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La Croce garanzia di autentica salvezza

La Croce garanzia di autentica salvezza
di Michele Santangelo

miracolo_vedova_-nainIl 14 settembre di ogni anno, la Chiesa celebra la festa dell’Esaltazione della S. Croce. È una festa della quale non si sente parlare molto, anche perché cadendo essa solitamente in un giorno della settimana, non risalta troppo all’attenzione dell’opinione pubblica. Tuttavia nella vita della Chiesa essa è di particolare rilievo, tanto che pur coincidendo con la XXIV domenica del tempo ordinario, nelle celebrazioni liturgiche si seguirà l’ufficio proprio della festività. Nell’occasione, giova sapere che la festa odierna, secondo molti autori, venne celebrata la prima volta nel 335, in occasione della Dedicazione della Basilica  del Santo Sepolcro, costruita dall’imperatore Costantino nei luoghi dove era avvenuta la crocifissione di Gesù e la sua sepoltura. Nel corso dei secoli la festa si è andata man mano arricchendo del ricordo di altri avvenimenti, come il ritrovamento da parte di S. Elena del Sacro Legno della Croce, avvenuto secondo un’antica tradizione, nel 320; dal IV secolo in poi, tutti gli anni la fortunata scoperta veniva ricordata con una cerimonia liturgica detta elevazione o esaltazione della Croce. Il luogo dove la Croce era stata innalzata veniva considerato il centro del mondo, per cui un sacerdote alzava il sacro legno in direzione dei quattro punti cardinali. A ciò si aggiunse, in seguito, il ricordo del recupero, nel 628, da parte dell’imperatore Eraclio della croce sottraendola ai persiani. A questo è legato un episodio che vale la pena ricordare per il valore simbolico che esso riveste. Dopo il recupero della preziosa reliquia, Eraclio a cavallo, vestito della porpora e con il diadema, volle riportare il santo Legno della Salvezza attraverso la porta principale di Gerusalemme. Ma il cavallo si fermò ed il patriarca Zaccaria, che era stato liberato dalla prigionia persiana, fece presente, all’imperatore che il Figlio di Dio non aveva portato in forma solenne la Croce per le vie di Gerusalemme. Eraclio, commosso, a piedi  scalzi, dopo aver deposto la porpora ed il diadema, portò sulle sue spalle il legno benedetto sino al Golgota. Laddove, in occasione di questa festa, si usa ancora oggi, come in certi ordini religiosi, ripetere l’adorazione della Croce del venerdì santo, si può ascoltare la seguente commovente preghiera: “Oggi si esalta la Croce ed il mondo si santifica, giacché Tu che siedi sul trono con il Padre e il Santo Spirito, stendesti le Tue mani su di essa e tutto il mondo fu portato a conoscerti. Tu rendi degni dell’eterna gloria coloro che in Te sperano”. “Ora giunge la Croce del Signore, ed i fedeli l’accolgono con amore e da essa ricevono la guarigione di tutte le malattie dell’anima e del corpo. Baciamola con gioia e timore; con timore, a causa dei nostri peccati, poiché siamo indegni; con gioia, per la salvezza che concede al mondo il Cristo che vi fu crocifisso, pieno di misericordia per noi”. Veramente gli antichi cristiani avevano visto giusto! A differenza di quelli che, con varie motivazioni, il più delle volte solamente pretestuose, chiedono, per esempio, che dalle scuole, dai tribunali, dai luoghi pubblici in genere, vengano tolti i crocifissi.

Non è un simbolo che discrimina, il crocifisso, non mette a disagio i bambini, non li atterrisce, né rappresenta una forma di privilegio per alcuni. È un simbolo che mentre presenta la sofferenza al grado più forte immaginabile per un essere umano, lo fa parlando con il linguaggio dell’amore, dell’amore sconfinato di Dio che chiede al Figlio il sacrificio supremo affinché tutti gli uomini siano salvi. Nel suo segno si sono trovati uniti esseri umani di ogni ceto, di ogni razza, di ogni lingua, di ogni provenienza e si sono chiamati fratelli. Nel suo segno non si può coltivare nell’animo né odio, né orgoglio, né superbia; Egli infatti ci ricorda che “…pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini”. Ed è un simbolo che spinge a posare gli occhi ed orientare il cuore verso i crocefissi di sempre: i poveri, gli ammalati, i vecchi, gli sfruttati, i bambini subnormali, ecc. Possiamo farli diventare i nostri crocifissi viventi e ricordarci che tramite loro giungerà a noi la salvezza: “Avevo fame… avevo sete… ero forestiero… ero nudo… ero malato…”, per loro è sempre valida la parola del Vangelo: “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

 

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