Lun. Ago 19th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

La corruzione politica dilaga, democrazia verso il naufragio

3 min read
Si è scritto e si sta scrivendo tanto (forse troppo) sul fenomeno dell’antipolitica, fenomeno non soltanto italiano, ma europeo e mondiale. Perché allora scriverne ancora? Per il semplice motivo che la crisi economica e sociale che è all’origine della disaffezione per la politica non solo appare costituire un tratto dominante, nel tempo e nello spazio, della contemporaneità, ma anche per il fatto che essa, a differenza di quanto avviene, non a caso, nei paesi di più forte e solida tradizione liberal-democratica, si accompagna in Italia al perpetuarsi di un fenomeno che solo apparentemente la cosiddetta “rivoluzione delle mani pulite” aveva fronteggiato e colpito: la corruzione dei partiti e nei partiti, l’occupazione partitocratica degli apparati e dei servizi, la facile corruttibilità di pezzi consistenti degli apparati burocratici statali, regionali e locali, l’ingorda tendenza all’illecito arricchimento di non pochi rappresentanti dell’imprenditoria.
di Giuseppe Cacciatore

Si è scritto e si sta scrivendo tanto (forse troppo) sul fenomeno dell’antipolitica, fenomeno non soltanto italiano, ma europeo e mondiale. Perché allora scriverne ancora? Per il semplice motivo che la crisi economica e sociale che è all’origine della disaffezione per la politica non solo appare costituire un tratto dominante, nel tempo e nello spazio, della contemporaneità, ma anche per il fatto che essa, a differenza di quanto avviene, non a caso, nei paesi di più forte e solida tradizione liberal-democratica, si accompagna in Italia al perpetuarsi di un fenomeno che solo apparentemente la cosiddetta “rivoluzione delle mani pulite” aveva fronteggiato e colpito: la corruzione dei partiti e nei partiti, l’occupazione partitocratica degli apparati e dei servizi, la facile corruttibilità di pezzi consistenti degli apparati burocratici statali, regionali e locali, l’ingorda tendenza all’illecito arricchimento di non pochi rappresentanti dell’imprenditoria. Il fenomeno si è particolarmente aggravato negli ultimi tempi, quasi a voler testimoniare l’incredibile cecità e senso dell’impunità che la classe politica mostra dinanzi al crescere esponenziale del fenomeno dell’astensione nelle elezioni e del consenso ottenuto da formazioni politiche che hanno saputo registrare e indirizzare verso se stesse la rabbia e la critica specialmente in quei ceti popolari maggiormente colpiti dalla crisi e dalle politiche di rigore e di austerità del governo Monti. Negli ultimi tempi vi è stato un susseguirsi di atti non si sa se di incoscienza politica o di prepotente protervia: il salvataggio del senatore De Gregorio, uno dei casi forse più eclatanti di uso improprio e malversatorio (stiamo parlando di alcune decine di milioni) dei pubblici soldi dati a un giornale inventato da Lavitola, compagno di merenda dell’ex premier; un contraddittorio provvedimento anticorruzione del quale già si profila un impervio cammino al Senato a causa dell’opposizione del Pdl; e più o meno negli stessi giorni i partiti partecipano giulivi alla spartizione dei posti per le autorità di garanzia.
Alcune isole, ritenute fino a qualche anno fa felici, e alcuni partiti (penso alla Regione Lombardia da un lato e alla crisi della Lega dall’altro) sono stati investiti in pieno dagli scandali e dalle mazzette facili. Il Pdl sta ancora subendo gli effetti di uno tsunami politico del quale non si riescono a scorgere gli effetti finali che potrebbero essere devastanti. Lo stesso Pd, pur reggendo oltre il 20% almeno nei sondaggi, ha ormai sul collo il fiato del Movimento 5 Stelle, a causa del suo timido atteggiamento verso l’adozione di radicali politiche anticorruzione e di riforma reale dei costi della politica dei partiti. Anche Salerno che sembrava esente, almeno fino a oggi, da fenomeni di corruzione politico-amministrativa e da infiltrazioni malavitose, è tornata al centro dell’attenzione dopo gli arresti dei funzionari della Provincia e del costruttore Citarella.
Si può uscire e come da una situazione che sembra essersi ormai caratterizzata come endemica? Non sono uno sfegatato ammiratore del governo Monti anche se ancora lo ritengo necessario per affrontare lo stato di emergenza che continuiamo a vivere. E su un punto continuo a dargli ragione: l’Italia ha bisogno di una radicale riforma delle sue strutture democratiche (da tenere, sia chiaro, ancora dentro i confini tracciati dalla nostra Costituzione), dove la libertà di impresa e di profitto deve poter avvalersi di un funzionamento virtuoso del mercato, ma anche contribuire ai bisogni dello Stato sociale. Ma è necessario anche riformare la pubblica amministrazione nel senso dell’accelerazione delle procedure burocratiche e dello snellimento degli adempimenti di legge. Ma, come diceva Gramsci, non v’è riforma politica che non debba essere anche e soprattutto riforma intellettuale. Per questo bisogna combattere innanzitutto culturalmente la piaga dell’evasione fiscale e l’idea dei facili arricchimenti, magari giocando cifre abnormi nel calcio-scommesse o pensando di vincere appalti, più o meno milionari, versando mazzette nelle tasche di avidi e corrotti funzionari pubblici o di ignobili rappresentanti della politica partitica, peraltro neanche eletti dal popolo ma scelti dalle segreterie dei leader e dei partiti romani. Perciò, a quando la riforma elettorale? Per quanto tempo, per restare alla metafora di Monti, il paese riuscirà ad arretrare mentre il cratere della crisi minaccioso si allarga?

