era a conoscenza del degrado dei Quartieri Spagnoli e dei pericoli che correva la figlia, la esortava a ritornare in Bulgaria, nella loro casa alla periferia di Varna.

“Rimango ancora qualche giorno –disse Hristina – perché quest’atmosfera natalizia mi affascina e trovo Napoli una città bella ed accogliente.”

“Hristina ritorna a casa. Lì avrai modo di trascorrere il Natale con i nostri parenti”  le disse Ana.

“No, mamma – rispose Hristina – Io rimarrò sola nella nostra casa e preparerò tutte le pietanze della nostra tradizione. Devi stare tranquilla”.

La ragazza prenotò i biglietti per il viaggio, preparò con cura i bagagli collocando in una grossa scatola tutti gli acquisti fatti, indumenti, prodotti gastronomici locali e regalini da consegnare ai parenti all’arrivo in Bulgaria.

Arrivò il giorno della partenza. Hristina andò a salutare, in compagnia della madre, tutti i vicini di casa che le dimostrarono affetto e simpatia e, augurandole buon viaggio, le fecero innumerevoli raccomandazioni.

Il viaggio era lungo. Il pullman proseguiva lentamente ; il traffico dell’ora di punta era intenso e caotico. Hristina spostò la tendina e diede uno sguardo al mare immenso, agli scugnizzi che s’inerpicavano sugli scogli, agli ambulanti che esponevano le zeppole fumanti mentre una leggera pioggia scendeva sui palazzi e sui chioschi alternandosi a tenui raggi di sole.

Uscito dalla città, il pullman intraprese il percorso per Brindisi. Dopo avere scambiato alcune parole con la signora che le era seduta accanto, la ragazza si addormentò. Una volta giunti a destinazione, tutti i passeggeri scesero ed ognuno cercava di informarsi circa l’orario di imbarco sul traghetto. Le attese sono lunghe e stancanti e i viaggiatori diretti in Bulgaria conoscevano bene questo aspetto del viaggio.

Ore ed ore di attesa, quasi tutta la notte. I più anziani tirarono fuori dai bagagli delle coperte per ripararsi, le merende e qualche bevanda per riscaldarsi e rifocillarsi. All’arrivo del traghetto, ognuno si sistemò al proprio posto nella speranza di trovare un poco di tepore e di poter riposare durante il tragitto ma il tempo era inclemente, il mare agitato e le condizioni del viaggio diventarono difficili.

Hristina si sentiva male, aveva capogiri, dovuti al movimento del traghetto, battuto dalle onde e dal vento e non desiderava altro che arrivare sulla terraferma e riprendere il percorso con il pullman.

“Quanto è distante Varna!” –pensava.

“Quanti chilometri mi dividono dai miei genitori!”

La nostalgia e la stanchezza avevano incupito la bella ragazza dai capelli biondi, imprimendole sul volto un’espressione di mesta sofferenza.

Ella reagì prontamente imponendosi di pensare a situazioni piacevoli, in particolare ai preparativi per il Natale, ai quali avrebbe dovuto badare da sola non avendo intenzione di trascorrere la festività con i parenti.

Quando il pullman entrò nel territorio bulgaro, Hristina si sentì a casa.

Nelle vicinanze di Varna, il conducente incominciò a procedere più lentamente per individuare la strada che conduceva all’abitazione della ragazza.

La campagna era coperta di neve abbondante, i rami spogli degli alberi,orlati di neve, rassomigliavano a sculture di ghiaccio. Davanti casa, l’autista fermò, si alzò dal posto di guida e, dopo aver raccolto i bagagli di Hristina, scese insieme a lei e la accompagnò fino al portone d’ingresso della sua casa.

La ragazza, entrata in casa, spalancò le finestre per fare arieggiare gli ambienti e si distese sulla poltrona per distendere le gambe doloranti per la scomoda posizione che, per la durata del lungo viaggio, avevano assunto. E, intanto iniziava a riorganizzarsi mentalmente, pensando ai preparativi per il Natale, alle spese da fare e ai preparativi per la cena sebbene si era proposta di non invitare nessuno.

