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La conversione necessaria

La conversione necessaria
di Michele Santangelo

Marcos-114-20Qualche giorno fa, uno dei telegiornali Rai ha diffuso la notizia secondo la quale in Calabria una madre avrebbe lasciato morire il proprio bambino appena partorito per intascare i soldi dell’assicurazione. Così un giornale riporta la notizia: “Ha volutamente partorito prematuramente e poi ha lasciato morire suo figlio solo per incassare un indennizzo maggiore per un falso incidente stradale”.  Il tutto sarebbe avvenuto con la complicità di personale sanitario dell’ospedale presso il cui pronto soccorso la donna si sarebbe recata per ricevere assistenza a fatto avvenuto. Nell’articolo si precisa che una volta ricevuto l’indennizzo assicurativo, la donna avrebbe diviso con loro l’incasso, mentre – particolare sconvolgente – il dirigente del reparto investigativo afferma che il neonato, comunque nato vivo, “sarebbe bastata una boccata di ossigeno e oggi sarebbe vivo”. Sicuramente non è l’unico né l’ultimo degli episodi di violenza efferata a cui ci è dato assistere e per di più contro un essere umano assolutamente indifeso e in balia anche degli appetiti più bassi e venali che si possano immaginare. Se non l’unico o l’ultimo episodio di violenza, è comunque emblematico di una società malata e contradditoria, tanto che neppure tanti uomini di chiesa sono rimasti immuni da certe manifestazioni; pur tuttavia l’epoca che viviamo mostra segni di grandissimo progresso scientifico, civile, sociale, con punte di sensibilità umana eccezionale in moltissimi campi  che sarebbe qui troppo lungo esemplificare. Non è azzardato scorgervi un parallelo con la città di Ninive di cui si parla nella prima lettura della liturgia di questa III domenica del tempo ordinario, lettura tratta dal libro di Giona, uno dei libri biblici più piccoli – consta di soli quattro capitoletti – ma dal contenuto molto importante. Il tema di fondo è l’amore di Dio per ciascun uomo, amore che si manifesta nel dare salvezza anche ai più lontani. Ninive è la città immagine di un progetto umano improntato all’efficienza e a criteri di modernità eccezionali per quei tempi. È una città “molto grande di tre giorni di cammino”, appartenente per gli archeologi a quello che essi chiamano il “triangolo assiro” insieme ad altre due città: Nimud e Chorsabad. Ma è anche la città pagana per eccellenza, nella quale l’assenza di Dio è fin troppo evidente, tanto che Giona annuncia che le rimangono solo quaranta giorni per convertirsi e poi, in mancanza, la distruzione.  Ma i niniviti capiscono la lezione del profeta: “credettero a Dio… Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si impietosì…” Sembra di vederla questa società italiana, europea, occidentale soprattutto, ricca nonostante la crisi, progredita, efficiente, che ha, in linea di massima, conquistato la democrazia. Eppure, quanta ingiustizia, quanti soprusi, quanta corruzione, quanta violenza palese e nascosta contro i bambini, contro la vita fin dal suo nascere, contro i più deboli. Insieme al progresso in tutti i campi, sembra che siano stati raffinati anche gli strumenti del male. Eppure anche questo tipo di società ha i suoi Giona, la Chiesa che nonostante le sue debolezze non fa mancare l’annuncio della Salvezza, Papa Francesco con i pressanti richiami alla misericordia, al perdono, alla pace, alla conversione, i tanti cristiani che si sforzano di essere fedeli al proprio battesimo e perciò stesso possono rappresentare  uno spunto di riflessione per tutti quelli che sperimentano un affievolimento della tensione morale. E S. Paolo, nella seconda lettura della liturgia, raccomanda di vivere nel mondo non come se tutto dovesse esaurirsi nell’arco circoscritto dell’esistenza terrena, ma con il pensiero rivolto alla seconda venuta del Signore. L’umanità sta vivendo appunto la fase finale della storia della salvezza, non nel senso che la fine dei tempi è lì, dietro l’angolo; la Parola di Dio non opera una specie di conto alla rovescia, ma annuncia la necessità della conversione dell’uomo come risposta al tutto compiuto della salvezza da parte di Dio. “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”, ammonimento che rappresenta la sintesi di tutta la predicazione di Gesù.

 

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