Ven. Ago 23rd, 2019

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La deriva comunicativa del Pd

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di Angelo Giubileo
di Angelo Giubileo

Renzi a Napoli: accordo per ricostruire Città della ScienzaLa politica è comunicazione. E invece, sembra proprio che l’attuale corso renziano abbia prodotto un capovolgimento tale per cui, viceversa: la comunicazione è politica. Questo, più di tanti fatti, si dice che spieghi ancora oggi l’ascesa di Matteo Renzi. Assiso – al soglio sia di governo della nazione che di leader del partito nel presente maggiormente rappresentativo – non certo per volere di un elettorato, e meno che mai quello fantomatico, di dubbia e incerta provenienza, delle primarie del Pd.

Ma, in un agone politico sia pure così compromesso come quello italico, l’arte della comunicazione da sola può bastare a governare? E, se sì, per quanto tempo? E nel caso di specie, per quanto tempo ancora?

Un esempio valga per tutti: l’immagine del “partito della nazione”. Immagine del Pd, anche se inizialmente non promossa, certamente poi sostenuta ed accreditata in campo nazionale dal leader Renzi e dal suo “cerchio magico”. Un’immagine, tuttavia, che evapora e si dissolve rapidamente al confronto con la situazione del partito nei diversi territori della penisola. Al punto che, dalla prospettiva territoriale che gli appartiene e gli è consueta da più di mezzo secolo, l’illustre filosofo della politica Biagio de Giovanni ha commentato in settimana: “il suo sfacelo (del Pd) nei territori fa riflettere sui destini dell’Italia”.

A conferma di un tale pesante giudizio, in vista delle prossime elezioni regionali in Campania, si sono aggiunte sempre in settimana anche altre dichiarazioni di noti esponenti nazionali e locali del Pd. In particolare, il vicesegretario nazionale del partito, Debora Serracchiani, ha dichiarato: “Su De Luca il problema c’è, ma non cambiamo”. Mentre il deputato campano Guglielmo Vaccaro ha sottolineato: “La candidatura di Caldoro diventa una tentazione troppo forte per tanti moderati disorientati dalle omissioni, dalle inadempienze e dal disinteresse del Pd nazionale rispetto alle vicende politiche campane”.

In ambito di discorso logico, considerate tali premesse, la conclusione non può che risultare la seguente. Se in Campania il Pd dovesse perdere, sempre per ipotesi Renzi e il suo “cerchio magico” commenterebbero: ha perso il Pd di De Luca, ha vinto il Pd di Renzi!

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