La democrazia al tempo del ‘nuovo che avanza’

La democrazia al tempo del ‘nuovo che avanza’
di Ernesto Scelza
Ernesto Scelza
Ernesto Scelza

Il Primo Ministro Matteo Renzi è orientato a forzare i tempi per l’approvazione di quelle che lui chiama ‘riforme’. Il Consiglio dei Ministri ha definito il progetto di revisione costituzionale e di abolizione del Senato, almeno del Senato così come lo conosciamo. Che si affianca al progetto di riforma elettorale, il cosiddetto ‘Italicum’. Il fine sarebbe quello di una distinzione di funzioni e di compiti tra Camera e Senato, che superi il cosiddetto ‘bicameralismo perfetto’. Eppure, su alcune materie rimane la doppia lettura delle leggi, come rimane l’obbligo di voto del Senato per la ratifica dei trattati internazionali, le revisioni costituzionali e l’elezione del Presidente della Repubblica. E con quale legittimazione opererebbero i 148 senatori, visto che sono Sindaci e rappresentanti di Regione, eletti per tutt’altre funzioni? La Camera – in cui non viene ridotto il numero di Deputati – accentra tutta la materia legislativa. E a seguito dell’’Italicum’, il partito o la coalizione vincente, che abbia raccolto il 37 per cento dei voti al primo turno -anche molto meno se nessuno avrà superato questa soglia- godrà di una maggioranza tra il 53 e il 55 per cento. Come dire: la volontà del Governo -del suo ‘leader’- sarà legge. Appaiono legittime le preoccupazioni di quanti temono la prospettiva di una ‘deriva autoritaria’, che trasferisce a livello centrale il ‘populismo autoritario’ che in questi anni abbiamo sperimentato in tanti Comuni e in tante Regioni. Tanto più che lo stesso Renzi ha affermato che non è la riduzione dei costi della politica a motivare il progetto di revisione costituzionale. Salvo poi, sottolineare che i ‘nuovi’ Senatori delle ‘Autonomie’ non percepiranno indennità.

redazioneIconfronti

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