La crisi genera depressione anche nella letteratura

La crisi genera depressione anche nella letteratura
di Barbara Ruggiero

colin-thompson-bookshelfLeggere per tirarsi su di morale? Pare che nei prossimi anni sarà difficile. Almeno per gli amanti delle novità in narrativa. Uno studio condotto dall’Università di Bristol ha previsto che la narrativa resterà profondamente segnata dagli attuali anni di crisi, producendo pagine scure di letteratura, colme di sentimenti cupi e di finali tristi. Insomma, l’attuale crisi contribuirebbe – secondo gli studiosi – a rendere più triste anche la letteratura nei prossimi dieci anni. Lo studio ripercorre analogie e trend identificati anche in passato: funzionò così anche negli anni Ottanta – dicono dall’Università di Bristol – e ancora di più negli anni Quaranta.

L’Ansa ha sentito in proposito anche l’antropologo italiano Alberto Acerbi, componente del gruppo che ha condotto alla ricerca.  Acerbi ha illustrato le modalità di svolgimento della ricerca, specificando come il gruppo di studiosi sia giunto ad elaborare una sorta di indice che serve a decodificare l’umore della letteratura.  Il gruppo ha lavorato su un database di Google che contiene otto milioni di libri e tra questi volumi sono stati ricercati termini linguistici che denotano diverse emozioni.

«Sappiamo quello che è successo nel secolo scorso e dopo periodi di crisi economica sono seguiti periodi in cui la letteratura, il suo umore, è risultato per così dire più triste» – ha spiegato l’antropologo all’Ansa. A quanto pare, gli effetti della crisi si manifesteranno in letteratura per almeno un decennio. In sintesi, Alex Bentley, che ha guidato la ricerca, spiega che «negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza si formano ricordi più forti che possono poi risultare i più evocativi negli anni successivi, magari all’inizio dell’età adulta che è di solito quando un autore comincia a scrivere».

L’analisi dell’Università di Bristol ha riguardato la narrativa inglese, americana e tedesca. E la tendenza – ricorda l’Ansa – sembra essere particolarmente evidente per la narrativa degli anni Quaranta. Uno dei riferimenti va a “Furore” di John Steinbeck, uno dei classici della letteratura americana, che attinge a sentimenti di frustrazione e sofferenza generati poco più di un decennio prima, nel periodo della cosiddetta Grande Depressione.

Insomma, dalla ricerca emerge che le conseguenze spiacevoli di un periodo di crisi economiche possono andare ben oltre le conseguenze sociali e strettamente economiche: la crisi può influenzare e sconvolgere anche l’umore letterario.

redazioneIconfronti

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