Ven. Ago 23rd, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

La crisi del teatro, il dramma dell’attore e il dovere di sperare

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di Pasquale De Cristofaro
di Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro
Il regista Pasquale De Cristofaro

Negli ultimi mesi ben quattro attori di teatro si sono tolti la vita. La cosa, devo dire, mi ha fatto molta impressione. Gli attori, per lo più, sono persone colte e sensibili, fragili, spesso. Abituati ad analizzare, studiare e interpretare psicologie complesse, possono, certamente, cedere sotto la pressione di un lavoro durissimo. In realtà, per alcuni di loro si è trattato, molto più semplicemente, di uno stato di eccessiva precarietà lavorativa che ne ha determinato la volontà di gettare la spugna e uscire di scena in modo così cruento. È vero, il mondo lavorativo è, oggi giorno, precario in ogni settore. Il posto fisso è diventata una chimera. Senza più le certezze di una volta, si stanno mettendo a dura prova i nervi dei lavoratori, soprattutto giovani. Nello spettacolo questo pericolo sembrava scongiurato, essendo i suoi operatori abituati fin dalle origini alla precarietà. Così, purtroppo, non è più. Ho conosciuto all’inizio della mia carriera teatrale (trent’anni fa, circa) attori di buon livello che riuscivano facilmente a fare l’intera stagione. Quando dico stagione, intendo almeno sei mesi lavorativi, da ottobre a maggio con il lunedì, unico giorno di riposo. L’anno teatrale, poi, facilmente includeva anche una trentina di recite estive in giro per le maggiori piazze o teatri all’aperto di cui il nostro Paese è ricchissimo. Insomma, quelli che avevano un po’ di talento e tanta tenacia riuscivano a sbarcare il lunario. Da un poco di tempo a questa parte, purtroppo, le cose sono cambiate in peggio. Quegli stessi attori negli ultimi anni trovano, se va bene, scritture di qualche mese appena, e se non hanno santi in paradiso per fare qualche comparsata televisiva o filmica, è davvero la fine. Gli attori (ma più in generale tutti i lavoratori dello spettacolo), insomma, fanno oggi letteralmente la fame. Frustrati, colpiti nella propria dignità, soffrono in silenzio. Da questa tristissima condizione sono esclusi, certo, i soliti noti, i “nomi in ditta”; bravi, spesso, e talentuosi che magari però preferiscono dedicare i loro sforzi maggiori al piccolo e grande schermo che da notorietà e soldi. I teatri se riescono ad andare avanti è solo grazie agli sforzi di quegli eroi e della loro indomita passione. Ecco la parola magica, “passione”. Oggi, gli attori di teatro non sono più lavoratori ma appassionati. Chi potrà reggere tale situazione alla distanza? I figli dei ricchi, quelli che possono permettersi di vivere alle spalle delle loro famiglie facoltose e sognare le “scene”. Questo fatto mi riempie di enorme tristezza. Povero teatro, dunque. Ma proprio quando sembra che non ci siano più le condizioni per farlo, proprio per questo, forse, è giusto continuare, nonostante tutto.

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