La denuncia / Penosa la sanità del Cilento

La denuncia / Penosa la sanità del Cilento
di Luigi Rossi
L'ospedale di Vallo della Lucania
L’ospedale di Vallo della Lucania

Dopo l’esperienza di una giornata trascorsa in un ospedale pubblico del Salernitano può apparire paradossale al comune sentire l’invito a consolidare la speranza. I personaggi che vi operano vanno osservati dalla prospettiva dell’ammalato, dolorante e bisognoso di aiuto, devastato nel proprio intimo dal passare oltre di tanti portatori d’indifferenza, un girare di tanti addetti attorno a corpi martoriati dalla malattia, manifestazione esteriore della ripugnanza psicologica di burocrati che vivono in quel luogo del dolore con mentalità da comitato d’affari, oppure di medici ossessionati dall’ansia di far presto per poi poter dedicarsi a faccende professionali in strutture private dispensatrici di laute parcelle. Tanti gli operatori che, troppo spesso, dimenticano di avere a che fare con l’immagine più alta del Creatore, che è appunto l’uomo, anche quando sanguina; così smarriscono la prospettiva reale di cosa si deve fare in quel luogo.

Radicalmente diverso è l’orizzonte mentale di chi sente che il lavoro in ospedale è innanzitutto una missione e, appena s’imbatte in un ricoverato in difficoltà, manifesta  un trasporto misericordioso nel mentre inizia un vero rito di carità: un crescendo di azioni in evidente contrasto con l’indifferenza di tanti che, aggirandosi per il plesso, voltano la faccia per non vedere nel volto di un sofferente il bisogno profondo di comprensione. Invece occorre manifestare prossimità emotiva fasciando le ferite e, contemporaneamente, prendersi cura di una persona, consapevoli che l’amore, per essere attivo e partecipato, ha bisogno di gesti concreti.

Il buon samaritano che opera negli ospedali pubblici ha il cuore pieno di tenerezza, la mani operose, la premura assoluta anche per il futuro del ricoverato, pregnante rappresentazione del Cristo. Ovviamente tutto ciò appare caramellosa poesia se la gestione dei nosocomi risponde al altre priorità e, con la scusa del risparmio per evitare sprechi, si procede a tagli indiscriminati privando la struttura non del superfluo, ma del necessario per funzionare decentemente.

L’eco di tanti episodi del genere esce timidamente dalle porte del sempre più disastrato ospedale di Vallo per spandersi per tutto il Cilento, regione colonizzata dai poteri forti ora impegnati a saccheggiare anche la sua articolazione sanitaria. Spontanea la domanda: che fanno i politici? Dove sono coloro che hanno tratto vantaggio dalla gestione di una struttura nella quale ai vertici hanno piazzato  dirigenti sodali, hanno brigato durante i concorsi per primario per garantirsi fedeli sacerdoti di Esculapio, indaffarati hanno operato perché infermieri e portantini fossero coloro che assicuravano consensi elettorali, in modo ammiccante hanno fatto sì che i fornitori non si dimenticassero di chi li aveva scelti.

In questo periodo di vacche magre e di minacciata rottamazione, i più forti stanno facendo la voce grossa e, di conseguenza, nel Cilento si chiudono strutture, si riducono reparti, si penalizza il personale togliendo ai cittadini, soprattutto ai più deboli e bisognosi, anche la speranza di un posto letto, vera decimazione che risponde a logiche militari  e non a servizi sanitari!

Solo nella speranza possiamo fasciare le tante ferite inferte alla nostra sensibilità, mentre, come il viandante del Vangelo, percorriamo corridoi e sale di attesa proiezione della via di Gerico della parabola illustrata da Gesù e che ben si presta a rappresentare la nostra esperienza quotidiana. Chi negli ospedali è capace d’imitare il buon samaritano si trasfigura nel Maestro di Nazareth che, anche quando leviti-burocrati passano oltre l’angoscia del bisognoso di attenzioni, ha sempre compassione, pronto a condurlo di peso per prestargli tutte le cure di cui ha bisogno.

 

redazioneIconfronti

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