La cultura per cambiare il mondo

La cultura per cambiare il mondo

A Pasquale De Cristofaro sarà consegnato questa mattina al Palazzo Vanvitelliano di Mercato S. Severino il Premio Speciale Paestum per la Cultura. L’articolo che pubblichiamo sintetizza l’intervento che il regista pronuncerà nel corso della manifestazione.

di Pasquale De Cristofaro
Il regista De Cristofaro
Il regista De Cristofaro

La vita culturale della seconda parte del secolo appena passato è stata indubbiamente condizionata da una sorta di “iconocrazia”; la qual cosa, di fatto, è riuscita a marginalizzare la parola facendola apparire uno strumento antiquato e ormai completamente desueto. Si è, cioè, combattuta con l’uso spropositato dell’immagine, una guerra profonda, portando un attacco al cuore stesso della vecchia cultura umanistica europea. Sulla scia di ciò, viviamo oggi in un flusso visivo inarrestabile e planetario che ci porta a credere che la realtà stessa non sia dissociabile da tale flusso. Crediamo a ciò che vediamo, a ciò che passa ininterrottamente e senza soluzione di continuità sui nostri schermi. Qual è il pericolo che questa situazione comporta? Innanzitutto, aver perso la capacità di un pensiero singolare e, quindi, l’essere trascinati, sotto la dittatura di ciò che selezionato a monte ci si mostra, in una omologazione che ottunde completamente la nostra capacità di giudizio e di vera comprensione delle cose. Vorrei ricordare, sommessamente, che senza giudizio, tra l’altro, non si potrà mai veramente pensare di “cambiare il mondo”. La comunicazione, che certamente non ha a che fare con l’arte, accorda naturalmente un ruolo primario all’immagine. In questo caso, però, l’immagine non è altro che “illustrazione”, rappresentazione delle parole d’ordine. In realtà, questo è un uso politico dell’immagine che prova a depotenziandola di ogni carica eversiva che pure essa ha. Resistere a questo strapotere ideologico dell’immagine potrebbe significare in primo luogo, recuperare una corazza critica per permetterci di ri-analizzare le cose che accadono leggendole in modo non pregiudiziale; secondo, che tale reazione ci immunizzasse contro l’indifferenza alle ingiustizie e sperequazioni ormai fuori controllo di questa nostra civiltà del benessere. Questa resistenza potrà attuarsi, tra l’altro, attraverso l’azione propositiva della poesia e del teatro. La poesia e il teatro, quando sono vere ed essenziali espressioni creative, non hanno mai avuto paura delle immagini, solo le hanno usate non come mere “illustrazioni” ma cercando con esse un confronto agonico sempre produttivo di “nuovo senso”. Contro l’imperante “iconocrazia”, che ci sottomette alla dittatura delle emozioni, l’arte e il teatro antico, per esempio, producevano, attraverso la catarsi, una visione d’insieme che diventava organica e politicamente coesiva per l’intera comunità. Il grande Carmelo Bene, a tale proposito, diceva: “ L’immagine è tutto ciò che resta, ma non è che un’ombra, cioè niente. L’immagine è realtà ridotta a niente”. In questa prospettiva, la poesia e il teatro che non si riduce a “discorso” ma che recupera il “canto”, sono parole-immagini, uniche armi che abbiamo per ritrovare la necessaria forza per arrivare indenni al futuro prossimo che ci attende.

redazioneIconfronti

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