La crisi economica insidia i primati delle università Usa

di Vincenzo Pascale (da NY City)

L’istruzione universitaria americana è ancora in ottima salute. Nelle prime 100 università del mondo la metà sono americane, la produzione scientifica delle università americane non ha confronti. Producono ancora la maggior parte dei premi Nobel e chi ha una laurea ha migliori opportunità di occupazione e un salario più alto rispetto a chi ne è sprovvisto. Malgrado i tanti lati positivi di un’istruzione universitaria, sono in tanti gli studenti e le famiglie che si chiedono se l’investimento universitario sia conveniente. Due i motivi: gli alti costi di iscrizioni ed il susseguente indebitamento degli allievi, unitamente al notevole calo della preparazione degli studenti stessi. Dal 2001 al 2010 il costo medio delle tasse universitarie è aumentato del 38% contribuendo notevolmente a far lievitare i debiti degli studenti e delle famiglie che devono chiedere prestiti di studio per far fronte ai notevoli costi universitari. Nel 2011 un laureato americano al termine dei 4 anni di studio ha contratto un debito medio di $26.000 (fonte Project on Students Debt).
Allo stesso tempo molte università hanno speso oltre il consentito con gravi conseguenze sui loro bilanci aggravati dalla necessità di assicurare i prestiti universitari agli studenti: chiesti dalle università ma versate da agenzie private.
Dal punto di vista didattico le università hanno investito poco nel migliorare l’offerta dei corsi, mentre si sono concentrate in una forsennata competizione tra esse per assicurarsi nuovi studenti basandosi sui servizi offerti ma poco sulla didattica e ancora meno sul controllo della preparazione dei propri laureati. Insomma università sempre più belle ed appariscenti ma con laureati sempre più indebitati e senza la sicurezza di un tempo di trovare un buon lavoro dopo la laurea.

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