La difesa del Papa dei Cristiani in Iraq: la guerra santa non esiste

La difesa del Papa dei Cristiani in Iraq: la guerra santa non esiste
di Carmelo Currò

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Hanno fatto molto rumore le parole del Papa sulla liceità di fermare l’aggressore ingiusto nella spietata persecuzione in Iraq ai Cristiani e ai Musulmani sciiti e yazidi. Nessuno si meravigli. Che cosa credevano, i sostenitori internazionali ad oltranza degli estremisti islamici e delle primavere arabe, che i Cristiani e le altre minoranze dovessero rimanere innocue carni da macello? O che, in base a una perversa interpretazione del “cuius regio eius religio”, fosse indispensabile stare a guardare le conversioni forzate, imposte dalla Nigeria all’Iraq? In una società occidentale disgraziatamente inculturata da decenni delle nozioni scolastiche sulla violenza delle crociate, dell’Inquisizione, dei Papi, non c’è da meravigliarsi se anche l’estremismo e il terrorismo islamico, supportati da sedicenti uomini di cultura, da “aperturisti” a senso unico, da infinite mozioni dell’Onu, siano riusciti a conquistarsi una patina di rispettabilità che ha consentito loro di celarsi dietro la facciata dei diritti umani in loro favore. Ma ora anche questa patina si è resa inutile grazie all’arroganza dei teologi islamici politicizzati che respingono la possibilità delle Nazioni e delle minoranze di poter fare richiamo all’autotutela collettiva, pure proclamata dall’Onu alla sua fondazione; e che si rifanno al comandamento musulmano della guerra santa, così volentieri dimenticato dall’opinione pubblica occidentale. È chiaro che la Chiesa e il Cristianesimo nascono martiri. Gesù Cristo ha più volte ricordato questa verità, preannunziando ai suoi fedeli le future persecuzioni in Suo Nome, fin dai primi tempi della Evangelizzazione. Ma certamente i Cristiani non rimanevano e non possono rimanere inermi di fronte al genocidio e il mondo non può ignorare e fingere di non vedere come ai tempi delle persecuzioni naziste. I buonisti, gli studiosi, gli ammiratori politicizzati dell’islamismo, che cosa vorrebbero? Che cosa hanno da proporre? Cristiani, morite in silenzio, tanto vi aspetta il Paradiso? La questione della difesa dall’aggressore illecito si inserisce più che a pieno titolo, in maniera molto più alta e importante, in quanto l’aggressione non si riferisce in questo caso solo a diritti di uno Stato sull’altro, come contemplato nei secoli dal Diritto Internazionale; ma alla difesa di quei Diritti essenziali dell’uomo, fonte primaria della Giurisprudenza, quegli stessi elementi del Diritto naturale che furono negletti dai sostenitori della legge statale specialmente a partire dalla diffusione della dottrina del Grozio, e che vanno tutelati e diffusi al di sopra delle leggi e delle convinzioni religiose di alcuni gruppi sociali. Non si potrebbe assistere inermi, per esempio, e non lo si fece, al sacrificio rituale anche se ampiamente condiviso da un gruppo sociale, come accadde nel Messico degli Aztechi; quando i conquistadores (che sarebbero poi stati spesso a loro volta invischiati in altre feroci ingiustizie) si scontrarono con la realtà delle migliaia di persone che la casta sacerdotale e dirigente locale prescriveva fossero mandate nella capitale dalle popolazioni sottomesse, e uccise nel corso di raccapriccianti cerimonie religiose. In questo caso, la conquista spagnola fu addirittura agevolata dai regni indigeni che speravano di liberarsi dal truce dominio azteco. La forza morale dei Pontefici, del resto, è stata sempre adoperata con la giusta prudenza, come Papa Francesco ha fatto oggi, puntualizzando il suo intervento. E mi pare ricalchi le parole di Pio XI nella sua Lettera apostolica Nos es muy conocida del 28 marzo 1937, scritta mentre in Messico infuriava la lotta antireligiosa. Il Papa scriveva allora: «È più che naturale che, quando le più elementari libertà religiose e civili vengono impugnate, i cittadini cattolici non si rassegnino senz’altro a rinunziarvi. Tuttavia la rivendicazione di questi diritti, di queste libertà, potrà essere più o meno opportuna, più o meno energica a seconda delle circostanze». Ed io credo che in questo momento sia venuto il momento di una risposta energica, prima che il mondo occidentale si rassegni a nuove ingiuste aggressioni.

redazioneIconfronti

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