La crisi? Sì, ma c’è l’arte a fare grande l’Italia nel mondo

La crisi? Sì, ma c’è l’arte a fare grande l’Italia nel mondo
di Pasquale De Cristofaro

In questi ultimi tempi, sempre più spesso, mi è venuto da chiedermi, cosa pensano all’estero di noi italiani, della nostra politica, così screditata, del nostro modo di vivere. Il dopo Berlusconi, sicuramente, ci ha ridato un po’ di fiducia. Il rispetto e la considerazione che nelle sedi internazionali Monti è riuscito ad assicurarsi, ci ha, in parte, riaccreditati presso l’opinione pubblica mondiale. Nonostante tutto, forte resta la mia curiosità. L’Italia, cioè, resta il bel Paese dai tanti peccati e vizi inemendabili, la nazione dei furbetti e parassiti che amano vivere alle spalle di popoli più virtuosi ed economi, oppure viene vista come una nazione in via di guarigione dalla febbre che ci ha portato a vivere al di sopra delle nostre possibilità, accumulando un debito pubblico enorme e scaricato interamente sulle generazioni più giovani? In poche parole, resta il Paese dei Fiorito, del bunga bunga e del magna magna generale, o dei tanti disoccupati, esodati, che, pur perdendo col posto di lavoro la propria dignità, hanno mantenuto nervi saldi non provocando quello che tutti s’aspettavano e, cioè, una guerra sociale con disordini, scontri e quant’altro? La situazione, vista dall’interno, permane preoccupante: una classe politica insofferente verso il Governo Monti ma, al tempo stesso, incapace di promuovere un qualsiasi segnale di rinnovamento e capacità strategica. Questa mia curiosità, in parte, è stata appagata ascoltando il resoconto di diversi viaggi all’estero tenuti negli ultimi mesi da un grande poeta italiano, nonché mio amico, Davide Rondoni. Rondoni mi ha riferito che, a guardare l’Italia da lontano, ci si guadagna e non poco. Era stato sia negli Stati Uniti sia in estremo Oriente e, ovunque, l’unica cosa che veramente sembrava interessare i suoi interlocutori era conoscere notizie sul nostro straordinario patrimonio culturale. Dante, Boccaccio, Michelangelo, Ariosto, Machiavelli, Caravaggio, Goldoni, Pirandello, insomma, hanno ovunque la meglio sui piccoli cabotaggi della politica italiana. In questa prospettiva, spariscono di colpo i Berlusconi, i Bersani i Peppe Grillo, la crisi, lo spread, il debito pubblico e prendono quota lo spirito e la capacità tutta italiana di produrre bellezza, nonostante tutto. Le discussioni o chiacchiere (dipende dai punti di vista) della nostra politica interna tra “grandi statisti” e rottamatori vengono, così, fortemente ridimensionate e torna a galla l’unica cosa che, forse, ci rende ancora orgogliosi d’essere italiani, la nostra grande tradizione culturale. Altro che, “con la cultura non si mangia”. Se non si mangia, almeno ci si fa un figurone. Bisognerebbe, capire finalmente che la cultura, era e resta il nostro “oro nero”. Detto questo, un grazie enorme, dunque, ai tanti artisti italiani che nei secoli hanno fatto grande il nostro Paese. “Tutto il resto è noia”.

redazioneIconfronti

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