Non potevano mancare sulla tavola della festa il sarmì, gli involtini di riso bollito  in foglie di vite, i fagioli, i sottaceti e tutti gli altri cibi della tradizione.

I kaledari iniziavano a girare per le case augurando con i loro canti un buon Natale alle famiglie della zona, creando un’atmosfera di coinvolgimento e di festa.

“Mamma, qui tutto bene. Mi sto riorganizzando e, soprattutto, mi sto procurando tutti gli ingredienti per la cena. Sarò da sola ma rispetterò le nostre costumanze augurali. Non dovrà mancare proprio niente sulla tavola” –disse Hristina alla mamma nel corso di una telefonata.

E, Ana: “Fai bene, però avresti potuto invitare qualcuno per condividere la gioia dell’attesa del Natale”.

“Mamma, starò bene da sola” –rispose Hristina.

Al rientro dall’Italia, i vicini avevano informato la ragazza della presenza, durante le ore serali, davanti alla sua porta, di un barbone che, probabilmente si riparava per proteggersi dal freddo intenso. Di buon mattino andava via, lasciando tutto in ordine, senza lasciare alcuna traccia del suo passaggio e senza arrecare disturbo a nessuno.

La ragazza, dopo aver ascoltato questo racconto, si insospettì ed ebbe timore perché viveva da sola ma, al tempo stesso, fu spinta dalla curiosità e avrebbe voluto conoscere il clochard. Quando rientrava nell’abitazione, si guardava intorno e poi richiudeva attentamente la porta d’ingresso. Ogni tanto dalla finestra guardava all’esterno, curiosa di vedere quest’uomo ma non vedeva mai nessuno.

La giornata del 24 dicembre fu interamente dedicata ai preparativi culinari. Hristina preparò le diverse pietanze con grande cura e non senza un tocco creativo e, finalmente, a tarda sera, dopo essersi dedicata agli auguri telefonici ai tanti parenti ed amici, imbandì la tavola ponendo a centro della tovaglia una grossa candela rossa poggiata su foglie di alloro e di agrifoglio.

Prima di sedersi per la cena, aprì titubante la porta sicura di trovare il barbone ma non c’era nessuno. Ebbe, allora un’idea. Confezionò in alcuni piatti di carta un assaggio di tutte le pietanze che aveva preparato, versò in un contenitore termico delle bevande e, aperto di nuovo l’uscio, depose a terra, dopo avere disteso un grande tovagliolo di stoffa, tutte le sue leccornie.

Il vento scuoteva i grandi alberi all’ingresso del viale e, il silenzio profondo era rotto dall’abbaiare dei cani impauriti dal sibilo del vento.

Hristina era stanca. A mezzanotte andò a dormire perché sapeva che l’indomani avrebbe avuto un’altra giornata intensa per lo scambio delle visite di auguri, la partecipazione alla cerimonia religiosa e la consegna dei piccoli doni portati dall’Italia ai parenti e agli amici più cari.

La mattina, dopo avere fatto colazione, si vestì, si truccò con cura e spazzolò i lunghi capelli biondi preparandosi ad uscire.

Hristina, esitante, aprì la porta d’ingresso e con stupore vide che era tutto in ordine e la tovaglia dove erano stati riposti i piatti era stata accuratamente ripiegata e poggiata in un angolo. La cena era stata consumata.

Più in là, sul primo gradino, un ramo di vischio, spruzzato di neve, preparato con un grande fiocco rosso. Hristina vi posò lo sguardo e scorse un bigliettino. Lo aprì e lesse. C’era scritto: “ Grazie. Buon Natale. Vasil”.

Hristina telefonò alla mamma e le disse: “Mamma, questo è stato il piĂą bel Natale della mia vita”.

 

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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