3 thoughts on “La corruzione politica dilaga, democrazia verso il naufragio

  1. “La crisi economica e sociale che è all’origine della disaffezione per la politica”…non concordo: non è la crisi all’origine della disaffezione per la politica! I cittadini (se davvero si può parlare di cittadinanza) sono stati esclusi, resi impotenti, sfruttati, tassati, vessati…ma che si può pretendere ancora dagli italiani? Hanno provato a partecipare e cosa hanno ottenuto? I poteri istituzionalizzati hanno sostenuto le clientele, mentre gli esclusi sono disoccupati…ma di che stiamo parlando? Qua mi sembra che il contatto con la realtà manchi del tutto!

  2. La necessità di “eticizzare” la politica è un tema antico almeno quanto la stessa politica, che diventa più urgente nei momenti di deriva di un sistema culturale, quale è quello che attraversa oggi l’Occidente e, in particolare, il nostro Paese. Tuttavia etica e politica hanno sempre avuto difficoltà a marciare assieme dato un certo margine di spregiudicatezza che la prima si concede per necessità rispetto alla seconda. Il limite del patologico viene oltrepassato quando, come oggi, relativismo o pensiero debole che dir si voglia finiscono per indebolire fino a consumarla del tutto la funzione stessa della politica come arte di governare i sistemi. L’ascesa del segno economico-politico come strumento di governo del reale nasce dal declino della politica in senso stretto. Il processo di globalizzazione ha seguito innanzitutto canali economici, ha avuto non a caso il suo punto di svolta maggiore con l’entrata della Cina non in un sistema politico mondiale ma in un sistema di relazioni commerciali. Dunque la globalizzazione politica stenta ed è in affanno rispetto a quella economica, che quindi è priva di un sistema di regole che riconducano al governo degli interessi generali delle società e delle nazioni. La funzione della politica è spesso ridotta al ruolo, per forza di cose subalterno, del governo delle nazioni e dei territori, ma dovendosi inchinare a “necessità economiche” sovranazionali resta persino orfana dell’impronta ideologica dovendosi, a prescindere dal suo essere di destra o di sinistra, uniformare ai diktat della finanza mondializzata. Tutto questo per dire che, in un contesto di politica privata del suo ruolo di guida, è possibile che dilaghi in prima istanza il “dilettantismo” che abbiamo visto negli ultimi anni nel nostro Paese e che ben rimarca Mario Perniola nel suo pamphlet “Berlusconi o il ’68 realizzato”. Ovvio che in questo dagradato copione da reality show, cui anche la sinistra ha contribuito con la sua filosofia “antigramsciana” del partito leggero e dell’autonomia del politico in versione partito autoreferenziale, cresca di più il fenomeno della corruzione inteso come soluzione individuale dell’ “impegno” politico. E non mi riferisco solo alla classica mazzetta, ma pure ovviamente al voltagabbanismo di tanti peones della politica, più preoccupati della loro carriera e dei loro portafogli che di un disegno coerente da portare avanti per il proprio prestigio e per l’interesse generale. Corruzione è poi anche l’uso spregiudicato a fini clientelari che molti pubblici amministratori fanno del denaro pubblico (sempre per promuovere la propria carriera politica). E’ questo e non il numero dei parlamentari che viene dato in pasto all’opinione pubblica ignara, il vero costo della politica. Insomma, senza un ritorno culturale di tipo quasi ellenistico a un ruolo centrale della politica fuori dal relativismo di comodo, la corruzione potrà solo aumentare e con essa l’entropia devastante del nostro declino.

  3. La crisi politica ed etica, che sta creando grandi apprensioni per la stessa tenuta democratica, impone una riforma politica che sia innanzitutto riforma intellettuale: lo scrive per I Confronti il filosofo Giuseppe Cacciatore. In effetti, le difficoltà di vita di partiti appena nati, che rischiano una catastrofica implosione (i segnali nel Pdl vi sono tutti, ma occhio anche agli scricchiolii del Pd), lasciano supporre ancora indispensabile l’apporto “tecnico” del governo Monti, ma la situazione trascende le valutazioni politiche ed invade la sfera del sociale, mettendo drammaticamente in discussione il cosiddetto primato del presente. Il dato più inquietante, che confermerebbe quanto osserva il professore Cacciatore, è che dal 2000 al 2010 l’aumento dei consumi è stato del 12% mentre l’aumento degli investimenti soltanto dell’1%. Una realtà tragicamente immobile che ha fatto recentemente interrogare Giuseppe De Rita e Antonio Galdo su “L’eclissi della borghesia”, sulla palude nella quale ristagna l’impegno democratico e la stessa vitalità civica, annichilite dal ristagno, in posizioni di potere, di una generazione che non invecchia mai. Basti pensare che su ottomila sindaci soltanto cinquecento hanno meno di quaranta anni, con le evidenti conseguenze che una sclerosi così rilevante della classe dirigente comporta.
    Probabilmente, la riforma intellettuale presupporrebbe un ascolto effettivo e pieno, sia in alto che in basso, delle cellule sociali vitali. Una risorsa da valorizzare può essere quella del volontariato che ormai ricrea, anche in settori non deputati e per tradizione “curati” dai poteri pubblici, un dinamismo e una volizione incoraggianti. De Rita e Galdo, nella loro riflessione, richiamavano la “Big Society” teorizzata da David Cameron. Può anche esistere una sorta di vertice istituzionale, ma legato in forma strettamente sinergica, questa la tesi, allo spazio civico del welfare “immaginato” dalle comunità dei cittadini. Lo Stato è destinato a darsi orizzonti più ampi. La sussidiarietà è questa nuova, solidale attitudine di base che guarda alla piramide pubblica come a una funzione e a ruoli utili e funzionali alla convivenza scelta e immaginata dal basso. La svolta di una riforma intellettuale prima che politica potrebbe essere qui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *