La Curino con “Scintille” ridà corpo al grande teatro civile

La Curino con “Scintille” ridà corpo al grande teatro civile
di Pasquale De Cristofaro

Quando uno ne ha viste tante, può il teatro ancora sorprenderlo? Si, a me è capitato ieri sera assistendo all’asciutto ed efficace spettacolo, “Scintille”, di Laura Sicignano con la straordinaria Laura Curino, presso il Teatro Ghirelli di Salerno. Una sala, questa, un po’ fredda e poco ospitale; un luogo senza ancora un’anima ben definita. Ad accogliere lo sparuto numero di spettatori due ragazze e un giovane che si prodigano per farci sentire come a casa, ma, oggettivamente, è un po’ difficile.
Ma veniamo al testo: una trama essenziale nella scia del teatro cosiddetto “civile” che rievoca un fatto tragico, un incendio accaduto in una fabbrica di camicette di New York, la “Triangle Waistshirt Company”, dove persero la vita 146 operai per lo più giovanissime. A raccontare il tragico epilogo una sopravvissuta “madre coraggio” che ha perduto nell’incendio le sue uniche due figliole. Una vita di sacrifici, di poveri immigrati che avevano creduto di trovare “l’America” e invece…. Un teatro scarno, fatto di niente, pochi oggetti tutti però ben funzionali alla narrazione e, soprattutto, un’attrice mirabile. Con una presenza discreta, un recitare apparentemente dimesso, il racconto piano piano, grazie alla maestria della Curino, diventa un’onda d’emozione irrefrenabile. Un teatro politico malgré Brecht. Qui ci sono le luci che accarezzano l’attrice, le musiche lievi ma incisive, uno straniamento a tratti, salvo virare, nella seconda parte, in una minuziosa e calibratissima discesa nel personaggio della “mater dolorosa”. E quando le lacrime (poche per la verità e, giustamente) sono tutte consumate ecco l’attrice ferirci con una battuta appena sussurrata e detta con una dignità d’altri tempi: “Mi raccomando non dimenticate le mie figlie”. Questa battuta consegna a noi, spettatori indiscreti di un dolore così intimo, una responsabilità alla quale nessuno potrà più sottrarsi: “Non dimenticare”, appunto. Ecco allora che, malgré Brecht, per un momento questo si fa vero teatro politico. Se il teatro non può cambiare il mondo, trattenendo dall’oblio ciò che sarà perduto per sempre, potrà renderci, sicuramente, più umani. Non è un caso che a tale battuta una tale emoziona ha pervaso la sala che, cosa molto rara a teatro, dal fondo si è sentita la voce di una giovane donna turbata tanto da farle gridare: “Non dimenticheremo”. Tutte le questioni teoriche intorno alla mimesi e allo straniamento si sono come per magia completamente dissolte ed è restata la consapevolezza che il teatro a volte è e continua ad essere necessario. A me non resta che dire, correte a vedere questo spettacolo, le sue scintille incendieranno i vostri cuori molto più delle consumistiche luci che impazzano in questo periodo nelle nostre stupide strade.

redazioneIconfronti

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